Barbara Ciolli

Napoli, la capitale dei millennial influencer

Napoli, la capitale dei millennial influencer

22 Dicembre 2018 14.00
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Lo dicono anche a Londra e a New York che presto la fama di Napoli nel mondo potrebbe cambiare. La città simbolo dell'Italia – pizza, mafia e mandolino – copertina immortale dello Spiegel del 1977 – è dall'antichità una delle capitali del Mediterraneo, grandi artisti e capolavori sono figli della sua ricchezza culturale, anche se nell'ultimo secolo è passata alle cronache come la metropoli della povertà e degli omicidi in strada della camorra. Ma Napoli sta tornando, anche e sempre di più, la città dei registi degli Oscar, epicentro di un nuovo rinascimento. Star di Hollywood vanno pazze per la complessità della metropoli partenopea, e accade da un po' che a in città si aprano accademie e start up per millennial e che, dalla capitale digitale italiana, gli incubatori dell'hi-tech si espandano in Europa e Oltreoceano. Per i millennial di eccellenza è pronta a inaugurare una sede, proprio a Napoli, anche la Scuola Normale di Pisa, da dove non si era mai mossa in due secoli.

LA SCOMMESSA DI APPLE CON IOS ACADEMY

Il triennio sperimentale dei normalisti partirà dal 2019, non senza polemiche, in collaborazione con l'Università Federico II. L'eco internazionale della capitale del Sud è dovuto alla scommessa di Apple, che nel 2016 ha aperto a Napoli, e non a Milano o a Berlino, la prima scuola europea per sviluppatori dei suoi sistemi operativi. Là dove c'erano i capannoni dismessi della Cirio è sorta la iOs Academy che ha già formato circa 400 programmatori. Un bel colpo: Valeria Frascione, napoletana, da più di 20 anni al lavoro per costruire la Città della scienza nella metropoli, dal 2015 primo assessore regionale in Italia per l'Internazionalizzazione e le start up, non smette di ribattere agli scettici che se «ci ha creduto Tim Cook dovremmo dargli ragione». Ma il nuovo patron della Apple ha scelto Napoli anche perché il polo scientifico del capoluogo partenopeo dagli Anni 90 si era popolato di oltre 130 start up innovative e per le tecnologie digitali, collaborando con il sistema delle imprese cinesi e, a livello accademico, con il Mit di Boston.

LA SILICON VALLEY CREDE NEI GIOVANI DEL SUD

Dove Apple va, gli altri seguono, come ha riportato anche la Bbc. Nell'ambiente internazionale cresciuto all'ombra del Vesuvio è entrata anche Cisco, che nel 2018 ha lanciato una sua Networking Academy e un hCiscub per la co-innovazione, sempre nel polo universitario e tecnologico della Federico II di San Giovanni a Teduccio. Accanto alle grandi aule della Apple, il colosso della Silicon Valley specializza gli studenti in tecnologie della Rete e cybersecurity, pronto, ha sottolineato il ceo Chuck Rubbins, «per la prima volta al mondo a tentare una collaborazione» con l'erede di Steve Jobs. Dalla periferia di San Giovanni a Teduccio, Cisco forma ragazzi anche a Scampia e nel carcere di Secondigliano, i capi delle multinazionali americane sono affascinati dal fermento partenopeo e dalla creatività di tanti giovani meridionali, «una Disneyland dell'informazione, caso unico nel Paese» anche per l'ad di Cisco Italia Agostino Santoni. Gli iscritti alla scuola della Apple sono per la maggior parte campani e anche l'azienda punta sul «capitale umano incredibile del Meridione».

LA FABBRICA DI INFLUENCER DI BUZZOOLE

I problemi per l'accesso al credito delle banche e ai capitali degli investitori privati restano, Napoli è lontana dal divenire un centro dell'economia e della finanza come Londra o Milano, vocazione che forse non avrà mai. Non di meno l'hub italiano dell'It pulsa anche di vita propria con start up partenopee come per esempio Buzzoole, la fabbrica di influencer (oltre 270 mila al momento in 176 Paesi) fondata a Napoli nel 2013 e poi sbarcata a Roma, Milano, Londra e a New York: una crescita di oltre il 200% in un lustro, nell'ultimo biennio soprattutto sui mercati stranieri. Nel 2018 Buzzoole ha anche lanciato, in collaborazione con l'università telematica Pegaso, i primi corsi in Italia per professionalizzare gli influencer, perché son tutti bravi a definirsi tali ma, ha ricordato il capo del marketing della piattaforma, è influencer solo chi «catalizza l'attenzione e sa uscire fuori dal coro».

Nel Napoletano è nata Evija, una delle migliori quattro start up dell'agrifood al mondo

FUGA E RIENTRO DEI CERVELLI

I corsi della Buzzoole Academy per sfornare pubblicitari dell'online coprono linguaggi (il blog perfetto, video e storytelling digitali, social advertising) e specializzazioni (fashion, food e tech), e anche l'università privata hight tech Pegaso, riconosciuta dal ministero dell'Istruzione per l'alta formazione in e-learning, è nata a Napoli e si è ramificata in una sessantina di sedi in Italia. C'è chi parte dalla città e c'è chi rientra, magari per poi lavorare all'estero per un'azienda italiana. La fuga dei cervelli verso il Nord non è più di sola andata. Aprire una start up Oltreoceano o Oltremanica avrebbe garantito tempi più veloci e un'eco maggiore sul mercato, ma alla fondazione sarebbe stato necessario investire più di tre volte tanto. Anche i salari, come il costo della vita, nel Sud Italia sono la metà che a Londra. E poi chi è di Napoli ci tiene alla napoletanità.

EVJA, FIORE ALL'OCCHIELLO DELL'AGRIFOOD

Un altro fiore all'occhiello dell'hi-tech partenopeo è la start up Evja, che nell'hinterland di Acerra ha sviluppato, in collaborazione con la Federico II, un sistema di sensori per limitare l'utilizzo di pesticidi e di altri prodotti chimici, regolando anche l'irrigazione e le varie cure delle coltivazioni. Con la app di Evja, alcuni agricoltori campani tengono d'occhio h24 valori come temperatura, umidità e irradiazione solare, facendo crescere sani e forti insalate e San Marzano. I sensori vengono adottati anche da aziende in Puglia e in Lazio e nel 2018 due big stranieri dell'agroalimentare, l'austriaca Rwa e la bavarese BayWa, hanno acquisito una quota di minoranza del 2,5% ciascuna dell'impresa innovativa del Napoletano. Per Rwa, Evja è una delle migliori quattro start up dell'agrifood al mondo. La reputazione di Napoli sta cambiando, davvero il disco della pizza, mafia e mandolino si è rotto.

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