Napoli, Scampia è ‘na cosa grande

22 Settembre 2012 18.04
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Gli omicidi di Scampia continuano a convincere l’opinione pubblica che il quartiere sia ormai destinato a essere sopraffatto dalla camorra. Ma questi omicidi soffocano anche i tentativi di far conoscere una nuova faccia di Scampia, più funzionante, pulita, acculturata. Da qualche mese ormai si rinvia una data importante: quella dell’inaugurazione della biblioteca popolare che con i suoi 16 mila libri sarà la più grande di tutta la Campania.

16 mila libri per vincere il degrado

La biblioteca popolare è l’ultimo di una serie di progetti atti a coinvolgere i giovani del quartiere. Un progetto realizzato grazie alla tenacia di Rosario Esposito La Rossa, giovane scrittore e attore di teatro ma soprattutto abitante attivo di Scampia. Rosario e Lena, la sua compagna, partecipano a diversi progetti nati per accrescere il tessuto culturale e relazionale del rione che, con i suoi 100 mila abitanti, non conosce luoghi di aggregazione all’aperto. «Bisogna lavorare sulle nuove generazioni affinché cambi qualcosa», dice Rosario. E di cambiamenti, sul suo territorio, Rosario ce ne mostra parecchi.
IL MARACANÀ CHE SFORNA CAMPIONI. Oltre alla biblioteca c’è il centro sportivo Arci Scampia. Tre anni fa era uno spiazzo frequentato dagli spacciatori. Ora ci sono 600 ragazzi che si allenano su tre campi da calcio diversi. Dal Maracanà di Scampia, come viene chiamato il campo centrale, escono ogni anno una ventina di giocatori che accedono alle categorie professionistiche.
E quelli che non diventano calciatori sono invitati a frequentare corsi di formazione per diventare pizzaioli o artigiani. «Perché la scuola di calcio è prima di tutto scuola di vita», aggiunge Rosario, che accoglie tutti quelli che lo vengono a trovare con la tuta da allenatore, la sua seconda pelle.

Ogni piccola azione è una grande conquista

Al campo sportivo ci sono la raccolta differenziata e il bidone dell’olio esausto. Gli appezzamenti di erba di fianco alle strade vengono curati per impedire che i tossici vadano a bucarsi davanti ai bambini. Uno spartitraffico è stato costruito per impedire le corse clandestine. Ogni piccola azione può significare una grande conquista.
VERDE, FONTANE E GLICINI OLTRE LE VELE. A costruire l’immagine di una Scampia degradata, si sa, ci ha pensato anche l’architettura. Le famigerate Vele volevano emulare gli edifici di Villeneuve-Loubet vicino a Nizza. Oggi sono in parte disabitate e non si capisce quanta gente effettivamente ci viva. Rosario ce le mostra dal parco di Scampia dove basterebbe ruotare l’obiettivo di 90 gradi per riprendere un polmone verde fondamentale per la gente della zona con le sue fontane e i glicini. Ma alle videocamere interessano piuttosto i ragazzini che impennano sui motorini e le ragazzine che per impressionare dicono di fumare crack
ALLE STRADE I NOMI DI PARTIGIANI E ARTISTI. Uscire dall’unico ingresso del parco, che chiude quando le famiglie finiscono di lavorare, significa trovarsi su Via fratelli Cervi: «La toponomastica è un altro traguardo. Le strade portano i nomi di chi ha fatto la Resistenza ma anche di personaggi noti come Andrea Pazienza (artista del fumetto e dell’illustrazione, scomparso nel 1988, ndr)».
«NASCERE A SCAMPIA TI SEGNA PER LA VITA». Alla fine del viale c’è l’albero piantato in onore di Antonio Landieri, il cugino diversamente abile di Rosario, ucciso nel 2004 per sbaglio dalla camorra durante un regolamento di conti. «Gli bastava un passo per mettersi in salvo» sottolinea Rosario. Ancora oggi c’è chi crede che Antonio sia un camorrista e non una vittima: perché «essere di Scampia ti segna a vita». È da quel momento che Rosario ha deciso di investire tutto sé stesso in queste attività.

Dalla coltivazione degli orti ai corsi di lingua

Dietro l’albero, piazza dei Grandi eventi o anche piazza Mammuth, perché costruita con una colata di cemento bianco. Piazza Mammuth ospita il Centro territoriale omonimo, struttura pedagogica frequentata da professionisti di tutta Italia dove si studiano percorsi di non-scuola per ragazzi. Vi si svolgono corsi di recupero della mano, intesi come lezioni sulla lavorazione della creta o sulla coltivazione degli orti. Ci sono anche percorsi di apprendimento della lingua italiana per stranieri e postazioni Internet; ed è prevista l’assegnazione di borse di studio.
IL TEATRO SOCIALE FRA SEMINARI E LABORATORI. Infine c’è il teatro: Vo.di.Sca (Voci di Scampia) è una associazione nata nel 2007 che oltre a promuovere la recitazione come strumento sociale coinvolge anche i giovani attraverso seminari e laboratori. Il gruppo si esercita al Teatro Area Nord di Piscinola: questo mega-complesso, costruito negli Anni 80 con i fondi post-terremoto dell’Irpinia, doveva dare alla popolazione una piscina coperta, un campo da calcio, campi da basket, da tennis, laboratori multimediali e pure gli studi Rai dove girare la serie de La Squadra.
UNA STRUTTURA RIMASTA VUOTA PER 20 ANNI. All’inaugurazione l’allora assessore al lavoro disse che nemmeno Parigi avrebbe avuto i soldi per mantenere un posto del genere. Difatti Napoli non ce li ha avuti e la struttura è rimasta vuota per 20 anni.
Ora l’Ensemble Libera Scena, una cooperativa di attori, ha preso in mano la gestione di uno spazio senza riscaldamento e pieno di infiltrazioni ma da cui è stata ricavata una sala più piccola da 130 posti dove anche i Vo.di.Sca si esibiscono. Basterebbero 400 mila euro per la sua ristrutturazione ma Rosario è abituato alle contraddizioni e non si lascia sopraffare dalla delusione.
Anzi, il suo impegno e quello di Lena si rinnovano a ogni sfida che Scampia richiede loro. La loro associazione ha anche rilevato una casa editrice, la storica Marotta&Cafiero, che ora si occupa di narrativa sociale.
Combattere la criminalità a colpi di cultura, sport e sostenibilità ambientale è possibile. L’altra faccia di Scampia ne è la prova.

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