Monsieur Farmakò

Giuliano Di Caro
19/01/2011

Chi è Jacques Servier, l’imprenditore della pillola killer.

Monsieur Farmakò

«Il Mediator ha fatto soltanto tre morti. Le 500 altre presunte vittime sono solo numeri da marketing: tutti questi avevano già patologie preesistenti». Insomma, c’è comunque da festeggiare.
L’agghiacciante discorso di accompagnamento al brindisi di fine anno della cena aziendale è stato prinunciato da Jacques Servier, 88enne fondatore del secondo gruppo farmaceutico francese, i Laboratori Servier.
ANORESSIZZANTE NOCIVO. Il suo Mediator, il farmaco che per 23 anni è stato commercializzato in Francia vantando presunte proprietà anti diabete, si è rivelato essere un potente anoressizzante derivato dall’anfetamina. 
La storia è venuta a galla grazie alla cocciutaggine di Irène Franchon, dottoressa pneumologa dell’ospedale di Brest e autrice del volume Mediator, 150 mg, nel quale tirava le somme di cinque precedenti ricerche sul principio attivo del farmaco, il benfluorex, dai risultati allarmanti: i pesanti effetti collaterali della sostanza anti fame includevano danni al sistema nervoso centrale, ai polmoni e al cuore.
ALMENO 500 VITTIME. Fino al novembre 2009, giorno della messa al bando del Mediator (in Italia si chiamava Mediaxal ed è stato vietato a partire dal 2005), il farmaco flagello è costato la salute e danni permanenti a 3500 persone solo in Francia, con un bilancio che varia dalle 500 alle 2000 vittime, secondo le stime dell’istituto Gustave Roussy e dell’Inserm, l’istituto di sanità transalpino.
Jacques Servier è stato ufficialmente invitato a comparire in tribunale l’11 febbraio 2011 per rendere conto di questa ecatombe, resa possibile da una presunta commistione di malasanità, cattiva fede aziendale e intrecci con il mondo della politica.  

Un patrimonio personale di quasi 4 miliardi di euro

Jacques Servier ha lanciato la sua creatura nel settore farmaceutico francese seconda solo al gruppo Sanofi Aventis, nel lontano 1954, quando l’allora 30enne laureato in medicina rilevò una piccola azienda di Orleans che produceva sciroppi medicinali e dava lavoro a un drappello di nove persone.
NONO PAPERONE DI FRANCIA. Da allora la sua fortuna è cresciuta anno dopo anno. Servier è divenuto nel 2010 il nono uomo più ricco di Francia, con un patrimonio personale stimato attorno ai 3,8 miliardi di euro.
L’azienda del longevo paperone, rimasta totalmente privata, impiega attualmente circa 20 mila dipendenti in 140 Paesi nel mondo ed è tra le prime 30 compagnie farmaceutiche del globo per dimensioni e fatturato.
LA MULTINAZIONALE. L’espansione internazionale iniziò dopo l’approdo in Inghilterra, con l’apertura a Londra della prima sede oltreconfine, che riscosse un grande successo in breve tempo. Poi l’apertura, con lungimiranza manageriale, al blocco dell’Est: Russia, Polonia, Romania. La caduta del Muro di Berlino, nel 1989, favorì non poco il business della compagnia.

L’imprenditore “illuminato” legato a Sarkozy

Servier ha sempre presentato come fiore all’occhiello del suo modo di fare business l’assetto societario della compagnia, «non orientata al profitto a ogni costo, all’acquisto e alle fusioni con altre società, bensì focalizzata sul proprio business specifico, dall’ideazione alla produzione dei farmaci, per salvare delle vite». 
A leggere oggi queste e altre dichiarazioni illuminate di Servier, in pieno scandalo Mediator e il presunto sprezzante brindisi di fine anno, un fremito di indignazione è difficile da reprimere.
NO AL PROFITTO A TUTTI I COSTI. Servier ha goduto negli anni di una reputazione etica e umanitarista anche grazie alla Fondazione Servier, che ha reinvestito negli anni parte dei profitti dell’azienda in progetti di miglioramento dell’ambiente di lavoro e delle pratiche di produzione. 
«La chiave è la differenza tra imprenditorialità e la caccia al profitto a tutti i costi», ha pontificato in passato lo stesso Servier. Che pure qualche ammissione sull’appetibilità dei profitti se l’è concessa: «Il denaro? Il profitto non è Dio, ma nemmeno il Diavolo. È invece un magnifico strumento per quegli uomini che sono capaci di farne un uso intelligente. Un imprenditore che rifugge il profitto è come un mugnaio a cui non piace il vento».
LA LEGION D’ONORE. Quell’equilibrio tra business e responsabilità con cui negli anni Servier ha ammantato la sua figura pubblica sembra essersi dissipato d’un colpo.
E pensare che nel luglio del 2009 Servier aveva ricevuto la Legione d’Onore, la più alta onorificenza della Repubblica francese, dalle mani del presidente Nicolas Sarkozy che, per l’occasione, aveva sfoderato un discorso assai apologetico: «Jacques, lei è un imprenditore come ce ne sono pochi in Francia. E in quanto tale, ha criticato anche duramente l’amministrazione francese, la sua montagna di regole, norme, procedure, e l’ha fatto con ragione».
I due in effetti si conoscono da tempo. Il presidente Sarkozy, prima di diventare ministro dell’Interno, aveva fatto parte della squadra di avvocati dell’azienda farmaceutica.  
RITIRO RALLENTATO. Proprio gli stretti legami tra Servier e il mondo politico sono stati tirati in ballo negli ultimi giorni per spiegare l’eclatante ritardo con cui il Mediator è stato ritirato dal mercato il 30 novembre 2009, dopo 23 anni di (dis)onorata carriera. 
Già nel 1999 uno studio sulla pillola anti fame commissionato dall’Agenzia europea del farmaco a due ricercatori italiani, Renato Bertini Malgarini e Giuseppe Pimpinella, aveva dimostrato i suoi effetti nocivi.
Ma le istituzioni francesi hanno impiegato la bellezza di un decennio per ritirarlo dagli scaffali. Dieci colpevoli anni di cui Servier, dopo la denuncia di 116 consumatori di Mediator, dovrà rendere conto in tribunale. Con buona pace della presunta accortezza morale del suo impero farmaceutico.