Omicidio Nada Cella, uccisa per motivi di «rancore e gelosia»

Redazione
19/10/2023

Per gli inquirenti, Marco Soracco, il commercialista nel cui studio venne uccisa la sua segretaria il 6 maggio 1996, sapeva del coinvolgimento dell'ex insegnante e unica indagata Annalucia Cecere «avendola sorpresa sul luogo del delitto».

Omicidio Nada Cella, uccisa per motivi di «rancore e gelosia»

Secondo quanto emerso dalle carte dell’inchiesta appena chiusa dalla procura di Genova, Marco Soracco, il commercialista di Chiavari nel cui studio venne uccisa la sua segretaria Nada Cella il 6 maggio 1996, sapeva del coinvolgimento diretto di Annalucia Cecere «avendola sorpresa sul luogo del delitto». L’ex insegnante, unica indagata, è accusata di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi. Soracco e la madre Marisa Bacchioni devono invece rispondere di false dichiarazioni al pm e favoreggiamento: per l’accusa avrebbero mentito nel corso degli interrogatori fatti fino a un mese fa.

Uccisa per gelosia

Come riportato dall’Ansa, Cecere avrebbe ucciso Nada «per motivi di rancore e gelosia verso la vittima (per via della posizione da lei occupata all’interno dello studio di Soracco e la sua vicinanza a costui)». Il commercialista, come sostenuto dagli investigatori della squadra mobile, avrebbe mentito più volte. In particolare avrebbe detto che la mattina dell’omicidio era sceso in studio solo qualche minuto dopo le 9:10 ma risulta «invece provato il suo accesso in studio prima delle 9 e la conoscenza della identità dell’autrice della aggressione». Inoltre avrebbe mentito sulla sua conoscenza con la Cecere dichiarando «di non aver avuto alcuna relazione, ma solo una occasionale frequentazione, e che la donna non era mai andata in studio, eccetto che in una sola occasione» – qualche giorno prima dell’omicidio – «in cui l’aveva ricevuta la segretaria Nada Cella».

La riapertura del caso

A fare riaprire il caso era stata la determinazione della criminologa Antonella Pesce Delfino, insieme all’avvocata Sabrina Franzone, che ha riletto gli atti della vecchia indagine scoprendo particolari sottovalutati. Tra gli elementi non presi inizialmente in considerazione anche la testimonianza di una donna che aveva detto di avere visto, la mattina del delitto, la Cecere sotto lo studio di Soracco mentre andava via sul suo motorino. Per gli investigatori, coordinati dal procuratore Francesco Pinto e dal sostituto Gabriella Dotto, sul veicolo potrebbero esserci dunque ancora possibili tracce, nel caso in cui l’ex insegnante avesse ucciso Cella.