Morte per mancanza di regole

Redazione
06/10/2010

Non è l’alluvione che ha flagellato con violenza la città, e nemmeno il destino che si è accanito contro di...

Morte per mancanza di regole

Non è l’alluvione che ha flagellato con violenza la città, e nemmeno il destino che si è accanito contro di loro. No, le tre donne cinesi morte a Prato la mattina del 5 ottobre, intrappolate nel sottopassaggio ferroviario di via Ciulli mentre andavano come ogni giorno al lavoro, non sono vittime di quei 15 centimetri d’acqua caduta in meno di una quarto d’ora, ma della mancanza di normative sulla costruzione delle infrastrutture urbane.
Marco Mancini , professore ordinario di costruzioni idrauliche presso il dipartimento di ingegneria e infrastrutture viarie del Politecnico di Milano, non ha dubbi in proposito: sono tre le cause che possono aver determinato un evento di questo genere, e riguardano il modo di calcolare il peso dei materiali, la progettazione e la manutenzione.
«Il problema è che quando si costruiscono infrastrutture urbane non si tiene nella dovuta considerazione il meccanismo di scorrimento delle acque in rapporto alla frequenza degli eventi meteorologici come le pioggie», spiega Mancini, «soprattuto perché manca una legge che stabilisca quali dati e quali fattori sono determinanti».

Vuoto sulle norme preventive


Mentre per esempio la frequenza degli eventi idrogeologici legati ai corsi d’acqua è regolata da precise norme stabilite dall’Autorità di bacino, totale è il vuoto normativo per prevenire disastri come quello di Prato, ovvero l’allagamento delle strade e dei sottopassi. Mancini non ha dubbi: «Se devo costruire un ponte che passa su un fiume mi trovo di fronte a precisi obblighi di legge da seguire. Ma sul metodo di drenaggio di una carreggiata o di un sottopasso si fa riferimento solo alla buona pratica progettuale, al funzionamento delle fognature. In pratica al buon senso del tecnico».
Una libertà di scelta, la sua, che spesso stride con i tempi di progettazione richiesti. «Un’opera ferma da mesi per problemi burocratici, una volta approvata deve essere subito realizzata, e così capita che l’ingegnere trascuri la stima dei possibili problemi idrici». Non sempre però il progettista, seppure capace, può prevedere particolari situazioni di emergenza. Mancini non ha dubbi: «Il problema in questi casi non è tanto accettare un livello di rischio, ma segnalarlo. E, in caso si verifichino situazioni particolari come a Prato, chiudere immeditamente il sottopasso».