Morta la ristoratrice della recensione su disabili e gay, ipotesi suicidio

Redazione
15/01/2024

Giovanna Pedretti, titolare della pizzeria Le Vignole di Sant'Angelo Lodigiano, era stata criticata sui social dopo aver pubblicato la sua risposta indignata a una presunta lamentela di un cliente omofobo. La cui autenticità era stata poi messa in dubbio. Il corpo è stato ritrovato sulle sponde del fiume Lambro nel pomeriggio di domenica 14 gennaio.

Morta la ristoratrice della recensione su disabili e gay, ipotesi suicidio

Era finita al centro dell’attenzione mediatica per aver pubblicato la sua risposta indignata alla presunta recensione su Google di un cliente che si era lamentato di aver mangiato accanto a una coppia gay e a un ragazzo disabile. Recensione la cui autenticità era poi stata messa in dubbio, ipotizzando che fosse solo un modo per pubblicizzare il suo locale.  Giovanna Pedretti, titolare della pizzeria Le Vignole, è stata trovata morta nel primo pomeriggio di domenica 14 gennaio sulle rive del Lambro: l’ipotesi è quella del suicidio. Pedretti, secondo i primi accertamenti, si sarebbe recata nei pressi del fiume a bordo della sua Fiat Panda, trovata a poca distanza dal corpo. L’auto è sotto sequestro per consentire agli investigatori di fare luce sulla morte che, stando alle prime risultanze, sarebbe frutto di un gesto volontario.

La recensione: «Mi hanno messo a mangiare di fianco a dei gay»

La titolare della pizzeria Le Vignole di Sant’Angelo Lodigiano, nei giorni scorsi aveva risposto a una recensione sul suo ristorante di un cliente che si lamentava per avere mangiato accanto ad un tavolo con una coppia omosessuale e un ragazzino disabile. «Mi hanno messo a mangiare di fianco a dei gay. Non mi sono accorto subito perché sono stati composti, e il ragazzo in carrozzina mangiava con difficoltà. Mi spiaceva ma non mi sono sentito a mio agio. Peccato perché la pizza era eccellente e il dolce ottimo, ma non andrò più», recitava la lamentela poi postata dalla ristoratrice insieme con la sua risposta: «Il nostro locale è aperto a tutti e i requisiti che chiediamo ai nostri ospiti sono l’educazione e il rispetto verso ognuno. Le sue parole di disprezzo verso ospiti che non mi sembra vi abbiano importunato mi sembrano una cattiveria gratuita e alquanto sgradevole». E poi l’invito definitivo: «A fronte di queste bassezze umane e di pessimo gusto… credo che il nostro locale non faccia per lei. Non selezioniamo i nostri clienti in base all’orientamento sessuale e men che meno la disabilità. Le chiedo gentilmente di non tornare da noi a meno che non ritrovi in sé i requisiti umani che nel suo atteggiamento sono mancati». Il post aveva ricevuto il plauso anche della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli.

 

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Le insinuazioni: «Un’operazione di marketing spacciata per eroica difesa di gay e disabili»

La recensione, come aveva spiegato Pedretti, risaliva alla scorsa estate ed era stata cancellata. Un elemento questo del post cancellato che ha destato sospetti di non veridicità della recensione in alcuni utenti dei social, compreso Lorenzo Bigiarelli, chef e compagno di Selvaggia Lucarelli, che ha rilanciato l’ipotesi di «un grossolano fotomontaggio» e di «un’operazione di marketing spacciata per eroica difesa di gay e disabili». Sul web dunque era iniziata a circolare l’ipotesi del falso. Pedretti intervistata dai media era apparsa in difficoltà: «Non vorrei essere caduta in una trappola» aveva detto più volte ripetendo di «non avere una risposta».

La risposta di Selvaggia Lucarelli

Selvaggia Lucarelli, accusata con il compagno di aver scatenato la gogna mediatica nei confronti di Pedretti, non si è sottratta al confronto: «Trovo interessante che in questa triste vicenda ci siano tre protagonisti: a) una persona che purtroppo ha pensato di inventare una storia sfruttando gay e disabili per finire sui giornali. b) i giornali che non hanno verificato la veridicità di uno screen così falso da essere pure ingenuo e hanno spammato su tutte le home la signora con lodi e interviste, dandole una popolarità enorme e spropositata in poche ore. c) una persona che per amor di verità fa un asciutto debunking e spiega che la storia è falsa», ha scritto su X. «Trovo interessante che purtroppo la persona (di cui non sappiamo nulla) si suicidi e qualcuno ritenga responsabile la c)». E, ancora: «Per la cronaca, la gogna di cui qualcuno sta parlando, è stata: un servizio di un tg, un post sui social, una storia su Instagram. La signora non è stata “sommersa” da insulti, ma non si riesce mai a raccontare la verità».