«Mubarak, lasciaci l’Egitto»

Redazione
01/02/2011

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«Mubarak, lasciaci l’Egitto»

dal Cairo
Andrea Bernardi begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting

Mancano pochi minuti alle 17, quando si sparge la voce che Mubarak è partito. L’urlo della piazza è assordante. Tanto quanto la delusione che segue, quando la realtà torna a ricordare ai manifestanti che il raìs, anche se sta al potere da 30 anni, non ha intenzione di lasciare il suo posto. Almeno per ora.
Per gli egiziani, è una giornata lunga quella del primo febbraio. Una giornata che per molti è iniziata la notte prima. La grande piazza Tharir era piena (leggi l’articolo sulla notte del Cairo).
LA NOTTE IN PIAZZA. Il numero dei manifestanti che hanno deciso di passare la notte accampati nel luogo simbolo della rivolta è aumentato a vista d’occhio rispetto alle sere precedenti. Al Arabya ha trasmesso in diretta la protesta, 24 ore su 24. I manifestanti hanno piazzato alcune televisioni e osservavano interessati. I commenti dei politici che si alternavano ai microfoni accendevano gli animi degli spettatori. Alla fine di ogni intervento ci si guardava negli occhi per commentare le parole appena ascoltate.
Si è andati avanti così, per tutta la notte, senza sosta, con le donne che passavano a servire tè caldo. Qualcuno si è riparato dal freddo con cartoni di fortuna. I più organizzati si sono avvolti in comodi sacchi a pelo. 

Al risveglio, in fila per entrare nel corteo

Alle prime ore dell’alba la piazza era ancora addormentata. Ma è bastato poco a riaccenderla. Da due giorni la voce che circola è sempre la stessa: «Marceremo verso il palazzo presidenziale».
Ma i manifestanti, su questo, sono divisi. Durante la notte, per diverse volte, le televisioni hanno passato il messaggio ai manifestanti di Ahmed Shafik, l’uomo incaricato da Mubarak di formare il nuovo governo (leggi l’articolo sull’annuncio di Mubarak) che ordinava di non avvicinarsi al palazzo.
SIT-IN A OLTRANZA. «No», ha detto a Lettera43.it Kahaled, «non credo che sarebbe una buona idea. Avvicinarsi al Palazzo in questi giorni è pericoloso. L’esercito lo ha circondato. Credo sia meglio rimanere qui, a oltranza, paralizzare il Paese, per far capire a Mubarak che è finito. Che deve andarsene e lasciare l’Egitto agli egiziani».
Con il passare delle ore la piazza si è riempita a vista d’occhio. Fiumi di gente sono affluiti da tutti gli accessi (leggi la cronaca della marcia del milione del Cairo). I manifestanti, disciplinati, hanno formato cordoni, facendo passare una persona alla volta con il documento in mano. Un aiuto per l’esercito, ancora schierato con i blindati, impegnato a perquisire la folla in arrivo.
I primi numeri hanno parlato di milioni di persone. Difficile fare una stima, ma nel pomeriggio piazza Tharir era veramente stracolma. I megafoni hanno scandito in continuazione slogan contro Mubarak.
FANTOCCI IMPICCATI. «C’è qualcuno nella piazza», ha gridato un ragazzo, «che vuole creare disordini. Siamo sicuri che siano mandati apposta dal governo. Ci stiamo organizzando perché questo non avvenga. La gente che entra in questa piazza vuole una cosa sola: le dimissioni di Mubarak. Chi pensa di venire qui per dividerci o creare problemi non ci riuscirà».
Sui pali dei semafori, in mezzo alla piazza, sono stati appesi i fantocci del presidente. Su uno striscione gigantesco, era scritto in inglese: ‘Le persone chiedono di rimuovere il regime”.