Netanyahu: «Non vogliamo né governare Gaza né occuparla»

Redazione
10/11/2023

Il premier israeliano ha aggiunto che le operazioni militari nella Striscia vanno «eccezionalmente bene» e che il «cessate il fuoco significherebbe arrendersi ad Hamas». Nel quartiere di Jabalia sono stati uccisi alti esponenti della forza Nukhba che avevano partecipato all'attacco del 7 ottobre.

Netanyahu: «Non vogliamo né governare Gaza né occuparla»

È il 34esimo giorno di guerra: sono oltre 10.800 i morti palestinesi, secondo Hamas; 1400 quelli israeliani; 241 gli ostaggi a Gaza. «Non cerchiamo di governare Gaza, non cerchiamo di occuparla, ma cerchiamo di darle, così come a noi, un avvenire migliore» Lo ha dichiarato Benjamin Netanyahu in un’intervista a Fox News. Il premier israeliano ha aggiunto che le operazioni militari nella Striscia vanno «eccezionalmente bene». Israele ha preso il controllo della roccaforte di Hamas nella parte settentrionale di Gaza, nel campo di Jabalia, mentre la Jihad islamica ha mostrato in video due ostaggi, una donna anziana e un bambino di 13 anni, che saranno liberati per motivi umanitari. L’esercito israeliano consentirà interruzioni di quattro ore nei combattimenti per permettere l’evacuazione in sicurezza dei civili. Netanyahu ha spiegato il suo piano: «Penso che sia chiaro come dovrà essere il futuro di Gaza. Hamas se ne andrà, dobbiamo distruggere Hamas, non solo per il nostro bene, ma per il bene di tutti. Per il bene della civiltà, per il bene dei palestinesi e degli israeliani». Secondo il premier israeliano, Gaza dovrà essere demilitarizzata, deradicalizzata e ricostruita.

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Netanyahu: «Non vogliamo né governare Gaza né occuparla»
Bombardamenti su Gaza del 10 novembre 2023 (Getty Images)

Netanyahu: «Cessate il fuoco significherebbe arrendersi ad Hamas»

Il premier israeliano  «Significherebbe arrendersi ad Hamas, arrendersi al terrore e alla vittoria dell’asse del male dell’Iran. Non ci sarà alcun cessate il fuoco senza il rilascio degli ostaggi», ha detto sempre a Fox News, sottolineando che la battaglia «continua contro Hamas ma in aree specifiche e per un certo periodo, qualche ora qui e qualche ora là: vogliamo facilitare il passaggio sicuro dei civili».

Israele: uccisi membri della forza Nukhba coinvolti nel massacro del 7 ottobre

Le truppe israeliane hanno ucciso nel quartiere di Jabalia, nel nord di Gaza, alti esponenti della forza Nukhba di Hamas che avevano partecipato all’attacco del 7 ottobre. Come specificano forze armate e Shin Bet, tra i morti c’è Ahmed Musa, un comandante dell’unità speciale del Movimento islamico che ha diretto gli attacchi alla base militare Zikim, al Kibbutz Zikim e alla postazione militare a Iftah. Uccisi anche il comandante sul campo, Omar Alhandi, e Muhammad Kahlot, responsabile dell’unità dei cecchini al nord.

Fonti palestinesi: sei morti in raid sull’ospedale di Shifa

Sei persone sono state uccise in un attacco israeliano che ha colpito il complesso ospedaliero di Shifa a Gaza. Lo riferisce il direttore generale del nosocomio Abu Salmiya citato dai media palestinesi.

Onu: 106 camion con aiuti a Gaza, due ospedali in crisi per mancanza di carburante

Mercoledì 10 novembre 106 camion, che trasportavano soprattutto cibo, medicine, materiale medico, bottiglie d’acqua e prodotti igienici, sono arrivati a Gaza passando dall’Egitto attraverso il varco di Rafah. Dal 21 ottobre sono 756 i camion arrivati nella Striscia. Lo ha detto Stèphane Dujarric, portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite. «Questo numero – ha aggiunto – rappresenta soltanto una frazione di ciò che servirebbe. Il carburante, invece, non è ancora arrivato». L’ospedale di Al Quds, nella città di Gaza, ha spiegato Dujarric, ha dovuto chiudere una serie di servizi fondamentali. L’ospedale Al Awda, l’unico a garantire servizi di maternità, «è prossimo alla chiusura».

Onu: le pause umanitarie devono essere coordinate con noi

Le pause umanitarie hanno bisogno di «essere coordinate con le Nazioni Unite, specialmente riguardo i tempi e i luoghi». Lo ha detto Stèphane Dujarric, portavoce del segretario generale dell’Onu, Antònio Guterres, commentando la disponibilità di Israele a concedere quattro ore di pausa umanitaria al giorno per garantire l’arrivo di aiuti umanitari. «E ovviamente – ha aggiunto – per fare questo in modo sicuro e per essere davvero efficace, dovrà essere realizzato in accordo con tutte le parti coinvolte nel conflitto».