Barbara Ciolli

Torna a brillare la Natività di Betlemme

Torna a brillare la Natività di Betlemme

25 Dicembre 2018 07.45
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La festa grande per la fine dei restauri della basilica della Natività si farà il prossimo Natale, nel 2019. Nel 2020, poi, Betlemme sarà la capitale della cultura del mondo arabo e la chiesa dove secondo la tradizione è nato Gesù – ma ci sono anche alcune tracce storiche che sembrano confermarlo – arriverà all'appuntamento luminosa e regale come non lo era da secoli. Il prossimo anno anche i lavori di restauro sui mosaici del pavimento e sulle colonne della navata, opera di un team di giovani italiani, saranno terminati. Intanto i pellegrini e i turisti in visita alla chiesa originaria del IV secolo d.C., costruita sopra la grotta dove si tramanda si sarebbero fermati Maria e Giuseppe, posson già oggi ammirare i mosaici dorati di epoca bizantina che questo Natale, per la prima volta, risplendono sui muri liberi dalle impalcature. Quasi trafitti dalla bellezza, i fedeli che attraversano la navata li trovano «sublimi, come se fossero stati appena fatti».

L'ANGELO E IL MELOGRANO, SIMBOLI DI VITA

Invece i mosaici hanno quasi mille anni, anche se non si vedono, e adesso hanno ripreso a brillare. Sono del 1100, adirriturra più vecchi quelli del pavimento originario, risalenti a quando la chiesa, voluta un paio di secoli prima dall'imperatore Costantino e dalla madre Elena, fu ricostruita e allargata, forse dopo che un terremoto l'aveva distrutta. Ogni immagine riscoperta con i lavori parla di speranza di rinascita, ha ragione Marcello Piacenti, titolare con il fratello Giammarco dell'azienda toscana che dal 2013 guida i restauri, a pensare che quel che sembrava perso, cancellato anche dagli sfregi subiti era in realtà, come in uno scrigno, «protetto». Dalla parete a nord è sbucato uno splendido angelo, ora dal pavimento affiora il mosaico di un melograno, simbolo di vita.

COME LA MECCA DEI CRISTIANI

L'ultima scoperta, durante gli scavi per il pavimento, sono due lampade in vetro simili a quelle appese nella grotta sotterranea di Gesù (il punto più sacro della chiesa), ma in questo caso rotte e interrate nel VI secolo, secondo quanto è stato ricostruito, in un rito di buon auspicio, quasi a voler proteggere la basilica. È un'altra sorpresa che ha meravigliato i restauratori. E che, come nella cristianità delle origini, ha riunito greci-ortodossi, cattolici e armeni, altrimenti frequenti a diverbi in Terra santa: anche i rappresentanti delle tre chiese che, come al Santo sepolcro di Gerusalemme, convivono nella Natività, si dicono increduli (proprio come lo struggente San Tommaso riemerso in un altro mosaico) della bellezza dei restauri. Betlemme, che vive del turismo dei luoghi sacri, vuole farne la Mecca dei cristiani, «un luogo che tutti dovranno vedere nella vita».

Dall'Italia sono arrivati 48 container, 230 persone, 64 tra aziende, professionisti, centri di ricerca, università. Non è stato facile

230 LAVORATORI DALL'ITALIA DAL 2013

Anche in Israele c'è ammirazione per i restauri nella West Bank. Un miracolo, perché ad averli iniziati e a seguirli passo dopo passo, attraverso una Commissione presidenziale, è l'Autorità nazionale palestinese (Anp), con un team di rappresentanti istituzionali, ingegneri e vari esperti. Dopo che l'Unesco ha aggiunto la chiesa di Betlemme tra i patrimoni dell'umanità, con un bando internazionale del 2013, Ramallah ha assegnato il cantiere alla Piacenti spa per i restauri più grandi dal 1479. Lavori, ha precisato il capo della Commissione presidenziale per i restauri Ziad al Bandak, costati nel complesso circa 17 milioni, la metà raccolti dall'Anp e da finanziatori musulmani e cristiani locali. «In cinque anni» ricordano a Lettera43.it i Piacenti «sono arrivati dall’Italia circa 48 container, 230 persone, 64 tra aziende, professionisti, centri di ricerca, università. E non è stato facile».

CAPITALE ARABA DEI CRISTIANI

Ma è stato un successo e il traguardo per Betlemme è il 2020. «È un grande messaggio che, per festeggiare la cultura del mondo arabo, dalla Palestina sia stato scelto un simbolo cristiano», commenta a L43 Giammarco Piacenti. Circa l'1% dei palestinesi dei territori, secondo il censimento del 2017, è cristiano e la metà vive a Betlemme, dove già quest'anno le festività sono più che mai speciali. Nella città del Natale più lungo al mondo (dalla fine di novembre alla fine di gennaio secondo i diversi riti cristiani) il sindaco Anton Salman ha riunito i rappresentanti delle 14 città gemellate alla cerimonia per accendere l'albero, hanno suonato artisti stranieri e al mercatino di Natale in piazza partecipano 15 Paesi europei. Un anticipo dell'anno da capitale: nel 2018 i visitatori della Palestina sono tornati a salire, circa 2 milioni e 800 mila, qualche centinaia di migliaia in più degli anni passati.

BETLEMME, LA VITA OLTRE IL MURO

Salman e l'Anp sperano che Betlemme diventi un fiore all'occhiello, un luogo di richiamo e di opportunità di lavoro e sviluppo per la Palestina. Più di 100 mila pellegrini sono attesi nella cittadina, solo per il Natale. Nel 2019, in accordo con le tre chiese responsabili della basilica, per l'entrata e l'uscita dei visitatori nella Natività sarà lanciata anche una app digitale in inglese, «dove prenotarsi e trovare informazioni», precisano dal ministero del Turismo palestinese. Il guaio sono le crisi, gli scontri e i morti e i feriti lungo il Muro attaccato a Betlemme: ogni volta crollano gli arrivi. Per l'ultima guerra di Gaza, nel 2014 un missile cadde a 300 metri dal cantiere dei Piacenti. Ma i lavori non si arrestarono, anzi: tra un anno saranno restaurate anche le ultime colonne e la metà dei mosaici. E chissà, magari anche il papa tornerà a inchinarsi di fronte alla Natività ritrovata.

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