Giovanna Faggionato

Mps, tutti i problemi del decreto sul salvataggio

Mps, tutti i problemi del decreto sul salvataggio

09 Dicembre 2016 18.12
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Una fuga di notizie a mercati aperti, con un esecutivo dimissionario e una crisi di governo in corso. Sono pochi quelli che credono che il niet della Banca centrale europea alla proroga per l'aumento di capitale di Monte dei Paschi di Siena fatto trapelare all'agenzia Reuters, sia casuale.

«VOGLIONO VEDERE IL SANGUE». «La vigilanza europea vuole vedere un po' di sangue scorrere per terra». A sostenerlo, dopo il gran rifiuto, non è un antieuropeista militante, ma Lorenzo Codogno, già capo economista e direttore generale del dipartimento del Tesoro del ministero dell'Economia, oggi traslocato alla London School of Economics a spiegare la governance economica europea. «Una decisione tale presa a mercati aperti è molto forte. Ogni supervisore vuol far vedere che è credibile, che è capace di imporsi. Ed è evidente che c'è questo tentativo di mostrare il pugno duro. Come se dicessero: vedete, abbiamo fatto questo a una grande banca italiana». Colpirne uno, dunque, per educarne cento.

I risparmiatori che hanno investito nei bond subordinati della banca rischiano moltissimo

Di sicuro c'è che Mps, al termine del consiglio di amministrazione, ha detto «di non aver ricevuto alcuna comunicazione» ufficiale e ha deciso di proseguire con le operazioni propedeutiche all'operazione, fissando un aggiornamento del board per domenica 11 dicembre. A rischio però ci sono 25 mila lavoratori dell'istituto di credito e ben molti di più risparmiatori: già nel 2008, quando Rocca Salimbeni emise obbligazioni per finanziare la scellerata operazione di acquisizione di Antonveneta, le comprarono in 40 mila per un totale di 2 miliardi.

DUE GIORNI PER UN SALVATAGGIO. La notizia diffusa venerdì 9 dicembre 2016 ha decimato il valore della banca in Borsa, facendo crollare le quotazioni del titolo del 10%. Subito si è innescato un frenetico lavoro al ministero dell'Economia, dove Pier Carlo Padoan deve tentare il salvataggio nel mezzo di una crisi di governo licenziando in un week end un decreto legge d'urgenza. Il compito però è arduo, soprattutto da portare a termine in due giorni invece che con la necessaria calma con cui si poteva affrontare nei mesi passati. E anche se la volontà di tutelare gli investitori retail c'è, anche solo per evitare i danni politici, coloro che hanno investito nei bond subordinati della banca rischiano moltissimo.

Le opzioni per il Tesoro sono poche: la Bad bank è da escludere

Per Codogno, che ben conosce i meccanismi bancari e le strade del dicastero di via XX Settembre, adesso le opzioni sono poche. Una è la risoluzione, il bagno di sangue. L'altra è la ristrutturazione di debito subordinato e la conversione in azioni. Tertium non datur. La Bad bank è da escludere. «È da gennaio 2015 che trattano su quella: la Commissione non vuole». E anche l'ipotesi di un intervento più ampio del fondo salva-Stati (European Stability Mechanism) di cui tanto si sono occupati i rumor, secondo il professore, non è percorribile: «Ci vogliono condizioni precise per l'Esm, si deve dimostrare che le banche hanno provato a raccogliere capitali sul mercato dai privati e non ci sono riuscite: questo è il caso del Monte dei Paschi, ma per altri istituti di credito la condizione non è stata dimostrata».

LO STATO PRONTO A INIETTARE MILIARDI. Decreto d'urgenza dunque e iniezione di capitali dei contribuenti. Se in effetti l'operazione di mercato dovesse fallire a quel punto si materializzerebbe l'intervento pubblico che andrebbe dispiegato seguendo la procedura europea, che prevede il coinvolgimento di azionisti e obbligazionisti per rispettare le regole sugli aiuti di Stato. Il nodo politico ovviamente è cosa fare con gli investitori retail. Quelli che una volta erano piccoli risparmiatori e che di aumento in aumento – Mps è riuscita a bruciare 13 miliardi di euro e chiede al mercato 5 miliardi valendone meno di mezzo – rischiano di vedere azzerati completamente i loro risparmi. Per loro la Consob aveva già limitato la conversione facoltativa in azioni, spiegando che molti di quei detentori di bond non avevano il profilo di rischio adeguato. Ma l'istituto di credito tira dritto.

Alla domanda perché non si sia agito prima nessuno sa rispondere

A questo punto lo Stato potrebbe mettere i miliardi mancanti sul piatto, andando a sostituire forse anche gli anchor investor apparentemente scomparsi, il fondo del Qatar e gli altri fondi americani.

ALLO STUDIO UN MECCANISMO DI RIMBORSO. Secondo Codogno al ministero starebbero pensando a un meccanismo di rimborso agli obbligazionisti-azionisti retail simile a quello sperimentato con le quattro banche andate in risoluzione nel novembre del 2015. «L'idea», spiega, «è quella di porre limiti di reddito alle richieste di rimborso, ma è difficile che riescano a delineare i dettagli per il weekend». Ci sono infatti problemi tecnici, dice Codogno, tra cui le obbligazioni di diritto inglese.
«Il governo potrebbe anche provare a tutelare gli investitori retail applicando ai detentori di bond il limite dei 100 mila euro che si applica a chi detiene depositi, comparando il risparmiatore e all'investitore retail in bond subordinati», spiega il professore. C'è un ''però'', perché questa operazione, osserva Codogno ha bisogno dell'autorizzazione della Commissione europea. E agli occhi delle istituzioni Ue rischia di creare un precedente. Insomma, una partita assai più difficile. E alla fine, per ridurre al minimo il coinvolgimento dei piccoli investitori il Tesoro sarebbe pronto anche a riacquistare le obbligazioni da convertire in azioni.

IL TESTO PRONTO? SOLO RIFERIMENTI GENERICI. Insomma, il fallimento dell'aumento e quindi lo scenario del bail-in era tra le opzioni possibili da mesi, ma le tecnicalità sono complesse e non sono state ancora messe a punto. E questo potrebbe spiegare la mancata convocazione del Consiglio dei ministri per sabato 10 dicembre nonostante le rassicurazioni del governo a proposito di un decreto sulle banche comunque «pronto». Il testo in ogni caso conterrebbe solo un generico riferimento a "strumenti" di intervento, da dettagliare in seguito. Comunque vada, spiega l'ex alto funzionario, la reazione dei mercati non è scontata: «Se salta il Monte Paschi, ci potrebbe essere un rischio sistemico. Ma Piazza Affari non è crollata, e una risoluzione di Mps potrebbe persino eliminare l'incertezza di questi mesi». Ma alla domanda perché non si sia agito prima, nemmeno l'ex direttore generale del Tesoro sa rispondere.

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