Il M5s, il progresso e la nemesi del pensiero di Rousseau

Il M5s, il progresso e la nemesi del pensiero di Rousseau

19 Settembre 2018 06.45
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Il dibattito fra i diversi modelli economici e politici ha al centro l’idea di progresso. Il senso comune è che la traiettoria sia naturalmente indirizzata verso l’alto, staccandosi dall’ignoranza verso una crescente civiltà e una maggiore prosperità. Ma un uomo, un filosofo, mise profondamente in discussione questo assunto. Ricordarlo non è un esercizio peregrino, perché quell’uomo è oggi il simbolo ideologico del movimento politico che ha ottenuto più voti alle ultime elezioni: Jean Jacques Rousseau. Le teorie del buon selvaggio, il rifiuto di riconoscere gli avanzamenti scientifici come progresso sono tutti elementi ben riproposti ancora oggi dal Movimento 5 stelle, così come in fondo il ricorrere dell’idea della decrescita felice non è che un omaggio alla convinzione che la storia dell’uomo sia solo una regressione dalla felicità primordiale dello Stato di natura.

LA NEMESI DEL PENSIERO DI ROUSSEAU

Il progresso tecnologico, però, che il Movimento ha imparato ad abbracciare dopo una iniziale fase di rifiuto (chi ricorda gli spettacoli in cui Beppe Grillo faceva a pezzi un pc?) rischia di essere la nemesi del pensiero di Rousseau. Esattamente come capitò a Marx. Il cui pensiero, in estrema sintesi, era: il surplus creato dal lavoro viene sequestrato dai capitalisti, che possiedono fabbriche e macchinari. Il capitalismo trasforma quindi i lavoratori in merce e nega la loro umanità. Quando il marxismo divenne politica reale, con la vittoria bolscevica del 1917, la sua attuazione portò alla centralizzazione dell’economia con i famosi piani quinquennali, con l’inconveniente di dover realizzare il surplus sull’unica fonte a disposizione: i suoi stessi cittadini (trasformati così in merce e privati della propria umanità in nome del bene comune ovvero del bene del soviet). Rousseau è il più acceso sostenitore della democrazia diretta, personalmente esercitata dai cittadini riuniti in assemblea. Questo avviene come conseguenza del concetto di volontà generale, cioè una verità oggettivamente esistente insita in ogni uomo, indipendentemente che il singolo la riconosca o meno, e che pone il collettivismo su un piano più nobile dell’individualismo (un’idea allergica al concetto di dissenso, ma probabilmente Rousseau non se ne era accorto).

L'ILLUSIONE DEL LIBERO ARBITRIO

Come più volte evidenziato dallo storico e antropologo Yuval Noah Harari, lo sviluppo tecnologico sta mettendo in seria discussione l’esistenza del libero arbitrio. Nel tentativo di creare intelligenze artificiali sempre più elaborate, lo studio del cervello umano sta giungendo alla convinzione che il libero arbitrio sia solo un'illusione creata dalla mente cosciente, mentre le nostre decisioni sono solo figlie dei limiti del nostro ambiente, della nostra educazione e del nostro corredo genetico. Il regime del Terrore giacobino e altre pagine grigie della storia dell’uomo furono scritti in ossequio alla primazia del collettivismo di Rousseau. Nell’idea del filosofo per realizzare la volontà generale ogni uomo doveva rinunciare all’amour propre, e a qualunque suo diritto personale per metterlo a disposizione di tutti gli altri. Al popolo sovrano e illuminato spetta il controllo dello Stato e ogni decisione viene presa dalla volontà generale che scriverà solo leggi a vantaggio della collettività e non danneggino nessuno.

ADDIO VOLONTÀ GENERALE

L’ingenuità di certe idee appare imbarazzante, tuttavia non possiamo non constatarne il successo, ancora oggi che sono passati quasi 300 anni. A Rousseau dobbiamo la stesura di Émile, forse il libro di maggior successo di sempre scritto su come allevare i bambini, se siamo stati cresciuti nell’amore e nella considerazione lo dobbiamo anche a lui. Rilanciò l’allattamento al seno tanto da condizionare l’arte: molti pittori iniziarono a raffigurare scene di allattamento, una pratica considerata primitiva, che fino ad allora veniva sempre più spesso delegata alle nutrici. Gli studi più recenti sul cervello umano, però, mettono in crisi l’esistenza del libero arbitrio, della volontà individuale, rimuovendo – di conseguenza e a maggior ragione – l’idea che possa esistere una volontà generale come quella ipotizzata da Rousseau e in nome della quale sono state compiute nefandezze terribili. Eri un grande provocatore, spero quindi tu voglia concedermi una battuta: anche archiviarti è progresso, caro Jean-Jacques.

*Dietro questo nom de plume si nasconde un manager finanziario.

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