Moody’s: “Italia fuori dalla crisi nel 2013”

Redazione
21/08/2012

L’Italia prossima al giro di boa della crisi anche grazie alla credibilità dell’attuale governo. A dirlo non è solo il...

L’Italia prossima al giro di boa della crisi anche grazie alla credibilità dell’attuale governo. A dirlo non è solo il capo del governo Mario Monti dal podio del Meeting di Comunione e Liberazione, ma anche le potenti agenzie di rating che stabiliscono la solidità finanziaria degli stati sovrani. Per Fitch addirittura il nostro paese non ha bisogno di nuove misure di austerità.
MOODY’S, SIAMO SOLO A METÀ STRADA. Secondo Moody’s la stagione più difficile mai attraversata dall’eurozona è solo a metà “nel miglior dei casi” e paesi come Grecia e Irlanda potrebbero richiedere fino al 2016 per completare il loro programma di risanamento dei conti. Italia, Spagna e Portogallo potrebbero invece uscire dall’attuale stato di cose entro il 2013 se sapranno applicare compiutamente le riforme adottate sino ad ora. Secondo l’agenzia di rating, l’Italia potrebbe vedere tornare nel 2013 la dinamica del Pil a livelli pre-crisi, con un tasso di crescita compreso fra 0% e -0,5%.
FITCH, A RISCHIO NUOVI DOWNGRADING. Ma Moody’s non è l’unica agenzia di rating che sta seguendo con grande attenzione la crisi del debito. «I paesi dell’area euro potrebbero subire un nuovo abbassamento dei loro rating se non fanno passi avanti nel risolvere la loro crisi entro fine anno». Lo ha detto in un’intervista a Bloomberg tv il direttore operativo dei rating di Fitch, David Riley. Le recessioni di Spagna e Italia “stanno erodendo il supporto politico per l’austerità e per l’euro», ha affermato Riley. «Se non vediamo dei progressi entro fine anno, ci possono essere nuovi abbassamenti del rating». Riley ha però aggiunto che «l’attuale governo italiano ha tantissima credibilita» e Monti deve fare progressi il più velocemente possibile «per creare una certa luce in fondo al tunnel». Poi, però aggiunge che l’Italia «non ha bisogno di altre misure di austerità, quelle varate sono sufficienti, mentre ora sono necessarie le riforme».
IL PRECEDENTE: LA CRISI SVEDESE DEL 1990. Secondo Moody’s l’attuale situazione di squilibrio vissuta dai paesi più deboli dell’eurozona ricorda «un simile periodo di crisi e di aggiustamento» in Finlandia e Svezia tra il 1990 e il 1993. Alla Svezia occorsero tre anni per far tornare il Pil ai livelli pre-crisi mentre per la Finlandia ce ne vollero sei. «Su base comparativa», spiega Moody’s, «le contrazioni registrate in Spagna, Portogallo e Italia sono relativamente modeste (almeno fino ad ora), simili a quelle della Svezia mentre i casi di Irlanda e Grecia (e qui la crisi non sembra aver ancora toccato il punto più basso) sono più simili a quello della Finlandia».