Mrs G e i ragazzi disabili

Nadia Marchetti
15/10/2010

I tagli agli insegnanti di sostegno favoriscono le strutture private.

La Grande Riforma voluta fermamente da Mrs G. punta a una scuola di qualità, di eccellenza, nella quale i disabili naturalmente non possono trovare posto, proprio perché ostacolati da impedimenti fisici e /o mentali che non permettono loro di raggiungere i livelli previsti. Qualcuno comincia a riproporre le vecchie scuole speciali come alternativa soft alla rupe di Tarpea (è un refuso, ma il concetto è chiaro comunque).

Gli insegnanti si lamentano, perché in classi sempre più numerose il sostegno è ridotto al minimo; alcuni genitori si lamentano, perché ritengono che la presenza di un allievo disabile ostacoli lo svolgimento del programma: non sanno però che questi ragazzi hanno di solito un programma individualizzato, diverso da quello che svolge il resto della classe.
I politici tacciono o se parlano peggiorano la situazione, come l’assessore di un comune del basso varesotto che ha parlato di «ragazzi un po’ tonti», tanto per non fomentare il bullismo di cui abbiamo avuto delle prove lampanti su you tube. L’assessore si è scusato, ma intanto ha espresso un pensiero sempre più dilagante, anche se in modo piuttosto sotterraneo, ovvero che i disabili sono “parassiti” perché godono di sussidi e non producono niente.
Direi che questo concetto potrebbe valere anche per tanti giovani che vivono alle spalle dei genitori e non hanno nessuna intenzione di cercarsi un lavoro, ma non importa, torniamo alle scuole speciali. Una volta erano una specie di parcheggio chiamato impropriamente scuola, con qualche eccezione in positivo. I ragazzi disabili, anche quelli che avrebbero potuto frequentare una scuola “normale” , erano comunque separati dal resto della società, condannati ad essere diversi per sempre, non integrati, guardati con sospetto o compassione.
Supponiamo che ora le scuole speciali possano essere o sembrare migliori; i ragazzi e le loro famiglie sarebbero comunque penalizzati, perché si tratterebbe di scuole private, con delle rette che potrebbero essere superiori a quanto viene percepito a causa della disabilità. Questa non è discriminazione? Intanto continua il gioco dello scaricabarile, dallo Stato alle Regioni, dalle Regioni ai Comuni, che non hanno più risorse. Ciò non avviene solo nelle regioni più disagiate ma anche nella civilissima e avanzata Regione Lombardia: la delibera n. VIII/005000 firmata dall’ex assessore Abelli afferma che la Regione Lombardia non contribuirà più al pagamento delle rette per i centri diurni e residenziali per disabili, che saranno interamente a carico delle famiglie. E chi non riesce a pagare? Chieda al Comune. Se il Comune non aiuta? Ma mi faccia il piacere, si arrangi!
Personalmente credo che la presenza di un allievo disabile possa essere un arricchimento anche per gli altri ragazzi, che si sentono responsabilizzati e spesso riescono in modo spontaneo e informale a trovare un contatto, un modo per comunicare; molto importante è comunque l’atteggiamento degli adulti, insegnanti e genitori, per stimolare positivamente l’accoglienza e il rispetto per chi non è del tutto uguale a noi.
A questo punto mi sorge spontanea una domanda: come mai esistono i fondi per corsi di addestramento paramilitare per studenti delle superiori e gli stessi fondi mancano per gli insegnanti di sostegno e per altri progetti legati alla normale vita scolastica? Conto sul vostro aiuto per trovare una risposta!