Nero Perugia

Redazione
02/02/2011

di Andrea Gerli Al proprio quieto vivere gli umbri ci tengono. Tanto che, quando nel 2007 il caso Meredith trasformò...

Nero Perugia

di Andrea Gerli

Al proprio quieto vivere gli umbri ci tengono. Tanto che, quando nel 2007 il caso Meredith trasformò Perugia in un vero e proprio set televisivo, in molti si sentirono attaccati. «Parlano di notti folli, di droga. Come se fossimo nella capitale dello sballo. Ma non è così», commentarono i ragazzi, soprattutto studenti, che animavano le notti della città.
Molti di loro, come Meredith, la studentessa inglese uccisa a Perugia, si sono trasferiti qui da altri Paese per frequentare l’Università degli stranieri. Sono circa 8 mila ogni anno.
Perugia città insicura? Perugia capitale del divertimento? Sembra difficile, per un comune dell’Italia centrale di 167 mila abitanti. Eppure, la città è rimasta legata ad alcuni casi di cronaca nera che ancora riempiono pagine intere di quotidiani, locali e nazionali.

Dal caso Meredith a Elisa Benedetti

L’ultimo risale proprio a pochi giorni fa: Elisa Benedetti, 25 anni, di Città di Castello, è stata ritrovata nei pressi di Casa del Diavolo, in provincia di Perugia, sulla sponda di un laghetto (leggi l’articolo su Elisa Benedetti). Una serata con l’amica del cuore, forse un bicchiere di troppo con persone incontrate in un bar vicino Perugia, poi un tamponamento. Nessuna conseguenza: l’amica di Elisa ha lasciato il posto di guida, è scesa, ha parlato con il conducente dell’altra macchina.
IL MISTERO DELLA MORTE. Nel frattempo, Elisa ha messo in moto ed è partita. Dopo qualche ora di silenzio, la sua telefonata ai carabinieri: «Non so dove sono, mi hanno violentata». Poi il cellulare si è scaricato. Il corpo è stato ritrovato vestito, a poca distanza dalla macchina impantanata nel fango, senza evidenti segni di violenza. Si sta facendo strada l’idea che, caduta in un torrente, Elisa sia morta per il freddo. Solo l’autopsia potrà fornire elementi decisivi alla ricostruzione dell’accaduto.
Sullo sfondo, sempre presente, quasi incombente, il delitto di Meredith Kercher, studentessa inglese uccisa nella sua abitazione nei pressi del centro storico di Perugia nel novembre del 2007. Televisioni locali, nazionali e internazionali ancora seguono tutto ciò che riguarda il caso: dal libro-intervista su Amanda, condannata in primo grado per l’omicidio, alla fiction che presto si vedrà sul piccolo schermo negli Usa (leggi l’articolo sugli ultimi sviluppi del caso Meredith)
L’OMICIDIO LEANDRI. I media nazionali, però, hanno ignorato altri fatti di cronaca nera, probabilmente meno adatti a diventare un evento. Come l’efferato omicidio di Olinto Leandri, scomparso dal novembre 2010, che ha portato all’incriminazione e all’arresto del figlio Antonio, 53 anni, reo confesso, docente di educazione fisica in un liceo. Le ricerche, andate avanti fino a metà gennaio, hanno portato al ritrovamento dei pezzi del cadavere della vittima, dispersi a decine di chilometri l’uno dall’altro. L’omicidio è avvenuto in un appartamento in via Cartolari, nel centro storico di Perugia.

Droga, sequestri in aumento del 675, 54%

Ma le cronache hanno ignorato anche i morti per droga. L’ultimo, a Ospedalicchio, vicino a Perugia, trovato il primo febbraio in un’auto con una siringa accanto. Solo una settimana prima, un altro decesso per overdose, in un appartamento di via XX settembre a Perugia, in un quartiere tutt’altro che periferico o malfamato.  
La droga è una vera piaga per questa regione. L’Umbria detiene il triste primato, in Italia, di morti per overdose: ogni anno ci sono oltre 2,5 decessi per 100 mila abitanti, un dato quasi tre volte superiore alla media nazionale. E l’ultima relazione semestrale della Polizia di stato classifica l’Umbria come la seconda in Italia per operazioni antidroga: 23,73 ogni 100 mila abitanti. Seconda solo alla Liguria.
SPACCIO IN AUMENTO. Mentre i sequestri di sostanze stupefacenti registrano un aumento del 675,54% rispetto al primo semestre del 2009. Che a Perugia giri tanta droga lo sanno tutti. E non solo nei vicoli più nascosti: fino a poco tempo fa uno dei luoghi principali di spaccio erano le scalette del Duomo, di fronte alla Fontana maggiore, nella piazza centrale della città. Proprio lì dove si affaccia il famoso Palazzo dei Priori, sede del Comune.
E il fenomeno è lontano dall’esser sradicato. Sempre secondo le forze dell’ordine, il numero di persone denunciate per violazioni alla legge sugli stupefacenti, in Umbria, è aumentato del 97.19% rispetto al 2009: sono 68 ogni 100 mila abitanti, un record.

La mafia, un pericolo reale

Un clima che può contribuire a spiegare una serie di eventi che turbano l’immagine di una regione tranquilla come l’Umbria. Lontano dalle principali vie di comunicazione, con l’autostrada che la lambisce solamente, passando vicino Orvieto, e con una rete ferroviaria tale da escludere il suo capoluogo dalle linee principali, il cuore verde d’Italia è poco abituato agli onori della cronaca.
INFILTRAZIONI MAFIOSE. Proprio questo, come avvertono alcune associazioni come Libera, può favorire presenze indesiderate, come il fenomeno, dilagante al nord, delle infiltrazioni mafiose, che è arrivato a colpire il tessuto imprenditoriale locale. Una pericolosa tranquillità.
L’Umbria, secondo una relazione dei Servizi segreti dello scorso marzo, è una delle cinque regioni italiane più a rischio per le infiltrazioni della criminalità organizzata.
La situazione peggiorò radicalmente dopo il terremoto del 1997. Il fiume di denaro che si riversò in Umbria per la ricostruzione fu un’occasione imperdibile per la criminalità organizzata, che tentò di mettere le proprie mani sulla fitta rete dei subappalti, che molto spesso sfuggivano ai controlli antimafia.
RICICLO DI DENARO. Ma fu l’operazione Naos, coordinata dalla procura di Perugia nel 2008, a far conoscere agli umbri per la prima volta la ‘ndrangheta da vicino. Si scoprì che riciclava denaro sporco, investiva nel turismo e nell’edilizia, nel ciclo dei rifiuti, condizionava gli appalti pubblici e, in alcuni casi, giungeva anche all’usura, alle estorsioni e al racket nei confronti di attività commerciali. L’ultimo caso, che ha scosso l’opinione pubblica locale nel maggio 2010, ha rivelato come le mani della camorra fossero arrivate a lambire persino la basilica di San Francesco ad Assisi, nel tentativo di comprare un terreno.  

Il volto violento della criminalità

Ma l’Umbria ha conosciuto la criminalità organizzata anche nel suo volto più violento. Due gli omicidi ritenuti dagli inquirenti in odore di mafia: quello di Roberto Provenzano, ucciso nel 2005 a Ponte Felcino con un colpo alla testa, e quello di Salvatore Conte, affiliato al clan camorristico La Torre, assassinato allo stesso modo nel novembre 2007 e ritrovato a Monte Urbino di Gubbio.
Per quest’ultimo omicidio, è stato condannato a ottobre uno degli esecutori, Paolo Carpisassi, 46 anni, di Perugia. Il presunto mandante, Salvatore Menzo, siciliano di Niscemi, sarebbe a capo di un’organizzazione criminale composta da ex pentiti.
BENI CONFISCATI. Recentemente, la procura di Palermo ha confiscato ai Lo Piccolo beni per 1,5 milioni di euro. Alcuni di questi si trovano in Umbria: una pizzeria a Narni, un supermercato, due appartamenti e un magazzino a Terni e un immobile ad Acquasparta.
I beni erano tutti intestati a parenti o a persone riconducibili al boss Salvatore Lo Cricchio, che si serviva di alcuni prestanome per i propri affari nel territorio. Figure intermedie di cui si serviva la mafia per gestire la latitanza dei boss nella regione, una rete di contatti utilizzata anche dai numerosi detenuti al 41bis nelle carceri umbre per comunicare con l’esterno, come provato da alcune inchieste della magistratura.
PERCORSI DI SENSIBILIZZAZIONE. Sollecitata da Libera, Legambiente e Cittadinanzattiva, l’Umbria si è dotata, tra le prime, di una Commissione regionale antimafia, che ha promosso percorsi culturali di sensibilizzazione della popolazione e una stretta sulla trasparenza degli appalti pubblici.
Al di là dei casi mediatici che spesso distraggono da problemi di ordine superiore e di maggiore interesse pubblico, la società civile umbra sembra avere la coesione giusta per combattere questi fenomeni. Purché questi ricevano la giusta attenzione da parte dei media.