Easy Rider, l’epopea tragica dei pionieri hippy

Il 14 luglio 1968 usciva nelle sale il film interpretato da Dennis Hopper e Peter Fonda. Considerato un manifesto della ribellione, anche grazie a una colonna sonora memorabile, in realtà è intriso dell'immaginario Usa e del mito del West.

14 Luglio 2019 06.04
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Il 14 luglio 1969 usciva nelle sale cinematografiche Easy Rider. «Un film che conta più del suo reale valore», sosteneva il critico cinematografico Gianni Volpi. «Perché ha saputo interpretare e mitizzare le aspirazioni di tutta una generazione», aggiungeva Paolo Mereghetti. Considerato un manifesto sessantottino, è però anche una pellicola che attinge al profondo dell’immaginario made in Usa, e in particolare al mito del West.

WYATT E BILLY, PIONIERI AL CONTRARIO

I protagonisti Wyatt e Billy, rispettivamente interpretati da Peter Fonda e dal regista Dennis Hopper, non a caso si chiamano come pistoleri Wyatt Earp e Billy the Kid. Da moderni cow-boy, cavalcano due gigantesche motociclette dai lunghi manubri modello chopper. E come pionieri al contrario dalla California viaggiano verso New Orleans, un percorso che potrebbe essere considerato di simbolico ritorno alle origini. Anche loro poi cercano di aprire una nuova frontiera, più da nativi che da colonizzatori.

La locandina di Easy Rider, uscito nelle sale il 14 luglio 1969.

UN’EPOCA RACCHIUSA IN UNA COLONNA SONORA

Di specificamente sessantottino c’è una potente colonna sonora con brani degli Steppenwolf, dei Byrds, della band di Robbie Robertson, di Jimi Hendrix, di Bob Dylan. Il film è un inno allo spirito di ribellione, ancora più forte con l’imperversare della Guerra del Vietnam.

IL TEMA DELLA DROGA AFFRONTATO DA TRE PROSPETTIVE

Anche il tema della droga viene toccato da diversi punti di vista. La cocaina significa profitto: vendendone una partita importata dal Messico Wyatt e Billy possono comprare le due moto nuove per andare al Carnevale di New Orleans. Lungo il tragitto danno un passaggio a un hippy, passano con lui una notte attorno al fuoco, visitano la sua comune, conoscono due ragazze, ripartono per una cittadina dove vengono arrestati per essersi aggregati a una parata di moto senza autorizzazione, vengono rilasciati grazie all’influenza del padre di un giovane avvocato alcolizzato che hanno conosciuto in tenda e che si unisce a loro.

Una scena di Easy Rider.

A questo punto c’è il secondo approccio alla droga: la marijuana come socialità, sperimentata per la prima volta dall’avvocato che però poco dopo viene ucciso. Tenendo fede a loro modo all’ideale nazionale, Wyatt e Billy continuano lo stesso il viaggio verso New Orleans, dove cercano un bordello indicato dal defunto. Qui arriva il terzo approccio alle sostanze stupefacenti: i due assumono Lsd e vivono un angosciante incubo che presagisce la tragedia finale.

WYATT E BILLY, VITTIME DELLA VIOLENZA “BORGHESE”

Ripartiti per la California, li affianca un furgone da cui partono le fucilate che uccidono prima Billy e poi Wyatt. Il film finisce con una ripresa aerea della moto in fiamme accanto al cadavere. Esemplificazione della violenza dei benpensanti contro i sogni degli hippy che forse è la stessa già usata contro gli indiani a Sand Creek e Wounded Knee.

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