Perché la monetizzazione della spesa pubblica è dannosa

27 Febbraio 2019 07.00
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Il dilemma del moderato è ben riassunto da un celebre aforisma di Epicuro: «La scontentezza dell'anima porta l'uomo ai desideri eccessivi». Gli eccessi, specie in economia, generano risultati deludenti, la delusione genera nuovi desideri eccessivi. Si passa da un estrem(ism)o all’altro, inseguendo chimere e aggravando le situazioni, finché una doccia gelata porta tutti fuori dal torpore e si torna alla realtà. L'ultima fantasia utopistica che affascina gli States, in particolare all’interno del Partito democratico in risposta al trumpismo, è l'economia monetarista chiamata Modern Monetary Theory o Mmt.

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SE LA SOLUZIONE A DEBITO E SPESA È STAMPARE SOLDI

In sintesi sarebbe la convinzione che i governi possano spendere senza limiti e che possano farlo senza aumentare le tasse. Secondo la Mmt, possono farlo stampando i propri soldi (intercettando il consenso nazional-sovranista). Di conseguenza, i governi possono accumulare in modo sicuro un numero illimitato di debiti, perché possono sempre stampare nuovi soldi per pagare quel debito. Non sorprende che alcuni critici di queste idee abbiano convertito la sigla Mmt in Magic Money Tree (l’albero magico dei soldi). Il populismo spinto, che sta riscuotendo ovunque successo, è un ambiente accogliente per economisti in cerca di onde da cavalcare, e quella della Mmt è un’onda che promette di mettersi in alta visibilità, perché l'idea alla base della Mmt è la consueta soluzione semplice a problemi complessi: i Paesi sovrani che controllano il proprio sistema monetario possono stampare una quantità illimitata della propria valuta. Ne consegue quindi che un governo che controlla il proprio sistema monetario e che prende in prestito solo nella propria valuta, non possa mai fallire. Troppi debiti? Basta semplicemente stampare i soldi per pagarli. Se il governo desidera spendere di più, stampa più denaro. Inoltre, poiché la spesa può essere finanziata con denaro stampato, non è necessario aumentare le tasse per far fronte alla spesa più elevata.

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Dovrebbe essere abbastanza chiaro che nessun governo, con l’obiettivo di essere rieletto, desidera mai spendere di meno o aumentare le imposte. Pertanto dovrebbe essere chiaro quale sia l’unica possibile direzione di tutto questo. Ma per chi non va al di là del proprio naso i governi possono e devono finanziare tutte le cause che risultano più meritevoli del costo, ed essendo zero il costo, i governi dovrebbero finanziare di tutto. Generosamente. Sfugge, stranamente, che il denaro non è un'attività economica reale produttiva.

L'INFLAZIONE È DIETRO L'ANGOLO

Facciamo un gioco, una speculazione intellettuale. Anche ipotizzando che in un’economia sviluppata e complessa come la nostra la quantità di beni e servizi fabbricati e venduti rimanga approssimativamente costante attraverso l'esercizio di stampa del denaro, avremmo che il governo si ritrova ad acquistare una quota crescente della produzione economica del Paese. Ciò lascerà una quota minore della produzione economica disponibile per il settore privato. In altre parole, il potere d'acquisto dei soldi detenuti dal settore privato cadrà. Puoi chiamarla come vuoi, ma questa è inflazione: prezzi in aumento o equivalenti per un valore in diminuzione del denaro. Può piacere di più agli elettori, ma la stampa di denaro è gemella eterozigote della pressione fiscale: un governo può acquisire potere di spendere tassando i suoi cittadini, il che riduce il potere di spesa dei cittadini o stampando i propri soldi, il che riduce il potere di spesa dei cittadini allo stesso modo.

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IL PERICOLO DI UNA SPESA MONETIZZATA SENZA CONTROLLO

Come insegna Collodi: l'albero magico dei soldi è una favola per stolti. In realtà c’è qualche importante differenza tra un governo finanziato attraverso la tassazione e un governo finanziato attraverso la “stampante magica”. Un governo finanziato attraverso la tassazione troverà i suoi piani di spesa attentamente controllati da una popolazione che non gradisce una eccessiva pressione fiscale. Al contrario, un governo che si finanzia stampando denaro sembra dare senza prendere. La spesa monetizzata è popolare e di solito avviene senza controllo. È la mancanza di supervisione che accompagna la spesa pubblica monetizzata che è particolarmente pericolosa. La storia ci ha mostrato che quando un governo inizia a finanziarsi attraverso la stampa, il processo spesso sfugge al controllo, portando a una spirale inflazionistica. C’è solo da divertirsi a stilare un elenco di casi (e di candidati ad allungare la medesima lista).

L'interscambio tra cariche del mondo degli affari e della politica ha generato la percezione di una élite opprimente. Ma la delusione per i protagonisti di quella stagione ha portato anche al rifiuto delle loro politiche migliori

Ma non tutti i fan della Mmt sono integralisti, alcuni si presentano più saggi e sostengono che i governi possano e anzi dovrebbero aumentare la spesa, ma solo fino al punto in cui l'inflazione inizia a diventare problematica. Le politiche keynesiane sono temporanee misure anticicliche, ma ai sostenitori della Mmt questo non basta. Loro vorrebbero rendere permanente e più ampio lo stimolo. Sono abbagliati dalla mancanza di ricadute inflazioniste dopo le stagioni del Quantitative easing da parte delle principali banche centrali. Ma mentre una banca centrale indipendente dalla politica a un certo punto interrompe l’erogazione (e non è nemmeno detto che lo faccia “abbastanza” presto), assegnare questo potere alla politica, che a sua volta dipende dal consenso, porta inevitabilmente a un ciclo inflazionistico. Non si tratta di avere semplicemente paura degli eccessi, ma di avere un po’ di amore per i limiti. Questione di semplice buon senso.

I DANNI E LE DELUSIONI DELLE POLITICHE MODERATE

Le politiche moderate hanno generato alcune delusioni: hanno assecondato guerre ingiuste (spacciando deliberatamente prove false di proliferazione di armi di distruzione di massa per avere la giustificazione politica), hanno lasciato che le disuguaglianze continuassero ad allargarsi (è una sorta di dinamica naturale, ma è stata poco “governata”) lasciando che una quota crescente dei profitti della crescita andassero ai detentori di capitale, mentre quella crescita si alimentava anche da continui tagli di spesa a danno dei lavoratori. Infine, ed è forse l’errore più imperdonabile e deprecato, la percezione di continuo interscambio tra massime cariche del mondo degli affari e del mondo della politica ha generato la percezione di una élite opprimente. Ma la delusione per i protagonisti di quella stagione ha portato anche al rifiuto della parte migliore delle loro politiche, come la crescita generata dall’apertura al libero scambio, e dalla collaborazione fra settore pubblico e settore privato. E spinto in direzione opposta alla logica: chiedere stimoli monetari perpetui e più estesi può sembrare all’apparenza una formula di aiuto al popolo, ma la realtà di questi anni ha reso evidente che è esattamente l’opposto: ogni forma di Quantitative easing e di agevolazione monetaria è servita a far rivalutare gli asset finanziari, le azioni in Borsa, le obbligazioni, i titoli di Stato, nulla è giunto sul fronte del lavoro, dei salari o della suddivisione dei proventi: se i profitti vanno tutti a beneficio dei patrimoni le disuguaglianze si allargano, non si riducono.

IL MONITO DI NAPOLEONE È RIMASTO INASCOLTATO

I francesi non vanno di gran moda, ma questo signore è nato in territorio italiano: «Se un sultano fa tagliare teste a capriccio rischia di perdere la propria. L'eccesso si sposta sempre da una parte all'altra». Quel signore si chiamava Napoleone Bonaparte e due secoli dopo sembra spedirci un monito, che al momento sembra totalmente inascoltato.

*Dietro questo nom de plume si nasconde un manager finanziario.

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