Russia-Cina, l’asse di comodo per opporsi agli Usa di Trump

Lo zar Putin e il presidente Xi Jinping intensificano i rapporti. In chiave anti-americana. Lotta al dollaro, esercitazioni militari e accordi commerciali: su cosa si basa la (fragile) intesa fra le due super potenze.

Russia-Cina, l’asse di comodo per opporsi agli Usa di Trump

Nessuno la prenda come una decisione politica a lungo termine, ma più gli Stati Uniti cercano di indebolire Russia e Cina, più queste fanno fronte comune e si fortificano. Non è un caso che che il nuovo ministro della Difesa cinese Wei Fenghe, in visita a Mosca, abbia sottolineato di fronte alla sua controparte locale Sergey Shoigu che lui era lì «per mostrare agli americani gli stretti legami tra le forze armate cinesi e russe». Sulla stessa scena si devono incontrare anche i due ministri degli Esteri e anche qui l'intento è quello di mostrarsi uniti su diversi temi, Corea del Nord in primis.

FACCIA A FACCIA PUTIN-XI IN VISTA. La visita è propedeutica a un nuovo incontro tra Vladimir Putin e Xi Jinping. Gli appena riconfermati presidenti delle due potenze si vedranno presto, si dice già a giugno a Qingdao, in occasione del vertice Sco, l'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, un organismo intergovernativo che è nato nel 2001 per contrastare il crescente aumento delle minacce di terrorismo, fondamentalismo e separatismo a cui partecipano otto Stati: Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, India e Pakistan.

Fin dal Secondo dopoguerra, Pechino e Mosca si sono studiate vicendevolmente tra mille frizioni. Ma da quando è al potere Xi Jinping, che non ha mai nascosto le sue simpatie politiche per il novello zar, le relazioni si sono intensificate. Negli ultimi cinque anni i due leader si sono già incontrati 21 volte, e i loro Paesi hanno potenziato gli accordi commerciali, energetici e le esercitazioni militari congiunte.

POTENZE VICINE, MA NON «ALLEATE». Questo senza mai definirsi ufficialmente «alleati» perché il senso comune cinese prevede che per formare un'alleanza ci sia bisogno di un nemico comune e «la Cina non considera nessun Paese nemico». Di fatto sono due potenze che condividono un passato imperiale, le radici comuniste, oltre 4.200 chilometri di confine e buona parte del continente euroasiatico. Ma nell'ultimo anno l'amministrazione Trump le ha definite entrambe (e separatamente) «potenze rivali».

Mosca e Pechino si descrivono reciprocamente come partner strategici per un mondo multipolare da contrapporsi a quello fino a oggi dominato dagli Usa

Ancora niente di ufficiale dunque, ma i titoli della stampa legata al governo cinese suggeriscono come Russia e Cina condividano (o farebbero bene a condividere) la stessa visione dello scacchiere internazionale. Si descrivono reciprocamente come «partner strategici» per un mondo multipolare da contrapporsi a quello fino a oggi dominato dagli Stati Uniti. Mirano innanzitutto alla stabilità regionale sotto la loro egida (le questioni della Crimea e di Taiwan, per esempio, vanno considerate come politica interna) e allo sviluppo economico dell'Asia centrale.

LA PRESENZA AMERICANA È MAL VISTA. Guardano di sbieco la presenza americana nella regione Asia-Pacifico. In particolare sono indispettiti dai pattugliamenti e dalle esercitazioni delle portaerei statunitensi e dall'installazione in Corea del Sud del Thaad, in italiano Difesa d’area terminale ad alta quota, il sistema statunitense anti-missile più sviluppato al mondo.

CONTRO IL PREDOMINIO DEL DOLLARO. Entrambi si oppongono, recentemente con discreto successo, alla difesa dei diritti umani in sede Onu e alle pressioni per «esportare democrazia» da parte di Usa e Paesi dell'Unione europea. Inoltre sembra evidente che ormai la strategia in tandem sia quella in cui la Cina apre la strada e la Russia segue. Per esempio Mosca potrebbe essere un prezioso alleato nel tentativo di Pechino di scalzare il predominio del dollaro statunitense.

Gli scambi tra i due Paesi sono già calcolati in Rubli-Renminbi e ha già debuttato a Shanghai il future sul petrolio nella stessa moneta, una sorta di «petro-yuan». Di contro la Russia ha beneficiato della sete energetica cinese sempre di più da quando è soggetta alle sanzioni occidentali. In cambio ha persino abbassato le barriere per investitori e capitali cinesi.

UN'UNIONE PRAGMATICA E DI COMODO. Nel 2017 la bilancia commerciale tra i due Paesi è aumentata del 20,8% arrivando alla cifra di 84 miliardi di dollari. Insomma, Russia e Cina si stringono per contrastare meglio le misure dell'amministrazione Trump, ma la loro è un'unione pragmatica e di comodo. Reggerà fino a quando non saranno costrette a pestarsi i piedi. Perché, come diceva Mao, «se tu non mi attacchi, io non ti attacco».

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