Mosca sfratta Pietro il Grande

Marta Allevato
08/10/2010

Il nuovo sindaco pensa a liberarsi dell'odiata statua.

Mosca sfratta Pietro il Grande

Il terremoto politico che ha travolto il potente zar di Mosca, l’ex sindaco Yuri Luzhkov, si porta dietro le sue scosse di assestamento che rischiano ora di far crollare un altro simbolo della capitale. L’enorme statua dello zar Pietro il Grande (1672-1725), che sovrasta il fiume Moscova quasi di fronte al Cremlino, potrebbe essere spostata fuori città. Lo ha proposto il 4 ottobre Vladimir Resin, il sindaco ad interim che ha preso il posto dell’ex primo cittadino rimosso dal presidente Dmitri Medvedev dopo una serie di scandali politici.
L’iniziativa ha fatto subito discutere, tanto che le autorità stanno pensando di indire un referendum per far scegliere agli stessi moscoviti il destino del monumento. Forse i cittadini avranno finalmente la possibilità di liberarsi di quello che fin dalla sua “nascita” hanno considerato un intruso troppo ingombrante.

La statua della discordia

“Gulliver”, “Ciclope” e “Terminator”, sono solo alcuni degli appellativi affibbiati dai moscoviti alla pacchiana statua dello zar della modernizzazione, apparsa al centro della capitale nel 1997 per celebrare i 300 anni dalla fondazione della Flotta russa. La realizzazione dell’opera è costata un anno e mezzo di lavoro e una somma pari a 14 milioni di euro. La maggior parte dei moscoviti la odia. La ritiene di gusto pacchiano. Un’opera che stravolge il tradizionale skyline del centro cittadino caratterizzato dalle cupole d’orate delle chiese ortodosse e dalle stelle rosse delle torri del Cremlino. Pietro I, lo zar che creò dal nulla la nuova capitale San Pietroburgo abbandonando Mosca, è alto quasi 100 metri e svetta sulla prua di un veliero in navigazione. Per molti la figura è fin troppo simile a quella di Cristoforo Colombo e leggenda vuole che inizialmente fosse stato concepito proprio come omaggio all’America. Ulteriore motivo per disprezzarlo, nella città più russa di Russia.
Dopo l’uscita di scena di Luzhkov, che ha governato Mosca per 18 anni ininterrotti, l’eventuale trasloco di Pietro il Grande segnerebbe la fine di un altro regno incontrastato: quello di Zurab Tsereteli, l’autore del monumento contestato, l’artista più ricco e potente della capitale. A fare la fortuna dell’eccentrico scultore, noto per il suo stile sopra le righe, è stata proprio l’amicizia con l’ex sindaco, che lo ha protetto perfino dagli strali dell’allora presidente russo Boris Eltsin, anche lui inorridito davanti allo zar fuori misura.

Un “artista di corte”

Con il favore dell’amministrazione comunale, l’artista georgiano ha tempestato la capitale delle sue costosissime creazioni a metà tra l’epico e surreale. Se l’ex sindaco lo definiva “il Michelangelo dei tempi moderni”, per i moscoviti Tsereteli non è altro che un “servo del potere” senza gusto estetico.
La sua galleria d’arte è piena di statue che ritraggono eroi nazionali, ma soprattutto leader politici: il premier Vladimir Putin ad altezza gigante e in posa da macho è solo uno dei suoi presunti capolavori.
Porta la sua firma anche il Memoriale, in fondo al Kutuzovksij Prospekt, che ricorda la vittoria sul nazismo: un colonnato simile a quello di San Pietro in Vaticano, un obelisco alto più di 100 metri che svetta al centro di un piazzale sterminato, con alle spalle un gruppo marmoreo intitolato “La Pietà”, con uomini, donne e bambini, alti dieci volte più del normale, ridotti pelle e ossa dalla  guerra. Dopo un’ ondata di proteste, nel 1996, Luzhkov ha dovuto ordinare la rimozione almeno delle statue perché «troppo deprimenti».
Non è passata inosservata neppure la cattedrale di Cristo Salvatore. Costruita sul luogo dove sorgeva la chiesa originale distrutta dalla furia ateista del regime sovietico, la cattedrale è chiamata dai moscoviti “la meringa”, per la sua forma enorme, tondeggiante e di un bianco accecante.
Certo la capitale non potrà essere ripulita del tutto dal controverso genio di Tsereteli, ma le parole del sindaco ad interim che dichiara di voler «rimediare agli errori altrui» hanno acceso la speranza dei moscoviti.