Per creare la cultura dell’accessibilità le multe non bastano

16 Febbraio 2019 13.00
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Mi sta venendo il forte sospetto che coloro i quali occupano indebitamente i posti auto riservati alle persone con disabilità siano tutti membri dell'Accademia della Crusca. «Te sei andicappata solo al cervello». Questo è il testo del biglietto, scritto in italiano dantesco e lasciato sul parabrezza dell'auto della mamma di Alyssa, bimba con disabilità neuropsicomotoria, dall'uomo che aveva occupato il posto auto riservato ai disabili a cui la signora aveva fatto notare l'infrazione. Tornano in mente altre parole, cioè quelle scritte da un altro amico di noi «handicappati» (eh già, ci vuole l'acca, quante scoperte si fanno nel corso della vita!) un anno e mezzo fa in un parcheggio dell'hinterland milanese. Pure lui aveva usato una sintassi da Nobel per la Letteratura. Concedetemi un piccolo ringraziamento a questi geni “abili”: avete infranto una norma del codice stradale e aumentato le difficoltà di chi incontra già tante barriere, architettoniche e non, nel suo quotidiano però la vostra ignoranza in grammatica e sintassi (ma, purtroppo, non solo) ci suscita un'ilarità senza pari!

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LA CAMPAGNA PALERMITANA INSIEME

Notizie che denunciano stalli abusivi, l'uso irregolare dei contrassegni per il parcheggio o auto posteggiate dove ostacolano la mobilità altrui riempiono settimanalmente le pagine dei quotidiani della nostra civil Patria. La risposta a tali infrazioni è generalmente una sola: la contravvenzione. Le multe vengono elargite con giustissima generosità ma la recidiva continua a essere molto alta. Come mai? Evidentemente la sanzione, per quanto “bruci” a chi se la vede comminare, non basta a scoraggiare dal commettere la violazione. Ecco perché, per esempio, mi sto interrogando sull'efficacia della campagna “Insieme” promossa in questi giorni a Palermo dal comando della Polizia municipale in collaborazione con l'Associazione siciliana medullolesi spinali. Sicuramente l'iniziativa offre molta visibilità al tema dell'accessibilità cittadina ed è quindi utile per sensibilizzare i palermitani sulla questione. Concordo anche con l'obiettivo di rilevare tutti quegli impedimenti infrastrutturali – per esempio lo scorretto posizionamento della segnaletica stradale, i marciapiedi troppo stretti, l'assenza di rampe – che impediscono l'esercizio del diritto alla mobilità di tutte le persone che hanno esigenze diverse dalla norma. I disabili, gli anziani, le mamme con i passeggini, chi usa le stampelle a causa di un arto fratturato rientrano tutti in questa categoria. Mi auguro che alla rilevazione segua la rimozione di queste barriere.

LE MULTE SONO UNA RISPOSTA INUTILE

Ciò che mi lascia perplessa invece è la soluzione adottata per contrastare le violazioni del codice stradale nonché del diritto all'altrui possibilità di spostamento da parte dei privati. Multe, multe, multe. Cosa ci suggerisce, ancora una volta, questo dato? Che la sanzione non serve a nulla se non ad aumentare il risentimento di chi la subisce, con conseguenti invettive dell'automobilista, che si percepisce un perseguitato incolpevole, contro le vere vittime del comportamento incivile, ovvero le persone con mobilità differente. Non è la strada giusta da percorrere, dunque. Più che sbagliata, è inutile cioè non serve né a raggiungere l'obiettivo di rendere consapevole l'autore dell'infrazione di aver violato un diritto, oltre che una norma del codice stradale, né a responsabilizzarlo rispetto all'adozione di una condotta diversa.

CONFRONTO E DIALOGO: LE ALTERNATIVE ALLA SANZIONE

Io sperimenterei delle modalità alternative di coinvolgimento di questi automobilisti. Cercherei di creare delle occasioni di confronto con le vittime reali o potenziali delle loro azioni. Ovviamente ciò che sto proponendo è generare l'opportunità di un dialogo mediato da un esperto nelle dinamiche di conflitto e all'interno di un percorso ad hoc. Lo specifico perché mi si potrebbe obiettare che la relazione tra chi commette l'infrazione e chi la subisce spesso c'è, come nel caso dell'episodio citato all'inizio. È vero ma si tratta di un'interazione in cui entrambe le parti sono troppo coinvolte emotivamente e concentrate a far valere le proprie ragioni perché si possa generare un cambiamento nel modo di pensare di chi sta impedendo all'altro di esercitare il suo diritto di accesso alla città.

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MAPPATURA DELLE BARRIERE E SKARROZZATE CITTADINE

Io, al posto dell'ammenda, lavorerei con l'autore dell'infrazione per promuovere la consapevolezza da parte sua rispetto alle conseguenze del suo comportamento e la responsabilizzazione rispetto al modo in cui poter riparare al torto commesso. Le possibilità sono potenzialmente infinite. Si potrebbe, per esempio, coinvolgere gli automobilisti “distratti” in un'azione di mappatura delle barriere architettoniche, stabili e semoventi (come le automobili), presenti in città. Oppure invitarli a partecipare agli incontri di qualche associazione che si occupa di diritto all'accessibilità urbana. Un'altra iniziativa interessante da proporre loro è accompagnare una persona con disabilità motoria o visiva in una passeggiata per le strade del centro e della periferia. Molti amici mi hanno confidato di aver acquisito consapevolezza degli ostacoli urbani alla libera circolazione di tutti solo nel momento in cui si sono trovati a dovermi affiancare nell'affrontarli. Si potrebbero anche organizzare delle skarrozzate – passeggiate sulla sedia a rotelle per i cosiddetti normodotati – come già succede in molte città italiane.

VA ALIMENTATA UNA CULTURA DEL RISPETTO DELLE DIFFERENZE

E poi, soprattutto, lavorerei per la promozione di una cultura del rispetto delle differenze a tutti i livelli della nostra organizzazione sociale e politica, perché è questo che ci manca. Inserirei il tema dell'accessibilità nel programma scolastico di educazione civica e nel piano di studi delle facoltà di Architettura ed Ingegneria come esame obbligatorio da sostenere. Proporrei dei focus group per gli amministratori locali, spettacoli teatrali sull'argomento e laboratori rivolti ai cittadini. Perché le idee e i comportamenti delle persone così come gli indirizzi politici di un Paese si possono cambiare. Basta, citando De André, continuare ad andare «in direzione ostinata e contraria».

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