Molestie e sessismo, We Are Social sotto accusa: «In una chat foto in bikini e voti alle donne»

Redazione
21/06/2023

Massimo Guastini, decano dei creativi italiani, ha parlato di una chat in cui «almeno 80 uomini» dipendenti e capi team del colosso pubblicitario We Are Social commentano e danno voti alle colleghe con frasi pesanti e sessiste. Ex dipendenti confermano: «C'erano commenti al fisico e classifiche».

Molestie e sessismo, We Are Social sotto accusa: «In una chat foto in bikini e voti alle donne»

L’agenzia di comunicazione We Are Social, un vero colosso del settore pubblicitario con oltre mille dipendenti e sedi in ogni parte del mondo, è finita al centro di una pioggia di accuse di sessismo, dopo un’intervista in cui si parla di una chat con decine di uomini che commentano le colleghe. Tutto è nato dalle parole di Massimo Guastini, un decano tra i creativi, che due settimane aveva dichiarato in un’intervista a Monica Rossi, pseudonimo dietro cui ci sarebbe un professionista del settore: «Potrei parlarti di una famosa chat in cui diversi uomini catalogavano e davano i voti chi al culo, chi alle tette, chi alle gambe di queste giovani stagiste che potevano essere le loro figlie». Il 21 giugno, poi, Corriere della Sera pubblica un’intervista a un ex dipendente di We Are Social che conferma.

Lo scandalo colpisce una grande agenzia di comunicazione: in una chat 80 uomini davano voti e si scambiavano foto delle colleghe con commenti sessisti
Due uomini scrivono e osservano i propri smartphone (Getty).

Guastini: «Chat di almeno 80 uomini»

Andando con ordine, Guastini racconta sul profilo Facebook di Monica Rossi di questa chat di un’agenzia «molto famosa, potente e importante» in cui diversi uomini davano i voti alle colleghe: «Comprende almeno 80 uomini. Quasi tutti quelli che lavorano nell’agenzia, dagli stagisti ai capi reparti. Decine e decine di messaggi ogni giorno. Un solo argomento: quanto sono scopabili, fighe, ribaltabili o cesse le colleghe». E Guastini va anche nello specifico, con frasi rivoltanti che sono state pronunciare, spiega, anche da alcuni capi di vari team. E conclude sottolineando: «Il tutto in una chat, vale la pena ricordarlo, lavorativa in cui i membri più attivi sono i capi dei vari team di lavoro. Arrivano a scoprire anche l’esistenza di foglio Excel che non contiene numeri e voti ma i nomi delle proprietarie dei più bei culi femminili in azienda».

L’ex dipendente: «Foto in bikini e nomi dei fidanzati»

Monica Rossi chiama poi in causa un ex dipendente che parla di «ambiente machista», conferma i commenti in tempo reale e parla del funzionamento della chat: «Tutti sapevano in anticipo i movimenti di una collega. Lo sapevamo perché c’era la sentinella di turno che avvisava letteralmente del passaggio indicandone l’outfit condito di commenti sessisti. Venivano usati acronimi per indicare le colleghe e ne ricordo diversi». Dettagli confermati anche sul Corriere della Sera da un altro intervistato: «Ancor prima che una nuova collega arrivasse, giravano i suoi contatti social, le foto in bikini, i nomi degli eventuali fidanzati. E poi commenti al fisico, classifiche. Cose che preferirei non ripetere. Anche io sono stato autore di alcuni messaggi».

Lo scandalo colpisce una grande agenzia di comunicazione: in una chat 80 uomini davano voti e si scambiavano foto delle colleghe con commenti sessisti
L’appello lanciato su Instagram dal profilo Taniume, di una delle donne che denuncia molestie sul posto di lavoro (Instagram).

We Are Social risponde: «Condanniamo forme di discriminazione»

E l’agenzia risponde. In una nota si legge: «In relazione alle notizie apparse a mezzo stampa – relative a fatti risalenti al periodo compreso tra il 2016-2017 – We Are Social condanna, da sempre, qualsiasi forma di discriminazione e atteggiamenti inappropriati. We Are Social è da sempre impegnata nel creare un ambiente di lavoro sano e inclusivo. La società, nel corso degli anni, ha messo in atto numerose iniziative con partner qualificati affinché il benessere e la tutela delle persone siano al primo posto». Anche la Federazione delle relazioni pubbliche italiana prende posizione: «Ferpi ribadisce ancora una volta che è giunta l’ora di voltare pagina una volta per tutte e mettere al bando qualsiasi tipo di comportamento sessista e discriminatorio a partire dal nostro mondo professionale. È giunta l’ora di ispirare e farsi portavoce, come Federazione, di un nuovo paradigma finalmente pensato da donne e uomini, insieme». Sui social, intanto, molte donne stanno denunciando di aver subito molestie.