Narcisismo libero

Bruno Giurato
03/02/2011

Non è più una malattia, ma un tratto di personalità.

Narcisismo libero

Si sbianchettano anche le malattie. Quando una malattia smette di essere studiata le motivazioni sono due: è stata debellata o è diventata la condizione abituale: non fa più testo, al massimo contesto. Non è più una stranezza, è regola. Certe volte addirittura un goloso mito di fondazione.
Come sta succedendo con il narcisismo. Prova ne è che la quinta edizione del Dsm, il Diagnostic and statistical manual of mental disorders, curato dalla Amercan psychiatric association, non conterrà più la voce “Narcisismo”, declassata da “disturbo di personalità” a “tratto di personalità”. A dire il vero gli psichiatri hanno sempre avuto problemi a classificare il disturbo narcisistico di personalità: un concetto borderline.
FREUD E WILDE. Ne parlò Sigmund Freud nell’ennesima rilettura di un mito classico. Narciso è il bellissimo giovane che per maledizione degli dei poteva amare solo se stesso, inseguito dalla ninfa Eco (che ripete all’infinito le invocazioni all’amante) alla fine si rende conto che non potrà mai avere l’oggetto amato, cioè se stesso, e si lascia morire. Perfettamente triste e romantico come il narciso shakesperiano Malvolio de La dodicesima notte. E come la perfetta rivisitazione simbolista di Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray.

L’Occidente senza empatia

Fu Heinz Hohut a proporre di introdurre nel Dsm il disturbo narcisistico di personalità, definendo il soggetto come persona dal «Sé grandioso» che conserva alcune delle caratteristiche primitive dell’Io infantile e un’immagine interiore idealizzata e “onnipotente”. Una descrizione che ai giorni nostri è la nromalità per molte persone. 
IL ‘CAVALIER POMPETTA’. Potrebbe andar bene tanto per un Cavalier pompetta (copyright Dagospia) quanto alla massa dei superuomini  che popola l’orizzonte occidentale. Secondo molti studiosi è una caratteristica più diffusa nell’Occidente industrializzato che in altre parti del mondo. Il narcisista prova “scarsa empatia” nei confronti del prossimo, che gli serve al più come conferma della propria immagine o delle proprie doti. Il vizio capitale che gli sta a pennello è l’invidia. 

Il Narciso e il Dandy

Il narciso è più maschio che femmina. O meglio nelle femmine il tratto narcisista, il prendersi cura di sé, il pensare all’immagine, è quasi un fatto professionale. L’aura narcisa di una Coco Chanel, di una Anna Magnani, di una Sharon Stone, di una Kate Moss, di una Amy Whinehouse, di una Anne Wintour si confonde un po’ con quella di donna fatale, un po’ con quella di maudit, un po’ con quella (sic!) di stronza. Il narcisismo puro è un fatto maschile. Ed è diverso dal dandysmo. Il dandy è l’uomo che “vive tutta la propria esistenza come davanti a uno specchio”, come diceva Charles Baudelaire. Ma per lo sforzo continuo di fare della propria vita un’opera d’arte. Invece il Narciso si ritiene già perfetto, al massimo bisognoso di qualche ritocchino. I narcisisti “storici”, Oscar Wilde, Gabriele D’Annunzio, Curzio Malaparte, Lord Byron in realtà sono prima di tutto dei dandy, gran lavoratori travestiti da nullafacenti.
TIGER WOODS E MOURINHO. L’isola dei narcisi famosi di oggi raccoglie personaggi che hanno fatto dell’io un culto. Un esempio viene da Tiger Woods, colpitore di palle e collezionista seriale di femmine. Che dire poi di Sarah Palin che all’immagine di gaffeuse innamorata di sé (e tigre semi-volontaria del materasso) deve molta della sua popolarità? Non va dimenticato poi Jose Mourinho, esemplare-alfa di campione sportivo a caccia di gloria («Non sono il migliore del mondo, ma penso che nessuno sia migliore di me»).
E visto che dai personaggi pubblici a quelli immaginari il passo è breve se non nullo, bisogna citare anche l’io ipertrofico di un doctor House.  Per ultimo:  «Prima ero ebreo, crescendo mi sono convertito al narcisismo», diceva Woody Allen. Una conversione che oggi è quasi divenatata di massa. 

Il decennio del “me”

Quella che Tom Wolfe chiamava «The me decade», ovvero il decennio del “me” si è placidamente trasformata nel millennio del me. Non è più un problema di genii o di malati, è un tratto della medietà occidentale. È un narcisismo alla buona, quasi doveroso. Basta guardare  i protagonisti dei reality per rendersene conto. Se la prima edizione del Grande Fratello aveva fatto venire fuori un “guerriero” piuttosto terragno come Pietro Taricone, tutta la tendenza reality ormai corre verso una narcisa uniformità dei ruoli. Come ha scritto Christopher Lash, i media amplificano la vita moderna, dandole l’apparenza di una «camera d’eco, una sala di specchi». Specchi di Narciso appunto.

Egosurfing, uguale narcisismo caciottaro

E per venire al quotidiano, alla normalità di chi non ha accesso manco al quarto d’ora di celebrità, la medietà del narciso occidentale di oggi è fatta di tanta cura di sé in senso fisico, naturalmente: il maschio italiano consuma sette prodotti di bellezza al giorno (statistica del Gruppo cosmetici di farmacia), e anche di addiction alla palestra in pausa pranzo, consumo occasionale di piste di coca, droga narcisa e anticomunicazione per eccellenza.
TUTTI GUARITI D’UFFICIO. Il narciso medio è anche chi pratica l’egosurfing, cioè il cercare il proprio nome su Google in modo compulsivo. E che dire di quelli che nei centri commerciali assediano il bancone degli smartphone? Mentre osservano l’ultimo schermo col tocco ci guardano dentro sperandon di trovarci prima di tutto una cosa: se stessi. Ci sono anche i seriali dei network sociali (Marc Zuckerberg, fondatore di Facebook, è un magnifico Narciso) che, secondo due ricerche dell’ottobre 2010 (York University e Georgia University), sono complementi ideali alla personalità narcisista. Permettono di creare relazioni sociali senza un contatto vero.
Ma se ci riconosciamo in qualcuna delle categorie suddette non c’è niente di male. Se siamo malati, adesso saremo anche guariti. D’ufficio e di bianchetto.