Montanari candidato a Firenze e il Pd in crisi di nervi sono un caso politico nazionale

David Allegranti
07/11/2023

La sinistra teme di perdere la città: nei dem del post Nardella si parla di Del Re, Funaro e Giani (difficile). Conte ha buttato lì il nome del rettore dell’Università per Stranieri di Siena agitando ancora di più Schlein. La destra tenta il colpo col direttore degli Uffizi Schmidt. Così le elezioni fiorentine del 2024 diventano una partita cruciale.

Montanari candidato a Firenze e il Pd in crisi di nervi sono un caso politico nazionale

Le elezioni fiorentine del 2024 sono un caso politico nazionale. Per il Partito democratico ma anche per il destra-centro, che per la prima volta ha l’occasione di strappare la città alla sinistra. Sarebbe clamoroso, ma comunque in linea con i risultati locali degli ultimi anni, visto che la destra governa quasi tutti i capoluoghi di provincia della Toscana (le mancano solo Firenze, Prato e Livorno). I dem non hanno ancora deciso se fare le Primarie o non farle. Se potessero, i vertici fiorentini e toscani le eviterebbero volentieri, ma con la fine dell’epoca post-renziana (Dario Nardella, Pd, è al secondo mandato) la consultazione popolare sembra essere inevitabile. Le Primarie comportano una certa quantità di rischio, per chi predilige lo status quo, come dimostra la vittoria di Elly Schlein a quelle del 26 febbraio 2023 e, in un’altra epoca, la vittoria di Matteo Renzi alle Primarie fiorentine del 2009. In entrambi i casi, l’elettorato di centrosinistra – compresi molti non iscritti – ha deciso di voltare pagina. C’è però oggi un Renzi del 2023 o, meglio, del 2024, a Firenze? No. Anche se c’è una candidatura imprevedibile. È quella di Cecilia Del Re, ex assessora della giunta Nardella, cacciata dal sindaco uscente mesi fa.

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Cecilia Del Re, ex assessora della giunta Nardella (Imagoeconomica).

Nardella ha lottato per il terzo mandato e ora vorrebbe Funaro

Del Re, che alle ultime elezioni amministrative prese 2.697 voti, la più votata per il Consiglio comunale, chiede incessantemente le Primarie. Da mesi è in campo, ha uno staff che si occupa di comunicazione (fra questi c’è anche lo spin doctor Francesco Nicodemo), un gruppo di sostenitori trasversale alle correnti del Pd ed è pronta a lanciare il 15 novembre la sua candidatura al Tuscany Hall. Nardella, che a lungo ha spinto per cambiare la legge e avere un terzo mandato, non vuole che sia lei la candidata e non vuole che vinca le Primarie. Per lui la candidatura ideale è quella di una sua assessora, Sara Funaro. Ma avendo perso male le Primarie del 26 febbraio, anche in casa sua, a Firenze, l’agibilità politica del sindaco di Firenze e futuro candidato alle elezioni europee si è ridotta non poco.

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L’assessora Sara Funaro col sindaco di Firenze Dario Nardella (Imagoeconomica).

C’è sempre l’ipotesi Giani, ma non è forse questo il momento

Tra i possibili candidati c’è pure Eugenio Giani, che da sempre sogna di fare il sindaco di Firenze. Nel suo caso non ci sarebbe bisogno di fare le Primarie (e anche Renzi sarebbe d’accordo con la sua candidatura). Ma è presidente della Regione e forse non è questo il momento adatto per lasciare la guida della Toscana. Al prossimo giro, chissà.

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Eugenio Giani e Tomaso Montanari (Imagoeconomica).

Conte con Montanari è riuscito nel suo intento: agitare il Pd

C’è poi il Movimento 5 stelle, un partito che a Firenze non esiste (non esisteva nemmeno quando c’era il giovane Alfonso Bonafede, futuro ministro della Giustizia, a mandare in streaming le sedute del Consiglio comunale in epoca Renzi). Giuseppe Conte però si è inventato l’ipotesi della candidatura di Tomaso Montanari. Lo storico dell’arte e rettore dell’Università per Stranieri di Siena però si candiderebbe soltanto con l’appoggio dei dem. Qualcuno del Pd fiorentino sarebbe ben disposto, soprattutto tra gli schleiniani, a sostenere la sua candidatura, ma alla fine difficilmente se ne farà qualcosa: Montanari, avversario di Nardella e accusatore della città-parco giochi, spaccherebbe il Pd. Ma Conte è già riuscito nel suo intento: agitare i democratici, che temono come mai prima d’ora di perdere Firenze.

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Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Dai dem toscani solo una parziale apertura al M5s

L’ipotesi Montanari ha infatti causato la reazione del segretario del Pd toscano, Emiliano Fossi, deputato alla prima legislatura: «Il Pd in città ha l’ambizione e la forza per mettere a disposizione della coalizione candidature a sindaco di alto profilo e competenza, ma ha anche la volontà di aprirsi al coinvolgimento delle personalità migliori che la nostra città può offrire per costruire insieme una proposta politica con-vincente», ha detto. C’è chi ha letto la dichiarazione di Fossi come un’apertura. Magari non a Montanari stesso, ma al M5s sì.

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Eike Schmidt, direttore degli Uffizi (Imagoeconomica).

Nel piano della destra Schmidt, un uomo della società civile

E la destra? In Toscana ha ormai una classe dirigente, che prima non aveva. Il sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi, di Fratelli d’Italia, potrebbe essere il candidato alle elezioni regionali del 2025. Prima però c’è da provare a vincere a Firenze. Si era palesata l’ipotesi della candidatura di Eike Schmidt, attuale direttore degli Uffizi. Non è una boutade, i vertici di Fratelli d’Italia, anche nazionali (a cominciare dal fiorentino Giovanni Donzelli), si stanno interrogando a lungo sulle potenzialità politiche di Schmidt. A Firenze, d’altronde, l’unica candidatura di destra che potrebbe funzionare davvero è quella di un esponente della cosiddetta società civile.