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Il Movimento neoborbonico scrive a Lettera43

Il Movimento neoborbonico scrive a Lettera43

Gennaro De Crescenzo ha inviato al nostro giornale alcune precisazioni su un articolo di Mario Margiocco. Ne è nato un dibattito sul Risorgimento.

24 Giugno 2019 17.52

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Riceviamo e pubblichiamo.

Secondo Mario Margiocco, Salvini starebbe “neoborbonizzando” l’Italia. Da neoborbonici, allora, passata la fase “sconcertata” di fronte a questa affermazione, potremmo anche festeggiare… L’articolo del 16/6/19 su Lettera43, scherzi a parte, rende necessarie alcune osservazioni. Solo una premessa: le critiche salviniane all’Unione Europea potrebbero avere (dati alla mano) un fondamento ma il destino dell’Europa è ancora sconosciuto mentre è certo quello che è toccato al Sud in questi 150 anni anche per colpa di politiche come quelle leghiste o simil-leghiste di destra come di sinistra.

Per l’articolista, allora, da circa 30 anni (da quando cioè è nato quel Movimento Neoborbonico che rappresento) sarebbe «risorta una mentalità neoborbonica»: quella che «addossa ogni colpa al Nord», parla di «piemontizzazione del Sud» e arriverebbe al «secessionismo» dopo opportuni «risarcimenti».

Per l’articolista le Due Sicilie erano «terre allo stato brado» senza strade, ospedali e scuole, con riserve auree consistenti perché i Borbone non spendevano i loro soldi. Peccato, però, che l’articolista forse non abbia aggiornato le sue ricerche sia dal punto di vista archivistico (un occhio ai fondi Ministero Agricoltura Industria e Commercio o Ministero Finanze presso l’Archivio di Stato di Napoli non sarebbe male) o bibliografico: gli suggeriamo i recenti studi di Daniele, Malanima, Collet, Ciccarelli, Fenoaltea, De Matteo, Tanzi o di quel Davis (2014) che arriva ad affermare che le tesi sulla arretratezza del Sud preunitario furono inventate dagli artefici dell’unificazione per giustificare i loro fallimenti. Altro che i poeti o i «resoconti dei viaggiatori ottocenteschi» citati dall’articolista…

Se approfondisse Margiocco scoprirebbe così che i livelli di redditi (medi), del Pil, di crescita demografica e di industrializzazione al Sud erano pari o superiori rispetto a quelli del Nord e che la mortalità infantile era la più bassa in Italia (più alta, invece, la percentuale di medici per abitante). Scoprirebbe anche (fondo Ministero Istruzione) che le scuole erano circa 7 mila, che furono in gran parte chiuse con l’applicazione della legge (sabauda) Casati, che gli iscritti nelle università del Sud erano il doppio di quelli del Nord e che la tesi dell’assenza di una politica per la scuola in epoca borbonica è del tutto falsa, come dimostrano studi recentissimi (G. Ferraro, 2017).

Nessuna “Borbonia felix” (mai detto o scritto), allora, ma un territorio con un suo sviluppo e con trend di crescita costantemente positivi e interrotti solo dal 1860 in poi in una drammatica continuità e con questioni meridionali nate solo nel 1860 e mai risolte. Peccato anche, però, che i neoborbonici non cerchino (solo) “fuori” i colpevoli delle questioni meridionali, denunciando da circa 30 anni le colpe delle classi dirigenti padane e anche di quelle nostrane (loro complici) in un sistema di convenienze reciproche ma personali che dura da 150 anni (come sottolineava P. Macry nel 2011). Peccato, infine, che i neoborbonici non inseguano secessioni: le secessioni (per diritti, servizi o lavoro) sono già in atto dal 1860 tra le due Italie e nei prossimi mesi saranno ratificate definitivamente con le “secessioni dei ricchi” camuffate da “regionalismi differenziati” in corso d’opera al Nord mentre l’articolista si preoccupa dei neoborbonici…

Professor Gennaro De Crescenzo
Presidente Movimento Neoborbonico

LA RISPOSTA DI MARGIOCCO

Gentile professore,

la neoborbonizzazione dell’Italia da parte di Salvini sarebbe, mi sembra che il concetto sia stato correttamente recepito, il tentativo di avere nei confronti di Bruxelles e varie capitali Ue un atteggiamento di protesta e di recriminazione simile a quello che da oltre un secolo, ricordo Francesco Saverio Nitti, una parte del Mezzogiorno ha avuto a ha verso il resto del Paese.

Più recentemente l’affermazione dell’approccio cosiddetto neoborbonico, ormai una scuola di pensiero e una letteratura, ha ricalcato e ampliato gli stessi temi. Per dirla sommariamente, un «ci avete rovinato». Il che implica che, da soli, con la lira ad esempio pensando a Bruxelles, stavamo assai meglio.  

Lei giustamente tralascia il capitolo europeo e si sofferma, nella Sua breve ma completa e chiara critica, sul rapporto italiano Sud-Nord. L’analisi dei dati statistici ha portato sì a valutare un Pil pro capite analogo fra Nord e Sud fino al 1860, e una forte divaricazione solo successiva, ma questa è una tesi basata più su valutazioni storiche per quanto possibile documentate, ma pur sempre valutazioni, e non dati raccolti a suo tempo da entità attendibili, in gran parte inesistenti. Questo hanno fatto Vittorio Daniele e Paolo Malanima.

Altri studiosi, Emanuele Felice ad esempio, sono di parere notevolmente diverso. Non sarei poi così liquidatorio con Corrado Alvaro, che del Sud di sua perfetta conoscenza, la Calabria in particolare, ha scritto cose vere. Non piacciono? Occorrerebbe dimostrare che vere non sono.

Quanto a una diffusa difficile situazione di sviluppo non mi invento e nessuno si inventa «terre allo stato brado» senza strade e con ben poche scuole. Vogliamo lasciar stare i “poeti”? Vogliamo dare credito a Giustino Fortunato, lucano napoletanizzato, che conosceva benissimo il Sud? Questo scriveva Fortunato nel suo Il Mezzogiorno e lo Stato italiano (1911): «L’esercito, e quell’esercito! che era come il fulcro dello Stato, assorbiva presso che tutto; le città mancavano di scuole, le campagne di strade, le spiagge di approdi; e i traffici andavano ancora a schiena di giumenti, come per le plaghe d’Oriente».

Dal bilancio 1854 del Regno si ricava che lo Stato spendeva circa 31 milioni di ducati: poco meno della metà erano per l’esercito soprattutto e la marina, 6 milioni e mezzo per gli interessi sul debito, 1,2 per scuole, sanità, opere pubbliche, e il resto, cioè 8-9 milioni, per la Corte. I tassi di analfabetismo dei maschi alla leva militare, attorno al 1875, dicono che cos’era stata la politica scolastica. Quanto a John A. Davis, mi pare si dedichi, se ben ricordo, più al peso del sistema napoleonico su Napoli, che trasse notevoli vantaggi da un rapporto privilegiato con Parigi, che a un’analisi delle condizioni dell’intero Sud.  

Ringraziando per l’attenzione,

distinti saluti

Mario Margiocco 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Commenti: 2

  1. Gennaro De Crescenzo 26 Giugno 2019 16:06

    Gent.mo dr. Margiocco, la ringrazio per le parole di apprezzamento relative alla mia nota e al mio movimento culturale. Mi permetto solo di specificare che Davis ha effettivamente espresso quella tesi oltre ad approfondire la storia dei rapporti tra Napoli e Napoleone:
    “Si cominciò a riscrivere la nuova storia andando a ritroso e si difese la forza creativa del Risorgimento sostenendo che la questione meridionale era un’eredità del passato… Prevale così negli anni l’immagine di un Sud premoderno ma questa idea ha portato le ricostruzioni successive ad allontanarsi sempre più della realtà evidenziando differenze che non avevano riscontri nella realtà”. 
    Mi permetto anche di inoltrarle due “link”: nel primo una mia recente ricerca anche archivistica relativa ai dati (non attendibili) dell’analfabetismo nelle Due Sicilie (le scuole primarie erano oltre 7000); nel secondo il giudizio che Daniele e Malanima pubblicano sulle ricerche di Felice: forti delle loro ricerche su pil, redditi e (di recente), potere d’acquisto e salari pari o superiori al Sud rispetto al Nord fino al 1860, scrivono che il libro di Felice “in una biblioteca potrebbe trovare la sua collocazione più adeguata piuttosto negli scaffali di pubblicistica che in quelli di scienze sociali”  (Rivista di Storia Economica, n. 1, febbraio 2014).
    Cortesi saluti
    Prof. Gennaro De Crescenzo

    1)
    https://www.academia.edu/37195100/Le_scuole_al_tempo_dei_Borbone_altro_che_meridionali_analfabeti_nuove_fonti_per_lo_smantellamento_di_un_altro_luogo_comune_._QUADERNI_PER_LA_VERIT%C3%80_STORICA_ALTRE_FONTI_ALTRE_STORIE_n._2_

    2)
    http://www.store.rubbettinoeditore.it/perche-il-sud-e-rimasto-indietro-il-mezzogiorno-fra-storia-e-pubblicistica

  2. Signor Margiocco mi scusi ma perchè come dicono a Napoli lei fa ammischia francischia mischia tutto insieme??!! Mischia dati prima o del 1860 con affermazioni di poeti del gran tour dopo il 1900 e poi dati puramente fasulli dei saBoia manipolati come quelli sulla leva imposti con la forza e violenza??!! Lei alla fine vuole fare di un erba avvelenata (i dati fasulli dei saBoia e le affermazioni di alcuni scrittori salariati dai conquistatori) tutta un fascio e la butterà in caciara sicuramente!!

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