Nazionale, le ombre estremiste sul tifo azzurro

30 Maggio 2018 14.24
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C'è un filo nero che attraversa gli spalti degli stadi che ospitano la Nazionale italiana di calcio. L'ultimo episodio ha visto protagonista il ritrovato Mario Balotelli, di nuovo in gol al rientro in azzurro dopo quattro anni di esclusione. «Il mio capitano è di sangue italiano», recitava lo striscione prontamente rimosso dalla polizia svizzera nello stadio di San Gallo che ha visto la neonata Italia di Roberto Mancini esordire con un successo contro l'Arabia Saudita. Riferimento alla possibile fascia che avrebbe potuto ereditare l'attaccante bresciano in assenza di Leonardo Bonucci.

Degrado culturale. #ItaliaArabiaSaudita

Geplaatst door Uno-Due op maandag 28 mei 2018

Nessuna firma sullo striscione, che lo stesso Balotelli ha voluto denunciare sul suo profilo Instagram, ma l'inconfondibile font col quale le tifoserie di estreme destra sono solite riempire gli stadi di mezza Serie A. Nemmeno due anni fa, era il settembre 2016, a destare scalpore fu il saluto romano ostentato da alcuni tifosi azzurri ad Haifa nel corso del match contro Israele, un episodio che costò l'immediata espulsione dalo stadio e la successiva iscrizione nel registro degli indagati a tre ultrà della curva Nord del Bari.

I RAID IN BULGARIA. Risale, invece, al 2008 l'aggressione di un manipolo di supporter azzurri ai danni dei tifosi del Cska Sofia in prossimità dell'incontro con la Bulgaria. La tifoseria locale fu presa di mira brandendo croci celtiche perché colpevole di essere «comunista»: al termine degli scontri furono cinque gli arrestati italiani. La stessa tipologia di ultrà che, alla vigilia del Mondiale 2006 in Germania, annunciava a gran voce: «Siamo pronti a scontrarci con tutti».

Episodi forse isolati, ma che certificano, nel loro piccolo, l'esistenza di uno zoccolo duro di estrema destra tra chi abitualmente segue le trasferte degli Azzurri. Da un paio d'anni sembrano essere scomparsi dagli episodi di cronaca gli Ultras Italia, il gruppo organizzato nato nel 2000 per raccogliere tifosi di squadre diverse accomunati dal pensiero politico vicino a ideologie neofasciste. L'ispirazione ai movimenti hooligans nord europei nati a cavallo tra gli Anni 70 e e 80 fu alla base di quello che allora era stato definito come una sorta di cartello di estrema destra per accompagnare i match della Nazionale.

IL SILENZIO DELLA FEDERCALCIO. Una presenza scomoda verso la quale la Federcalcio non ha mai speso una sola parola, salvo trovarsi invischiata in figuracce internazionali come quella di Haifa. Eppure, già a inizio Anni 2000 la Digos aveva messo in guardia sulla presenza di frange estremiste riunite sotto gli striscioni Viking Italia e Ultras Italia. E Balotelli era già stato preso di mira per il colore della pelle nel 2010, a Klagenfurt, in Austria, nel corso di un'amichevole con la Romania. Come riporta Vice.com, negli ultimi report del Viminale sulle manifestazioni sportive non si fa più menzione del gruppo da anni e si considera naufragato il tentativo di creare una falange di ultra-destra a supporto della Nazionale. Ma propri gli episodi come quello di San Gallo contribuiranno forse a tenere alta l'attenzione sull'ingombrante presenza che accompagna gli Azzurri in giro per il mondo.

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