Come Theresa May pensa di sopravvivere alla Brexit

30 Marzo 2019 10.40
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Ci prova ancora, Theresa May. La premier britannica non è ancora rassegnata, dopo la terza sconfitta di fila ai Comuni del suo accordo sulla Brexit. Secondo fonti di Downing Street, la premier Tory non crede che l'intesa sia morta del tutto, come le chiedono di riconoscere le opposizioni, e vuol continuare a cercare consensi alla Camera. La riduzione dello scarto nella sconfitta, dai 203 voti di gennaio ai 58 del 29 marzo, le fa pensare che 'si sta andando nella giusta direzione', sebbene l'offerta dell'Ue di rinvio dell'uscita al 22 maggio sia ormai decaduta e a Londra resti tempo solo fino al 12 aprile. Il piano del governo sarebbe ora quella di provare a resuscitare l'accordo riproponendolo la settimana prossima a Westminster in un ballottaggio con il piano B alternativo d'iniziativa parlamentare che dovesse emergere dalla nuova sessione di 'voti indicativi' dell'aula di lunedì 1 aprile.

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SECONDO REFERENDUM O VOTO A TRE OPZIONI: LE IPOTESI DI KHAN

Intanto il sindaco di Londra, Sadiq Khan, chiede un secondo referendum sulla Brexit. «Il piano Brexit di Theresa May è un disastro, è destinato a fallire e anche stavolta la maggioranza è contro. Ora, la prossima settimana i parlamentari voteranno i piani alternativi per la Brexit, e già in quelli della settimana scorsa l'opzione secondo referendum ha perso di poco. Anzi è risultata la mozione più popolare. Molti deputati hanno già cambiato idea, lo stesso hanno fatto membri del governo May: perché i cittadini non avrebbero potuto cambiare la propria idea?». Khan ha proseguito: «Se il Parlamento non riesce a sbrogliare la matassa, deve toccare al popolo, dunque a nuove elezioni generali oppure, come spero, a un altro referendum, a scelta tripla: piano May, piano alternativo votato dalla Camera dei Comuni o restare in Ue. E se si andasse verso il No Deal, il governo ha la possibilità di revocare l'articolo 50, cioè annullare la Brexit». Quanto alla posizione del leader del suo partito, osserva: «Capisco anche Corbyn che, da leader nazionale, ascolta quelle aree del nostro Paese euroscettiche e dunque propone una Brexit 'morbida'. Ma non possiamo negare la realtà: per rompere lo stallo, serve un referendum».

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