Nel Bhutan per scoprire una cultura unica

Redazione
16/02/2015

Punakha, Bhutan. Le due feste di febbraio sono l’occasione per celebrare l’orgoglio nazionale bhutanese. Il Bhutan è uno dei luoghi...

Punakha, Bhutan. Le due feste di febbraio sono l’occasione per celebrare l’orgoglio nazionale bhutanese.

Il Bhutan è uno dei luoghi più isolati del pianeta. Un piccolo stato montano dell’Asia, con poco più di 700mila abitanti, localizzato nella catena dell’Himalaya. Il periodo migliore dell’anno per scoprire la storia e le tradizioni locali arriva a fine febbraio, con le due feste Punakha Drubchen e Punakha Tshechu: la prima rievoca la battaglia che ha contribuito a formare l’identità nazionale bhutanese, mentre la seconda ha carattere religioso e ricorda l’introduzione del buddhismo in questo territorio.

LA RIEVOCAZIONE DELLA BATTAGLIA. Punakha, cittadina di appena 7mila abitanti, è stata la capitale del Bhutan fino al 1955, quando la capitale è stata trasferita a Thimphu. Dal 23 al 27 febbraio ospita il Punakha Drubchen, un festival che rievoca un’importante battaglia del XVII secolo durante la quale un improvvisato esercito locale respinse l’attacco dei tibetani, giunti fin qui per impossessarsi della preziosa reliquia Rangjung Kharsapani. A guidare i bhutanesi fu Shabdrung Ngawang Namgyal che, nato in una potente famiglia del Tibet centrale, si stabilì nell’attuale Bhutan nel 1616, di fatto fondandolo e diventando il padre della sua identità culturale. Nella battaglia decisiva contro i tibetani Shabdrung Ngawang Namgyal guidò un esercito composto da giovani provenienti da otto villaggi di Thimphu e dintorni, che si arruolarono volontariamente per combattere il nemico: il Punakha Drubchen ricorda proprio questi eventi, e durante la rievocazione i figuranti recitano il ruolo dei soldati del XVII secolo, chiamati pazaps, indossando divise tipiche dell’epoca.

L’EREDITÀ DEL GURU RINPOCHE. L’altra festa da non perdere che si svolge a fine febbraio in Bhutan è il Punakha Tshechu, che si svolge dal 28 febbraio al 2 marzo. Esiste da appena dieci anni, visto che è stata istituita nel 2005 da Trulku Jigme Chhoeda, il settantesimo Je Khenpo, cioè la più alta autorità religiosa buddhista del Paese, perché la popolazione richiedeva da tempo una festa per preservare gli insegnamenti di Buddha e tramandare l’eredità spirituale di Padmasambhava, conosciuto anche come Guru Rinpoche, considerato il più importante diffusore del Buddhismo in Tibet. Secondo la tradizione Rinpoche arrivò in Bhutan aggrappato alla sua moglie tibetana Yeshe Tsogyal, trasformata in una tigre volante. Insieme al Drubchen, questa festa non solo ha il compito di omaggiare la ricchezza culturale e le tradizioni del Bhutan, ma è anche un’occasione di preghiera e pellegrinaggio nei tempi buddhisti.

Punakha, Bhutan. Secondo la tradizione, partecipando agli tshechu si possono lavare via tutti i peccati.

LE TRADIZIONALI DANZE DEI CHAM. Con il termine “tshechu” i bhutanesi indicano eventi religiosi che durano vari giorni, coinvolgendo le diverse comunità delle vallate, che si riuniscono in una certa località per festeggiare. Le celebrazioni prevedono danze in maschera: per la tradizione, chi partecipa ai rituali lava via i propri peccati. Non si tirano indietro nemmeno i monaci, che in certi periodi dell’anno danzano nei loro monasteri, se isolati, oppure si uniscono agli abitanti dei villaggi vicini. Questi spettacoli con danze e canti tradizionali sono i “cham”, momenti di intenso folklore con funzioni religiose, trame teatrali mitiche o che ripercorrono i momenti salienti delle vite dei guru. Ogni cham ha caratteristiche proprie e anche il Punakha Drubchen, con le sue musiche, le danze e i costumi tradizionali, può essere considerata una festa di questo tipo. Molto attesi e con una grande partecipazione popolare in Bhutan, i cham sono invece proibiti nella regione del Tibet.

LE FORTEZZE SIMBOLO DEL PAESE. Nello svolgimento dei tshechu giocano un ruolo fondamentale gli dzong, costruzioni fortificate tipiche del Bhutan, che nel corso dei secoli sono stati il centro religioso, militare, amministrativo e sociale dei vari distretti. Tradizionalmente, ma anche per legge, gli dzong sono stati costruiti assecondando l’ispirazione mistica dei Lama, mentre erano gli astrologi a decidere il giorno più propizio per dare inizio ai lavori. Il maestoso dzong di Punhaka, costruito nella prima metà del XVII secolo, nel 1907 vide l’incoronazione del primo re del Bhutan, Ugyen Wangchuck. La fortezza più famosa del Paese è però quella di Paro, il Rinpung Dzong, monastero che è stato tra le location del film Piccolo Buddha, girato nel 1993 da Bernardo Bertolucci.

Punakha, Bhutan. Nello dzong c’è un tempio luogo di pellegrinaggio per le donne con problemi di fertilità.

MANGIARE E DORMIRE. La cucina bhutanese ha molto in comune con quella indiana. In cucina si fa largo uso del peperoncino, usato però come verdura e non come spezia. Il clima è inoltre ideale per la coltivazione degli asparagi, altro ingrediente tipico della tradizione culinaria del Paese. L’ema datse è il piatto nazionale: si tratta di peperoncini piccanti verdi cucinati con cipolla e poi serviti con una fonduta di formaggio. Ma anche con carne. L’accompagnamento perfetto è un riso rosso tipico di questi territori, l’eue chhum. Molto apprezzata anche la carne di maiale o manzo essiccata, chiamata paa. A Punakha consigliamo l’elegante ristorante Bukhari (per info, vedi link in basso), dove per una cena si spendono circa 10 euro. Tra le attrazioni nei dintorni, c’è il bel monastero di Chimi Lhakhang, dove le donne bhutanesi con problemi di infertllità vengono a pregare per avere figli. Nel piccolo villaggio di Sopsokha, poco lontano, c’è la Chimi Lakhang Cafeteria, dove con una spesa di 5 euro si può provare il meglio della gastronomia locale. Tra gli alberghi, consigliamo l’Amankora e il Dochula.

ARRIVARE. Il Bhutan è una perla incastonata tra Cina, Nepal, Bangladesh e India. Per secoli è stato chiuso al mondo esterno e ancora oggi il turismo è attentamente regolamentato dal governo: è concesso solo se ecologico, sostenibile e non invasivo nei confronti della cultura tradizionale delle popolazioni locali. L’ingresso è infatti permesso agli stranieri solo se viaggiano con tour operator riconosciuti dal Tourism Authority of Bhutan (per info, vedi link in basso) e la sola compagnia aerea che opera sullo scalo internazionale di Paro è quella di bandiera, la Druk Air, che effettua collegamenti con New Delhi, Calcutta, Dhaka, Kathmandu e Bangkok.

PER INFORMAZIONI: Bukhari – Tourism Authority of Bhutan