Nasa, slitta il ritorno sulla Luna: le ragioni dei ritardi

Fabrizio Grasso
10/01/2024

L’agenzia spaziale statunitense ha posticipato Artemis 2 al 2025 e la successiva, che doveva portare quattro astronauti sul satellite, al 2026. Dal razzo Sls di SpaceX alla navicella Orion, i motivi che hanno portato allo slittamento dell’allunaggio.

Nasa, slitta il ritorno sulla Luna: le ragioni dei ritardi

La notizia era nell’aria già da qualche giorno ma ora è ufficiale. La Nasa ha rimandato di almeno un anno il suo programma Artemis per il ritorno dell’uomo sulla Luna a oltre 50 anni dall’Apollo 17. «La sicurezza dei nostri astronauti ha la massima priorità», ha spiegato in conferenza stampa l’amministratore Bill Nelson. Il nuovo calendario consentirà alle società private che collaboreranno al lancio, tra cui SpaceX di Elon Musk, di perfezionare veicoli e tute spaziali per evitare ogni inconveniente possibile. Artemis 2, un viaggio di 10 giorni attorno all’orbita del satellite, non prenderà il via prima di settembre 2025, 12 mesi prima di Artemis 3, con la quale si dovrebbe assistere al primo passo dell’uomo sulla superficie lunare dagli Anni 70. Finora ha avuto successo solamente Artemis 1 nel novembre 2022, che ha comunque messo in evidenza problemi irrisolvibili in tempo per rispettare la tabella di marcia.

La Nasa ha posticipato Artemis 2 al settembre 2025 e Artemis 3 al 2026, facendo slittare il ritorno sulla Luna. Le ragioni del ritardo.
Gli astronauti che viaggeranno a bordo di Artemis 2 (Getty Images).

Il razzo Sls e Starship di SpaceX e la navicella Orion: perché la Nasa ha ritardato Artemis

«Dobbiamo essere realisti», ha aggiunto in conferenza Jim Free, l’amministratore associato della Nasa. «È necessario chiarire ancora molti dettagli prima del lancio, ma soprattutto alcune tecnologie non sono del tutto pronte». A differenza del programma Apollo, che per la prima volta consentì all’uomo di camminare sulla Luna, l’agenzia statunitense ha stavolta deciso di affidare in appalto la gestione di alcune attività alle aziende private, tra cui SpaceX di Elon Musk. Quest’ultima ha infatti ricevuto il compito di assembrare sia il razzo Sls, Space Lunch System, che porterà in orbita la navicella con gli astronauti, sia Starship, astronave di enormi dimensioni che dovrà trasportare gli scienziati dall’orbita del satellite fino alla superficie. Tuttavia, ad oggi l’azienda ha condotto appena due lanci senza mai riuscire a compiere un giro attorno alla Terra. E nonostante Musk continui ad assicurare progressi imminenti, mancano ancora diversi step prima di poter dare il via libera.

Nessun progresso nemmeno per quanto concerne i sistemi di attracco con la navicella Orion, il veicolo che invece ospiterà gli astronauti durante il lancio prima del passaggio su Starship. Inoltre non è ancora chiaro come poter rifornire la colossale astronave di SpaceX in orbita. Il rifornimento di combustibile, necessario per poter raggiungere la Luna, non è ancora stato testato e necessita dell’utilizzo di altri veicoli, aumentando i rischi e le difficoltà di natura tecnica. Non va meglio se ci si concentra su Orion. Durante le fasi di sperimentazione, infatti, gli scienziati si sono resi conto di un errore di progettazione di un circuito fondamentale per il funzionamento delle valvole che dovranno mantenere respirabile l’aria nell’abitacolo. Preoccupa anche il sistema di abbandono in caso di problemi con il razzo al decollo, dato che il danneggiamento di alcune batterie metterebbero a rischio gli occupanti.

La Nasa ha posticipato Artemis 2 al settembre 2025 e Artemis 3 al 2026, facendo slittare il ritorno sulla Luna. Le ragioni del ritardo.
Un ingegnere a lavoro sulla capsula Orion (Getty Images).

Artemis, una genesi travagliata iniziata sotto la presidenza Trump

Il rinvio del programma Artemis non deve tuttavia sorprendere più del dovuto. Avviato nel 2017, il progetto di riportare l’uomo sulla Luna ha attraversato una lunga serie di problemi sin dai primi mesi. I piani iniziali della Nasa infatti non prevedevano un nuovo allunaggio prima del 2028, ma l’allora presidente degli Stati Uniti Donald Trump spinse affinché le esplorazioni ripartissero il prima possibile. Scontento della lunga attesa, convinse il suo vice Mike Pence, che possedeva anche la delega ai progetti spaziali, a spingere per un’accelerazione importante sulla tabella di marcia. Improvvisamente, nello scetticismo generale, la Casa Bianca nel 2019 affermò che l’uomo avrebbe fatto ritorno sul satellite già quattro anni prima del previsto, nel 2024. L’obiettivo del tycoon, che confidava di vincere le elezioni del 2020, era concludere la sua presidenza con un grande evento. Un calendario tuttavia in più punti disatteso.