Mou, the normal one

Alberto Schiavone
31/01/2011

Mourinho in crisi col Real, sospeso tra leggenda e flop.

E Josè Mourinho si scoprì normale. Per coloro che non l’hanno mai sopportato, per coloro che lo considerano poco più che un buffone, questo è il momento di prenderlo a schiaffoni. Non reagirà.
Il Real Madrid rimane inchiodato a sette punti dal Barcelona delle meraviglie, quello dei nani che si passano la palla meglio di tutti quanti gli altri. Quello in cui gioca quello là più forte di tutti. Nella storia della Liga nessuno è mai riuscito a rimontare un tale distacco. Ci vorrebbe un’impresa speciale.
Josè Mourinho ha i media spagnoli contro. Loro sono in quella fase lì. Una lunga discesa verso il litigio che probabilmente è iniziata con le cinque reti prese dal Real proprio contro il Barca. Ancora loro.
EX CAMPIONE DI TUTTO. L’anno scorso il portoghese brizzolato si permise uno sgambetto ai campioni di tutto, piazzandogli un autobus di traverso ai sogni di gloria.
Doppio sgarro: sconfitti, e sconfitti da una squadra che non ha badato a fare null’altro che difendersi, senza giocare la palla. Le cronache però non ricorderanno i novanta minuti imbarazzanti dell’Inter, ma la sua successiva vittoria in finale contro il Bayern. Il calcio dopo un po’ di anni diventa un vecchio che non bada troppo ai fronzoli e racconta solo le cose più importanti.
Mou si può comunque ancora giocare il campionato, statistiche permettendo. È in corsa nella Champions League, dove affronterà il Lione, la squadra che ha lanciato Karim Benzema. È in corsa nella coppa del Re. Insomma farebbe ancora in tempo a rendere quest’annata un’annata speciale.
GIORNALISTI ETERNI NEMICI. I media sono in quella fase in cui tutti gli è rinfacciato. Lui non dà gioco, è antipatico, polemico, egoista, sbruffone. E intanto ci fanno il titolo. Dicono che il divorzio estivo è già sicuro. E se le cose dovessero rimanere così Mou per la prima volta in carriera non lascerebbe dietro di sé rimpianti, ma solo un fallimento.
Allenare il Real Madrid non deve essere facile. La camiseta blanca non vince da molto tempo un trofeo e ripartire dalla vittoria in campionato spagnolo sarebbe stata la cosa più importnate. Aggiungerci la Champions una goduria. Fare un altro triplete aumentare la propria leggenda.
Sono tanti quelli che ora urlano dalla curva dell’accusa. Jorge Valdano, direttore generale del Real, sventola una bandiera gigantesca. Loro sono pronti a ricordarlo: noi lo avevamo detto. Mou cova rabbia e attende la rivincita.
LA SFIDA DI JOSÈ. Sa che se gli riuscisse anche questa volta il colpaccio nessuno più a livello planetario potrebbe avere dubbi sulla sua eccezionalità. Sarà ancora lo Special one. Avrà sedotto un’altra squadra. E potrà tornarsi a prendere anche la Premier League dalla porta principale, in attesa di regnare in pensione sul Portogallo (la squadra di calcio).
Intanto gli tocca ascoltare le lamentele di Diarra, sentire irriso Cristiano Ronaldo, diventato CR (meno) 7. Vedere Khedira e Ozil trottare per il campo. Coccolarsi il tigrotto Benzema, che pare in crescita. Gli tocca fare l’allenatore di una squadra in crisi, insomma.
Farsi comprare il rinforzo Adebayor ha fatto capire che la sua voce è ancora ascoltata dalla società.
Ora tutti remano con lui, o almeno non cambiano rotta. La piazza è di quelle difficili, e Mou deve dosare le frasi, e sperare che quelli lì davanti facciano qualche sciocchezza. Gli piacerebbe bucargli le gomme, ai nani giocolieri. Ma loro corrono, scappano, lo prendono in giro. Lui, fermo, urla e agita i pugni in aria. Che sia la volta di prenderle, Mou? Una cosa normale che capita a tutti.