Nobel per la Pace, i figli di Narges Mohammadi ritirano il premio per lei

Valentina Sammarone
11/12/2023

La donna è detenuta nella prigione di Evin a Teheran. Ali e Kiana Rahmani, che non vedono la madre da otto anni: «Non so se la incontreremo di nuovo. Forse accadrà fra 30, 40 anni, o forse mai più».

Nobel per la Pace, i figli di Narges Mohammadi ritirano il premio per lei

Kiana e Ali Rahmani sono volati a Oslo per ritirare il premio Nobel per la Pace 2023 vinto dalla loro mamma, Narges Mohammadi, attivista iraniana di 51 anni attualmente detenuta a Teheran. La donna sta scontando una condanna di 31 anni di reclusione e ha annunciato uno sciopero della fame in solidarietà con la minoranza religiosa bahai. I gemelli sono andati in Norvegia per ricevere il premio dall’Accademia e per leggere il lungo messaggio che la madre è riuscita a far pervenire dalla sua ristretta cella nella prigione di Evin. Non la vedono da otto anni, dall’ultima volta che l’hanno raggiunta a Parigi, dove risiedono, studiano e crescono con il padre, Taghi Rahmani.

I figli di Narges Mohammadi: «Donna, vita, libertà»

Kiana ha riflettuto: «Non so se la incontreremo di nuovo. Forse accadrà fra 30, 40 anni, o forse mai più». Ali, invece, mantiene la speranza: «Sono ottimista». I due gemelli hanno recitato le parole toccanti della madre-eroina di fronte a una folla composta da centinaia di persone, tra cui la famiglia reale norvegese, Shirin Ebadi (amica di lunga data e premio Nobel per la Pace nel 2003) e Marjane Satrapi, l’autrice di Persepolis. Kiana ha esordito con lo slogan del movimento nato dopo l’uccisione di Mahsa Amini: «Jin, Jîyan, Azadi», che tradotto significa «Donna, vita, libertà». Con emozione poi ha letto in francese: «Scrivo questo messaggio da dietro le alte e fredde mura di una prigione. Sono una donna mediorientale proveniente da una regione che, nonostante la sua ricca civiltà, è oggi intrappolata tra la guerra, il fuoco del terrorismo e l’estremismo». Successivamente, Ali ha preso parola aggiungendo: «Il movimento “Donna, vita, libertà” ha accelerato il processo di transizione verso democrazia, libertà e pari diritti in Iran dando chiarezza e significato alla richiesta storica del popolo iraniano. La resistenza è viva e la lotta persiste. La resistenza, continua e non violenta, è la nostra strategia migliore. Sono fiduciosa che la luce della libertà e della giustizia risplenderà sulla terra d’Iran».