«Neppure Obama crede al ritiro»

Redazione
09/10/2010

Non abbiamo alternativa: «Dobbiamo restare in Afghanistan e ancora molto a lungo». Per Andrea Nativi, direttore della Rivista Italiana Difesa...

«Neppure Obama crede al ritiro»

Non abbiamo alternativa: «Dobbiamo restare in Afghanistan e ancora molto a lungo». Per Andrea Nativi, direttore della Rivista Italiana Difesa ed esperto di sicurezza, «neppure per il 2015, come sostengono gli inglesi, sarà possibile lasciare il Paese».
Domanda. Nativi, ancora un attacco al nostro contingente, ancora polemiche sulla nostra presenza in Afghanistan.
Risposta. In Italia siamo troppo emotivi, sono già morti una quantità di soldati Nato di altre nazionalità. Noi ci stupiamo ogni volta, ma è normale subire delle perdite in una situazione del genere. È normale che ogni tanto i numerosi attacchi che subiscono le nostre forze armate vadano a  segno.  L’Italia coi suoi quattromila uomini sta facendo quello che fanno tutti gli altri Paesi Nato. Un ritiro se affrettato sarebbe una catastrofe.
D. Intanto però sembra che qualcosa non stia funzionando.
R. La strategia del surge programmata dal generale McCrystal e portata avanti da Petreus non è ancora completa. Le operazioni militari si intensificano e quest’anno, come invece in passato, non diminuiranno di intensità neppure durante l’inverno. Bisogna dare tempo al surge di funzionare. Anche sepiù lentamente del previsto, le forze alleate stanno conquistando terreno e credibilità. Il potenziamento di Isaf, la forza di sicurezza internazionale, è quasi completato per quanto riguarda gli Usa, e continua ancora per i partner. I risultati cominciano ad arrivare, specie ora che, con il peggioramento delle condizioni climatiche, le meglio equipaggiate truppe occidentali possono continuare ad agire aggressivamente, mentre i talebani faticano a muoversi, a rifornirsi, a combattere.
D. Quindi un ritiro per l’estate 2011 come promesso dal presidente americano Barack Obama potrebbe essere un traguardo raggiungibile?
R.
Bisogna aspettare nel frattempo che esercito e polizia afghana si rafforzino. E, parallelamente, che i negoziati politici facciano il loro corso. Il presidente Barack Obama ha fretta di trovare una via di uscita, per poter mantenere la promessa di un ritiro militare, a mio avviso impossibile, a partire dalla prossima estate. Qualcuno dovrà anche avvisare Obama che i talebani, se avranno la certezza del ritiro militare americano da luglio, saranno poco incentivati a negoziare sul serio.
D. Cosa prevede che farà allora Obama?
R.Credo che il presidente troverà una soluzione di compromesso, come con l’Iraq, annunciando il ritiro ma poi lasciando sul campo un numero consistente di uomini in sostegno delle forze afghane. Il fine è elettorale, ovviamente, ma l’importate è non abbandonare il Paese. Lo stesso Petreus gli ha ricordato l’importanza di rimanere.
D. E se invece alla fine si decidesse per un vero “rompete le righe”?
R.
Se gli Usa saranno così miopi da voler andare via a tutti i costi nell’estate prossima. Se così fosse li seguirebbero anche tutti gli altri Paesi Nato. Ma sarebbe un’idiozia. Andare via dall’Afghanistan non è come lasciare la Somalia. Si tratta della stabilità di un’area, quella dell’Asia Centrale e meridionale, che comprende paesi delicati come il Pakistan.