Il punto sui neonati morti agli Spedali civili di Brescia

Il punto sui neonati morti agli Spedali civili di Brescia

07 Gennaio 2019 12.02
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Sono diventati quattro i casi di neonati deceduti agli Spedali Civili di Brescia nel reparto di terapia intensiva neonatale. Ai tre casi già noti, si è aggiunto anche quello di un neonato morto sabato mattina ma che, in questo caso, era affetto da una malformazione. Intanto il ministero della Sanità manda gli ispettori a Brescia e la Procura ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo. In mattinata i carabinieri del Nas hanno acquisto tutte le cartelle cliniche dei quattro piccoli pazienti deceduti. Il materiale è stato messo a disposizione della Procura di Brescia. L'autopsia sulla prima bambina morta il 29 dicembre è già stata effettuata l'ultimo giorno dell'anno, mentre l'otto gennaio potrebbero essere eseguite quelle sui due ultimi piccoli pazienti morti sabato.

IL CASO SOLLEVATO DALLA LETTERA DI UNA MADRE

Il caso degli Spedali Civili di Brescia è stato rianciato da una lettera a un giornale locale di una madre di uno dei tre bambini deceduti nei giorni scorsi, Denise Malvicini. Suo figlio Marco, come gli altri due morti in settimana, era stato ricoverato nel reparto di terapia intensiva neonatale. Nato prematuro, avrebbe contratto un batterio. Scrive Denise nella lettera: «Marco è nato alla 30ma settimana con cesareo perchè io avevo la pressione alta, da lì iniziamo la nostra esperienza in terapia intensiva neonatale agli Spedali Civili di Brescia. Marco subisce un pneumotorace dal quale piano piano ne usciamo […]. l 29 dicembre ci dicono che non possiamo fare la terapia perché dagli esami pare che abbia in corso un'infiammazione. La mattina dopo, il 30, mi chiamano e mi dicono che il bambino è peggiorato e hanno dovuto intubarlo a causa di uno shock septico, quando arrivo in ospedale noto che nella stanza manca la culla di una bimba e scopro poco dopo che la piccola è morta durante la notte». Da quel giorno inizia il declino, il bambino muore il 5 gennaio, a causa di un'infezione da batterio, forse una sepsi neonatale. Il bambino, infatti, da un certo momento non urina più, oltre ad avere difficoltà a respirare. Anche un altro decesso avrebbe origine da un batterio, per il terzo e il quarto il quadro non è chiaro.

IL PRECEDENTE DI QUESTA ESTATE

Come sottolinea la lettera di Denise Malvicini, il reparto di terapia intensiva neonatale era stato chiuso in estate perché si erano verificati tre decessi e dieci casi di infezione, era stato lo stesso ospedale a comunicare che si era sviluppato un focolaio (che invece, in questa volta, non ci sarebbe, o almeno non è stato finora comunicato). Da Roma il ministro Giulia Grillo ha dato mandato ai Nas di indagare e disposto un'ispezione a Brescia: «È necessario fare chiarezza per capire se ci sia correlazione tra i diversi casi». Dall'ospedale si esclude un'epidemia: «Dai primi controlli è emerso che i quadri clinici non appaiono correlati», spiega l'assessore lombardo alla Salute Giulio Gallera. Aperta un'inchiesta per omicidio colposo da parte della Procura, come una era già stata aperta ad agosto.

COMMISSIONE D'INCHIESTA REGIONALE

«Abbiamo dato mandato all'ATS Brescia di disporre una commissione d'inchiesta regionale al fine di avviare tutti i controlli necessari per accertare le cause dei tre decessi (diventati poi quattro, ndr.)» ha detto l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, esprimendo il cordoglio dell'intera giunta regionale alle famiglie dei piccoli deceduti nei giorni scorsi agli Spedali Civili di Brescia. «Anche la direzione strategica dell'ASST degli Spedali Civili di Brescia – ha spiegato Gallera – ha avviato i controlli interni per fare chiarezza sui decessi. Da questi primi controlli è emerso che i quadri clinici rimandano a condizioni di malattia differenti e non appaiono correlati. In particolare, si esclude che le circostanze siano da ricondurre ad un focolaio infettivo epidemico». «Abbiamo, inoltre, dato immediatamente mandato all'ATS Brescia – ha concluso l'assessore – di attivare una Commissione d'inchiesta regionale al fine di avviare i controlli sulle procedure messe in atto».

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