Il bilancio di Juncker sui suoi anni al vertice dell'Unione europea

Il bilancio di Juncker sui suoi anni al vertice dell’Unione europea

Il presidente della Commissione Ue rivendica i risultati raggiunti. Dalla Grecia all'occupazione, dalla tutela della privacy alla difesa del libero commercio.

09 Maggio 2019 10.09

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Dice che l'Europa è «l'amore della sua vita». E che non riesce a pensare a un mestiere migliore di quello che ha avuto come presidente della Commissione europea. Jean Claude Juncker, già presidente dell'Eurogruppo e prima premier del Lussemburgo, a pochi giorni dal voto per le elezioni Europee ha fatto il bilancio dei suoi anni al vertice delle istituzioni Ue. E in un'intervista ad Upday ha rivendicato i risultati ottenuti sul fronte dell'occupazione e anche su quello del ritorno alla crescita economica della Grecia. Ha spiegato che la Brexit alla fine ha avuto il risultato positivo di mostrare che l'Europa non può essere data per scontata. E che dal giorno del referendum «il supporto per l’Unione è cresciuto». Infine ha messo in guardia sul nazionalismo e le idee xenofobe che si stanno diffondendo in Europa e che in passato ci hanno portato alla guerra.

«LA GRECIA DIMOSTRA CHE QUALCOSA DI BUONO ABBIAMO FATTO»

Alla domanda sulla sua eredità, ha spiegato che il suo bilancio è positivo: «Oggi il sostegno all’Ue è più forte che negli ultimi 27 anni e in tutti gli Stati membri la fiducia nell’Unione europea è più alta di quella nei parlamenti e nei governi nazionali. Questo mi dà ragione di essere ottimista. Siamo stati testimoni di alcune delle sfide più complicate che l’Unione europea ha affrontato dalla sua nascita. Dalla crisi dell’euro alla gestione delle migrazioni, l’Unione europea si è rivelata più forte di quanto prevedevano le Cassandre». A dimostrazione della sua tesi, non ha avuto remore Juncker a prendere l'esempio di Atene. «La crescita economica», ha detto, «ha fatto un balzo dal -5,5% del 2010 all’1,9% del 2018 e le previsioni parlano di oltre il 2% nei prossimi anni. Dall’inizio del programma di sostegno alla stabilità, nel 2015, sono stati creati oltre 200mila nuovi posti di lavoro. Per quanto ancora alta, la disoccupazione giovanile è scesa dal 52% del marzo 2015 al 39,5 del dicembre 2018. Di fronte a queste crisi avremmo potuto perdere il sostegno dei cittadini, ma così non è stato. Mi sembra abbastanza per dire che qualcosa di buono l’abbiamo fatto».

IL NAZIONALISMO CI HA PORTATO ALLA GUERRA: NON DIMENTICHIAMO

Quando invece gli è stato chiesto di quali risultati è più soddisfatto ha dichiarato: «Oggi 240 milioni di persone hanno un impiego, ed è il dato più alto di sempre». Ha citato i 390 miliardi di euro di investimenti del suo piano, l'abolizione dei costi del roaming e ancora ha rivendicato il nuovo regolamento sulla privacy che protegge i dati dei cittadini, il ruolo dell'Ue sul fronte del libero commercio con la firma dell'accordo con il Giappone che vale circa 13 miliardi l'anno. Per tutto questo il presidente uscente ha spiegato che sul nazionalismo e l'euroscetticismo bisogna affidarsi alla memoria: «Io credo che il buon senso prevarrà. La situazione può peggiorare, certo. Non serve ricordare che le idee espresse oggi dai nazionalisti e dai populisti sono le stesse che ci hanno fatto piombare nella guerra, prima che i leader europei trovassero la pace, guardando fuori, verso gli altri, anziché verso l’interno. Il pericolo è che ce ne dimentichiamo». Il suggerimento di Juncker al suo successore è di mettersi in ascolto: «Dobbiamo ascoltare ciò che vogliono i cittadini. Abbiamo tenuto circa 1.700 dibattiti pubblici con 200mila cittadini da tutta Europa. Sono interessati all’economia circolare e digitale e a nuovi metodi di partecipazione democratica. Vogliono un’Europa competitiva, equa e protettiva, che ricopra appieno il suo ruolo nel mondo, soprattutto per quanto riguarda il cambiamento climatico e la protezione dell’ambiente. Spetta al mio successore rispondere a queste istanze».

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