Nasce il web-privé

Redazione
22/12/2010

di Giuliano Di Caro Niente da fare, è più forte di loro. Gli statunitensi, strepitosi innovatori della storia mondiale, l’hanno...

Nasce il web-privé

di Giuliano Di Caro

Niente da fare, è più forte di loro. Gli statunitensi, strepitosi innovatori della storia mondiale, l’hanno atavicamente marchiata nella mentalità, la doppiezza dei servizi: regular per la massa, de luxe per i fortunati e danarosi self made man del sogno americano. È successo anche alla Rete. Dal 21 dicembre, giorno dell’approvazione da parte della Fcc, la Federal communications commission statunitense, del nuovo pacchetto di regole sulla neutralità della Rete, anche il web e la sua gloriosa storia di egualitarismo digitale soccombono all’innata passione stelle e strisce per lo sdoppiamento del prodotto, dell’offerta, a seconda dello spessore del portafoglio del consumatore. C’era una volta la tivù, poi è arrivata quella via cavo. E c’era una volta il web uguale per tutti.
IL MOBILE SENZA NEUTRALITÀ. La decisione della Fcc di fatto favorisce gli operatori in due modi. La net neutrality, il criterio finora quintessenziale della Rete, per cui tutti i pacchetti di dati viaggiano alla medesima velocità lungo il web e tutti hanno dunque accesso alle informazione in maniera egualitaria, compatibilmente con i propri limiti di banda, si applicherà come sempre è stato alle connessioni terrestri e via cavo. Mentre il settore rampante e naturalmente più lucroso, quello delle connessioni wireless e mobili, è rimasto così com’è, senza cioè introdurre il principio della neutrality. Terreno spianato, dunque, per gli interessi delle grande compagnie, che dallo sviluppo delle tecnologie di connessione wireless intendono guadagnare miliardi di dollari. Creando, lo permette la decisione della Fcc, delle corsie privilegiate nella trama del web, nettamente più veloci delle altre. Il cui accesso “vip” verrà profumatamente pagato dalle compagnie che intendono sfruttarle e verosimilmente anche dagli stessi consumatori.

Minata la filosofia del web

La seconda decade del 2000 si aprirà, insomma, con un passaggio epocale. Finita l’era, pionieristica prima e mainstream poi, del web come strumento di comunicazione globale basato su uguaglianza, apertura e assenza di un controllo centralizzato, il web di domani farà distinzione tra ricchi e poveri: due velocità, due tipi di accesso diversi. Lo farà sul terreno dell’innovazione, cioè il mobile, nell’epoca del compiuto avvento degli smartphone, dei tablet e degli iPad.
ADDIO DEMOCRAZIA. Si è sempre detto, a ragione, che la rivoluzione fulminea del digitale è stata realizzata proprio grazie alla neutrality, un criterio che ha garantito l’innovazione alla radice: avverso ai poteri acquisiti, ha reso possibile per un decennio e mezzo che chiunque, anche la start up più minuscola, potesse gettare la propria idea in pasto al web e al mercato, senza essere penalizzata in partenza rispetto ai big. Questo meccanismo cane mangia cane ha portato avvicendamento e progresso, oltre che alla creazione dal nulla di colossi che hanno drasticamente rivoluzionato la mentalità e l’immaginario collettivo.
INNOVAZIONE A RISCHIO. Non introdurre il medesimo principio della neutralità nel mobile, il terreno più hot dei prossimi anni, è una scelta tremendamente pericolosa per il modello di sviluppo a cui internet ci ha finora abituato, in cui l’hanno spuntata le idee e le interfacce, non soltanto le dimensioni e il potere di chi quelle idee le ha messe in pratica. Ieri con 1000 dollari di investimento iniziale un ragazzino di Harvard ha creato una piattaforma che oggi conta mezzo miliardo di user nel globo e si chiama Facebook. Ma domani? Non bastasse, secondo la decisione della Fcc la neutralità potrebbe essere sospesa eccezionalmente anche nel fisso. Sarà la Fcc a giudicare, caso per caso. E chissà che i grandi operatori non provino a entrare anche qui. Se non dal portone principale, come nel mobile, quantomeno dalla finestra.

Una questione di portafoglio

La biforcazione del web non è insomma roba da geek o programmatori: riguarda direttamente ognuno di noi. Anche in Europa. Gli Usa sono guardati dal mondo come il modello di riferimento, per via del ruolo predominante che hanno avuto nella creazione e nello sviluppo della rete. La loro scelta verrà intercettata, e in alcuni casi in buona sostanza semplicemente ratificata, dal resto del mondo. Sarà insomma l’elefante nella stanza che qualunque Stato chiamato a mettere mano alla questione della neutralità non potrà far finta di non vedere. Il web così sdoppiato cambierà pezzi del nostro quotidiano.
GLI INTERESSI DEI GESTORI. A seconda del portafoglio dei navigatori, esisteranno due velocità per accedere a contenuti essenziali del vivere civile: l’informazione, l’educazione, la cultura, il rapporto con le pubbliche amministrazioni, e così via. Il sogno di una democrazia digitale non tramonta, beninteso, con questa decisione dell’Fcc. Ma è indubbio che il peso degli interessi delle compagnie sarà anche maggiore d’ora in poi. Sul fisso, per esempio, negli Usa i canali privilegiati e più veloci saranno ammessi a costo superiore per l’utente se relativi a servizi aggiuntivi. E soltanto se gli utenti non saranno obbligati a usarli. Suona sensato, ma la pratica potrebbe aggirare facilmente il principio. Basterebbe impoverire gradualmente, ma drasticamente, i contenuti disponibili nella versione “lenta” per spingere i consumatori verso la fast lane più vicina.

Il mercato si può prendere la rivincita

D’altronde le scelte di consumo delle persone, e questo le aziende lo sanno bene, spesso non sono il frutto di ragionamenti sui massimi sistemi, né di prese di posizioni etiche o morali sull’openness della Rete, bensì rispondono a semplici criteri di praticità e contingenza. In altre parole, ho bisogno di accedere a questa o quella informazione, e ne ho bisogno adesso.
LIBERTÀ DI INFORMAZIONE. L’accesso alle informazioni è la chiave di volta delle società imperniate sul terziario avanzato. La promessa visionaria di internet è stata proprio la volontà di disseminare questo accesso nelle mani di più persone possibili, senza distinzioni sociali, culturali o economiche: tutti uguali, davanti alla porta d’entrata. La vera domanda è: sarà possibile mantenere quella promessa? O il declino della neutralità come principio chiave renderà il web a due velocità biforcuto, oltre che biforcato? Il web ha eroso per anni gli interessi dei colossi dell’economia. Il caso più eclatante e rappresentativo è quello delle aziende discografiche, massacrate anno dopo anno, dall’invenzione di Napster ai torrent di oggi. La sensazione è che altre aziende abbiano imparato la lezione e stiano progettando di riprendersi il maltolto, possibilmente con gli interessi.

«Abbiamo fatto un passo in avanti»

La sfida è adeguare la produzione di oggetti culturali che hanno popolato l’immaginario, per decenni o per secoli, all’epoca digitale. Basti pensare ai giornali. Il New York Times e la News Corporation del magnate Rupert Murdoch hanno iniziato a trincerare i contenuti dietro ai cosiddetti paywall, i muri a pagamento.
GRATIS È GIUSTO. In tale contesto, in cui i più ricchi avranno più fonti a cui accedere e contenuti migliori e più completi, con buona pace dell’idea cambiamondo di cittadinanza digitale, la divisione informatica del web rischia di tramutarsi in divisione dell’informazione, con conseguenze evidenti sul piano sociale, politico e persino democratico. Effetti che anche Lettera43.it ha compreso fin dall’inizio, scegliendo consapevolmente di rendere accessibili gratuitamente i propri contenuti giornalistici e rigettando l’idea di un web imbastito di isole a pagamento. E a maggior ragione, di una rete a due velocità. Il fatto è che in ballo, è evidente, ci sono molti, molti soldi, per svariati anni.
In molti tra i difensori della neutrality avevano sostenuto che prima o poi si sarebbe dovuti arrivare a un compromesso tra gli idealismi della prima fase di internet e gli interessi di alcuni colossi delle comunicazioni. Quel giorno, forse, è arrivato.
IL COMMENTO DI VINT CERF. «Come tutti i compromessi, l’adozione da parte della Fcc del principio della neutralità ha lasciato alcune persone insoddisfatte» ha detto a Lettera43.it Vint Cerf, Internet chief evangelist, papà dei protocolli che hanno reso possibile il world wide web e vicepresidente di Google. «Io credo invece che sia un passo avanti per proteggere gli interessi dei consumatori. Il presidente della Fcc Genachowski ha navigato in acque agitate per tenere fede all’impegno preso dal presidente Obama durante la sua campagna per la presidenza» a difesa della neutralità. Parole ambigue e alquanto morbide per essere uscite dalla bocca di Cerf, per anni vero e proprio paladino globale della neutralità della Rete. Ma anche personaggio di innegabile pragmatismo. Le acque sono talmente agitate che persino lui guarda la metà piena del bicchiere, tralasciando quella vuota. Una metà che presto verrà inondata di contenuti. Alcuni per ricchi, altri per poveri.