Rolando Proietti Mancini

Musicoterapia, un'eccellenza da normare

Musicoterapia, un’eccellenza da normare

14 Marzo 2012 14.54
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Gentile direttore,

sono musicoterapista presso un centro per disabili a Roma e ho 62
anni. Ritengo che la classifica dell’Istituto Leoni sulle 10
proposte di legge più pazze
del parlamento sia superficiale
e l’invito sincero è quello di andare nei centri della
sofferenza a vedere come lavorano i musicoterapisti.
UNA DISCIPLINA IN DIVENIRE. In ambito educativo,
riabilitativo e terapeutico gli operatori vivono il progresso
delle tecniche e delle metodologie e gradualmente nuove
discipline vengono proposte e utilizzate negli ambulatori, nelle
case famiglia, nei centri diurni, nelle cooperative, nei centri
di riabilitazione, nelle residenze assistite. Nel tempo abbiamo
visto susseguirsi operatori di fisioterapia, psicomotricità,
terapia occupazionale, tecnici della riabilitazione psichiatrica
e psicosociale, educatori professionali, tecnici per la neuro e
psicomotricità per l’età evolutiva e così via. Queste
tecniche hanno concretamente rispecchiato il continuo procedere
della ricerca scientifica e l’hanno rappresentata nei
reparti, nelle palestre e nelle realtà operative.
NEL 2003 CENSITE 5 MILA UNITÀ OPERATIVE.
Prendiamo per esempio la musicoterapia: i dati Cnel del 2003
riportavano un censimento di 12 associazioni per un totale di 865
iscritti e una proiezione di 5 mila unità operative a livello
nazionale, probabilmente lievitato con gli anni.
CONTRATTI ORIGINALI E ATIPICI. I musicoterapisti
sono specializzati in una disciplina emergente molto diffusa a
livello internazionale e, naturalmente, non regolamentata come
tutte le nuove tecniche. Essi intervengono in molteplici
situazioni, attraverso forme contrattuali tra le più originali e
atipiche. 
Nel percorso educativo e riabilitativo, poi, è possibile
intervenire attraverso la musicoterapia con pazienti privi di
parola, con potenzialità esclusive in ambito non verbale, con
gravi problematiche di ordine psicologico e relazionale.
IL DIALOGO NON VERBALE. A tali pazienti non
possiamo offrire solo il tradizionale lettino terapeutico o il
classico tavolo di lavoro, essendo spesso persone non
collaboranti, a volte aggressive e autolesioniste. È necessario
invece intervenire con tecniche appropriate finalizzate a
innescare essenziali dialoghi comunicativi non verbali. La
musicoterapia è infatti una modalità d’approccio sensoriale
che utilizza l’elemento sonoro con finalità terapeutiche e
preventive per intervenire su un certo numero di disagi fisici,
psicologici e psicopatologici.
IL VALORE TERAPEUTICO. In questo particolare
ambito, l’obiettivo terapeutico deve essere distinto da un
risultato propriamente musicale. Un percorso attraverso il quale
si accudisce un individuo o un contesto collettivo, attraverso la
stimolazione delle sue capacità creative, per trovare nuove
sintesi dei suoi modelli interpretativi del mondo, non può non
essere considerato anche «terapeutico». Questo termine non ha
necessariamente un’accezione solo «clinica». Vuole
semplicemente sottolineare quanto il benessere del soggetto passi
anche per un’armonizzazione delle sue maniere di comunicare con
il mondo esterno e di autopercepirsi non solo secondo codici
verbali, ma anche corporei.
OLTRE L’APPROCCIO BIOLOGICO. Molti luoghi
comuni descrivono infatti il corpo come un’area di esclusiva
pertinenza medica o biologica, senza tenere conto che molte
recenti ricerche hanno dimostrato quanto anche il corpo si
esprima secondo codici culturali e quanto, molto spesso, si
conviva inconsapevolmente con diversi e tra loro conflittuali
schemi di relazione corporea, anch’essi culturalmente
definiti. 
In più di 30 anni sono entrate a far parte dei servizi
sociosanitari, collateralmente a quanto accaduto in tutta la
comunità europea e internazionale, alcune queste nuove attività
riabilitative di ricerca. Ciò è stato frutto
dell’intuizione (che ha anticipato spesso la ricerca
ufficiale) e del protagonismo positivo di imprenditori sociali,
laici e religiosi, sensibili allo sviluppo dell’educazione,
della riabilitazione e della terapia.
LA SCURE DEI PIANI DI RIENTRO. Tali attività
per prime stanno per essere eliminate nella fase di rimodulazione
conseguente ai piani di rientro economici imposti alle regioni in
deficit sanitario. Parliamo anche di altre tecniche riabilitative
e terapeutiche che rappresentano acqua pura per la comunicazione
di soggetti gravi e, conseguentemente per le loro famiglie.
FIGURE NON REGOLAMENTATE A RISCHIO. Nel
complesso quadro in atto è essenziale, a nostro avviso,
continuare a sostenere l’espressione e la comunicazione di
tanti nostri concittadini facendo in modo che tali attività non
vengano eliminate né ridotte dai centri convenzionati,
prevedendo purtroppo i decreti attuativi l’inesistenza delle
figure non regolamentate (che pur lavorando da una vita si
troverebbero esclusi tra gli esclusi).
Ciò significa che il nostro Paese rischia di gettare con
l’acqua sporca anche il bambino. Razionalizzando cioè la
spesa e realizzando il taglio lineare si annullerebbe di fatto la
ricerca educativa, riabilitativa e terapeutica, allontanandoci
definitivamente dalla ricerca nel settore che di fatto viene
realizzata dai centri convenzionati con l’assunzione delle
figure professionali innovative (e questo proprio adesso che lo
sviluppo della fisica quantica e vibrazionista a livello
internazionale delinea concretamente la possibilità di misurare
e verificare l’influenza delle onde sonore sulle cellule
viventi, facendo coniugare finalmente la musicoterapia classica
con la fisica vibrazionista).
VERSO LA BUROCRATIZZAZIONE. Questo comporta il
blocco di fatto dello studio e dello sviluppo delle metodologie e
delle strategie operative, con la conseguente ripetitività delle
attività tradizionali, sempre più burocratizzate e ritualizzate
a fini amministrativi e formali.
Le conseguenze di questo dato sono di un rientro, sì, ma un
rientro in una situazione pseudomanicomiale (non tradizionale ma
apparentemente funzionale) nella quale al posto
dell’educazione, della riabilitazione e della terapia
troveremo domani automatismi costruiti esclusivamente sulla base
del risparmio economico.
I processi educativi, riabilitativi e terapeutici, una volta
distaccati dallo studio e dalla ricerca condivisa e
interdisciplinare, globale e complessa, lentamente perderanno
efficacia rischiando di innescare una diffusa perdita di
entusiasmo da parte degli operatori sempre più bloccati e
demotivati da criteri organizzativi coordinati, sempre più
spesso, da figure di tipo contabile.

(Rolando Proietti Mancini è presidente del Comitato
nazionale di musicoterapia democratica
)

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