Nativo democratico

Fabio Chiusi
18/10/2010

Andrea Lerussi, il più giovane segretario provinciale Pd.

Nativo democratico

Avere 26 anni ed essere a capo di una pattuglia di 117 delegati. È accaduto a Udine, dove Andrea Simone Lerussi, classe 1984, ha ottenuto il 54,52% dei consensi nella votazione tra i 2200 membri dell’assemblea del Partito Democratico conclusasi domenica 10 ottobre 2010.  Diventando così, dicono dalla sede nazionale del Pd, il segretario provinciale più giovane d’Italia.
Lui, che di questo primato dice di non essere nemmeno a conoscenza, ha affidato il primo pensiero a Facebook: «Una giornata che non dimenticherò mai». E sulla bacheca del social network da giorni piovono le congratulazioni di amici e “compagni”. Le virgolette sono d’obbligo, perché Lerussi è un “nativo democratico”. Ovvero, ha iniziato a fare politica «quando Ds e Margherita avevano già avviato il loro percorso congressuale di scioglimento nel Pd», come lo stesso Lerussi racconta a Lettera43.

Fedele alla Serracchiani

In un partito segnato dalle continue lotte intestine tra correnti ex democristiane ed ex comuniste, Lerussi rappresenta un’eccezione, piuttosto che la regola. Lui lo sa bene, e lo sa bene anche l’europarlamentare e segretario del Pd friulano Debora Serracchiani, che di quell’immagine fresca, da homo novus, ha fatto un marchio distintivo per contrapporsi all’ala ex Margherita del quarantatreenne Salvatore Spitaleri, ben più navigato avversario di Lerussi nella competizione per l’incarico e portatore di una idea di Pd più affine all’ala bersaniana del partito.
Che non poteva piacere alla veltroniana, prima, e franceschiniana poi, Debora. Non stupisce, insomma, che l’europarlamentare abbia deciso di schierarsi con il giovane studente di Giurisprudenza, diventato il 27 luglio 2009 consigliere provinciale proprio in seguito alle dimissioni dell’eletta a Strasburgo Serracchiani. Un appoggio rivelatosi determinante.
Di Lerussi piacciono a Udine la spiccata attitudine tecnica (è componente della commissione Statuto e relativi regolamenti) e l’indipendenza di pensiero. Chi lo conosce giura che non ha il pallino per i comizi, che l’oratoria e la comunicazione non sono il suo forte. Allo stesso tempo, dicono, «è uno di fede in un mondo di tradimenti».
Il che, tradotto dal politichese, significa che Debora può dormire sonni tranquilli: le pugnalate non arriveranno da quelle parti. Una sicurezza quando si dispone di una maggioranza risicata nell’assemblea del partito e quando, dall’altra parte, c’è chi vuole comandare stile vecchia Dc. Magari pensando che non sarebbe poi un delitto se la scissione dovesse davvero consumarsi.

«Più che al passato, guardo al futuro»

Lui, invece, del passato non vuole proprio sentire parlare: «Secondo me il Pd è un partito nuovo, che guarda a chiunque si riconosca nel centrosinistra e nasce per parlare agli italiani indipendentemente dalla loro provenienza politica. Ciò non significa», prosegue, «che chi ha una precedente appartenenza non sarà mai del Pd veramente».
Anche se, quando gli si chiede cosa pensi dell’idea del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, di «rottamare» l’attuale classe dirigente, risponde politicamente corretto: «Esistono “vecchi” giovani e giovani “vecchi”».
Giovane ma non avventato. Proprio come la sua candidatura, un successo quasi inatteso sia per Lerussi sia per Serracchiani, che ha così consolidato la sua presa sul territorio. La fedeltà, insomma, paga.
Ora resta da capire se il segretario provinciale sarà capace dell’autonomia che gli si attribuisce, deviando dalla strada maestra della politica (e non solo) italiana, la riconoscenza.