Mussari come Marchionne?

Gabriella Colarusso
23/01/2011

L'ombra di Mirafiori sul contratto dei bancari.

Mussari come Marchionne?

Il calcio d’inizio è fissato per il 25 gennaio 2011, ma, con il precedente di Mirafiori, lo stato d’animo dei sindacati dei bancari a pochi giorni dall’inizio della trattativa per il rinnovo del contratto nazionale, scaduto a dicembre 2010 e che riguarda 340 mila lavoratori, non è dei migliori.
Il timore che una nuova stagione di contratti siglati in deroga al contratto nazionale si apra anche nel mondo del credito è forte. Nonostante le rassicurazioni date dal presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, che ha più volte ribadito di non voler seguire le orme dell’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne, le sigle del settore temono che sia proprio quella la strada che il negoziatore dell’associazione bancaria, Francesco Micheli, ex braccio destro di Corrado Passera, vorrà intraprendere, anche se con toni e accenti più morbidi rispetto a quelli del manager del Lingotto.
IL PRECEDENTE DI INTESA. Sulla trattativa pesa infatti l’ombra del cosiddetto accordo “L’Aquila Lecce” (leggi l’articolo), che Intesa SanPaolo ottenne in deroga al contratto nazionale a febbraio 2010. L’accordo prevedeva riduzioni sullo stipendio rispetto a quanto stabilito dal contratto nazionale e più ore di lavoro per i nuovi assunti.
Mediatore per la banca di Passera fu proprio Micheli, che ora negozierà per l’Abi e che secondo una buona parte di sindacato ha in mente di riproporre lo stesso schema, «dando più spazio ai contratti aziendali rispetto a quello nazionale».
È stato lo stesso Corrado Passera, infatti, parlando alla fine del comitato direttivo di Assonime, il 20 gennaio 2011, ad affermare che, pur ribadendo l’importanza del contratto nazionale, è «sempre più importante la parte che deve essere adeguata alle singole situazioni aziendali».
La posizione del Fabi, la principale sigla del settore, su una possibile inversione di rotta marchionnesca è granitica: «possiamo accettare una certa flessibilità ma solo in entrata, solo cioè per consentire nuove assunzioni, assolutamente temporanea, poi però i contratti devono essere adeguati a quello nazionale», dicono fonti sindacali. Inoltre, il rinnovo «non può essere a costo zero, come ha lasciato intendere lo stesso Micheli. Ci dovranno essere degli aumenti».

La lettera di Mussari e il silenzio del governo

La trattativa che si aprirà il 25 gennaio, dunque, non è senza ostacoli. E non solo per lo spettro Marchionne. Anche per una certa latitanza del governo, che potrà forse far contenta una parte di sindacato, ma che di sicuro non soddisfa la dirigenza Abi.
Il punto dolente è il fondo di solidarietà, l’ammortizzatore sociale del settore, quello che per un decennio ha consentito alla banche di gestire pensionamenti ed emergenze occupazionali, ma che ora è diventato troppo oneroso per l’Abi.
MUSSARI CHIAMA, TREMONTI NON RISPONDE. Due mesi fa infatti l’associazione delle banche aveva annunciato ai sindacati la sua intenzione di sciogliere il fondo, incontrando però la strenua opposizione di tutte le sigle. L’Abi è stata quindi costretta a tornare sui suoi passi, ma ha cercato una sponda nel governo.
A novembre 2010, il presidente Mussari ha inviato una lettera ai ministri dell’Economia, Giulio Tremonti, e del Lavoro, Maurizio Sacconi, per chiedere un intervento di riforma da parte del governo che eviti l’abrogazione del fondo perché, ha scritto Mussari, «nel tempo sono aumentati gli oneri a carico delle imprese anche perché sono intervenute modifiche al sistema fiscale rispetto a quanto previsto al momento della creazione del fondo».
Da Tremonti e Sacconi però, fino a oggi non è arrivata risposta. Un silenzio conveniente, secondo alcuni sindacalisti: «Fortunatamente per ora abbiamo evitato il rischio che il fondo venga abrogato».
Ma non per altri: «la Fabi sarebbe disposta anche a discutere un progetto di defiscalizzazione del fondo», dicono fonti interne al sindacato guidato da Lando Sileoni, «ma è una materia sulla quale deve intervenire il governo che per il momento però latita».
L’Abi non l’ha dimenticato e sono in molti a scommettere che anche questo, insieme allo spettro Marchionne, peserà sulla trattativa per il rinnovo del nuovo contratto.