Nel segno del Coniglio

Vita Lo Russo
02/02/2011

Vademecum per festeggiare il Capodanno cinese.

Nella notte del 2 febbraio 2011 almeno un sesto della popolazione mondiale saluta l’anno numero 4.709. Il Capodanno cinese, detto anche Chun Jie o festa di Primavera (perché cade in una fase dell’anno in cui le giornate cominciano ad allungarsi) è una festività che sta mettendo radici anche nei Paesi occidentali.
Un po’ perché l’Occidente di giorno in giorno è sempre più interessato alla Cina, un po’ perché i cinesi stipati nelle chinatown delle grandi città, forse inorgogliti dalla prestazioni economiche della madre patria, hanno più voglia di uscire allo scoperto e portare in strada le proprie tradizioni.

Dalla Cina al Sud Est asiatico, voglia di brindisi

Il Capodanno cinese non è la festa più importante solo per gli abitanti della Cina e di tutte le chinatown del mondo, ma anche per larga parte del Sud Est asiatico da Hong Kong a Macao, da Taipei a Seoul, da Hanoi a Kuala Lumpur, fino a Tokyo. In Giappone addirittura la festività era stata soppressa nel 1873, a seguito della restaurazione Meiji, ma sono in molti i nipponici che non resistono al fascino delle tradizioni del gigante vicino (guarda la photogallery dei festeggiamenti dello scorso anno).
ASPETTANDO IL NOVILUNIO. Il calendario cinese, a differenza di quello gregoriano, è misurato attraverso le fasi lunari. Per questo, l’inizio varia di anno in anno. Il nuovo anno cinese comincia allo scoccare della mezzanotte tra il 2 e il 3 di febbraio, in concomitanza con il primo novilunio dell’anno solare, il secondo dal solstizio d’inverno.
Leggenda vuole, ecco lo zampino della religione, che un tempo il Buddha chiese a tutti gli animali del creato di incontrarlo in occasione di Capodanno. Al rendez-vous si presentarono solo in 12 e la divinità, per premiare la loro fedeltà, assegnò a ciascuno un anno di competenza. In quell’occasione annunciò anche che gli esseri umani avrebbero posseduto una personalità affine a quella dell’animale responsabile dell’anno di nascita.
Dal 3 febbraio 2011, detto addio al periodo della Tigre, si entra in quella del Coniglio. I nati nel corso del prossimo anno, secondo l’oroscopo cinese, saranno sinceri e compassionevoli ma anche destinati a diventare popolari. Acuti e fortunati negli affari avranno caratteri quieti, riservati, retrospettivi e meditabondi.

Tante lanterne e colore per l’atmosfera orientale

Per chi cinese non è, ma non disdegna i festeggiamenti, entrare nel mood del Dragone non è difficile. Tanto per cominciare va tenuto al centro il rosso. Tutta l’iconografia cinese ruota attorno a questo colore, ma in occasione del Capodanno il rosso diventa un vero cult perché simboleggia il fuoco che, secondo leggenda, è una forza in grado di allontanare la sfortuna.
ROSSO SI SPERA. Per questo, già prima del veglione, è d’obbligo vestire di rosso, decorare finestre e porte di casa con poesie (ideogrammi cinesi in inchiostro nero) su strisce verticali di carta rossa, appendere le lanterne, rosse anche quelle, e regalare ai più piccoli i soldi della fortuna, contenuti rigorosamente in buste rosse. I veri appassionati arrivano a dipingere di rosso anche le pareti delle case.
La festa in sé assomiglia molto al nostro Natale: si trascorre in famiglia, ci si scambiano i regali e si mangia tanto quanto a un cenone. L’abitazione prima dell’addobbo in rosso, va tirata eccezionalmente a lucido.
RITI PROPIZIATORI. Un gesto dall’enorme peso simbolico: pulire significa anche spazzare via la sfortuna e i brutti eventi dell’anno passato e, al contempo, preparare la casa, e lo spirito, all’arrivo della fortuna. Per non rischiare di eliminare la fortuna, poi, spesso ci si astiene dallo spolverare nei giorni immediatamente successivi il Capodanno.
Dopo la mezzanotte, la festa prende le sembianze degli inizi anno ‘occidentali’. I giovani si riversano nelle strade di tutte le chinatown, indossando abiti tradizionali cinesi di lycra traslucidi, portando a spasso dragoni di carta pesta, a passi di danza del leone, al ritmo chiassoso e battente di tamburi e cimbali.
DUE SETTIMANE DI FESTA. A differenza della danza del drago, praticata in tutti i momenti dell’anno quando all’occorrenza si chiede l’intervento delle forze benigne, il ballo del leone è una parata che ha un potere scaramantico più incentrato sul cambio di calendario. Immancabile, durante le sfilate di strada, l’odore della polvere da sparo. I fuochi di artificio benaugurati per i cinesi quanto per i napoletani, sono molti radicati nella cultura cinese che peraltro vanta la l’invenzione della polvere da sparo.
I festeggiamenti si chiudono 15 giorni dopo, a completamento della fase lunare, con il festival delle lanterne. Almeno in Cina o nei pressi dei templi buddisti, questo significa nuove parate. In questo caso non sfileranno più draghi e leoni ma le lanterne che, una volta accese e portate in processione, verranno appese nei templi, sotto la luce della luna piena.

Dalle alghe ai semi di melone, i piatti forti del cenone

Arriviamo al cenone. La tradizione imporrebbe, in nome dei 12 animali ricevuti dal Buddha, un menù di 12 portate che però nella pratica occidentale è spesso assottigliato e rivisitato. Si comincia in genere con un’insalata mista a base di alghe, che sta a simboleggiare la prosperità; si prosegue con una serie di ravioli impacchettati a forma di lingotto, in omaggio alla ricchezza. D’obbligo un secondo importante come l’arrosto di maiale, seguito da torta di riso, tanti mandarini e i semi di melone, a chiudere il pasto.
PER UN ARROSTO DOC. Lettera43.it ricorda, per l’occasione, l’arrosto. Si tratta della ricetta principe del cenone, gustosa e semplice da replicare anche dopo la sera del 2 febbraio.
Intanto gli ingredienti base: un chilo di filetto di maiale, due cucchiai di sherry, sale, zucchero, salsa di soia, cannella, pepe, olio di semi.
Il pezzo di carne va tagliato in lunghezza, mentre in una una ciotola a parte si è mescolato tutto il resto, cioè sherry, sale, pepe, zucchero, soia, cannella, e un filo d’olio. Con questa emulsione bisogna strofinare la carne e lasciarla marinare in luogo fresco per circa un’ora. Et voilà, il gioco è quasi fatto. Non resta che imburrare una teglia e cuocere in forno a 180 gradi l’arrosto per un’ora.