Nuovo braccio di ferro sui porti tra Salvini e una nave della Marina

Nuovo braccio di ferro sui porti tra Salvini e una nave della Marina

Operazione di soccorso per 36 persone al largo della Libia. Ma il ministro dell'Interno chiude: «Non li accolgo. Bisogna lavorare tutti nella stessa direzione».

09 Maggio 2019 10.23

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Un nuovo braccio di ferro politico sull'immigrazione. È quello che è andato in scena sul caso dell'ennesimo salvataggio di una trentina di persone al largo della Libia da parte di una nave della Marina militare italiana. Secondo quanto si è appreso da fonti qualificate, il recupero dei migranti è avvenuto la mattina del 9 maggio 2019. Ma la cosa non è sfuggita a qualcuno del governo.

«ACQUE PATTUGLIATE DALLA GUARDIA COSTIERA LIBICA»

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini da Pesaro ha mandato un messaggio di chiusura: «C'è una nave della Marina militare che in acque libiche ha raccolto 40 immigrati, io porti non ne do. Perché in acque libiche? Peraltro pattugliate dalla guardia costiera libica che ieri in pieno ramadan ha soccorso, salvato e portato indietro più di 200 immigrati. O si lavora tutti nella stessa direzione o non può esserci un ministro dell'Interno che chiude i porti e qualcun altro che raccoglie i migranti. È vero che bisogna chiarire alcune vicende all'interno del governo».

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Fonti della Difesa hanno commentato: «Dal ministro [Elisabetta] Trenta non è arrivata alcuna indicazione particolare, ma abbiamo massima fiducia nell'operato della nostra Marina militare e dei nostri uomini e donne in uniforme». Secondo la Marina, il barcone «era in procinto di affondare», con le persone a bordo, «prive di salvagenti», che «erano in imminente pericolo di vita». Il soccorso è stato effettuato dalla nave Cigala Fulgosi, un'unità combattente della Marina parte del dispositivo Mare Sicuro (la missione voluta da governo e parlamento e finalizzata a proteggere gli interessi italiani nel Mediterraneo centrale, ndr), che «in aderenza alle stringenti normative nazionali ed internazionali» ha recuperato 36 persone di cui due donne e otto bambini.

NEI PRIMI TRE MESI DEL 2019 CI SONO STATI 365 MORTI IN MARE

Intanto, i dati continuano a registrare morti in mare. In soli tre mesi del 2019 sono state 365 le persone che hanno perso la vita nel Mediterraneo, oltre il 60% del numero totale di vittime registrate in tutto il 2018. I dati li ha forniti l'Unicef. In 90 giorni circa 16 mila migranti e rifugiati hanno raggiunto l'Europa attraverso le rotte migratorie nel Mediterraneo; anche se il numero è in lieve diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2018, la percentuale di bambini è aumentata da un arrivo su cinque a uno su quattro, ha sottolineato l'Unicef.

Numeri che smentiscono le parole pronunciate da Salvini durante uno dei suoi comizi: «Avevo promesso che se votavate la Lega non sarebbero più arrivati barchini e barconi e cosi è stato. I buonisti di ieri avevano trasformato il Mediterraneo in un cimitero. Abbiamo dimezzato il numero di morti e dispersi e sono quindi orgoglioso di aver dimezzato morti e dispersi. Sono sparite anche la metà delle cooperative che li accoglievano perché con me hanno finito di fare affari. Mi è costato un processo e minacce».

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