Zingaretti, bilancio e pagella dell’uomo che potrebbe risanare il Pd

Francesco Pacifico
21/03/2018

È abile a trattare col M5s come fa con la Raggi. Ha ridotto il debito della sanità laziale, ma pure la qualità. Si è impantanato su vitalizi e rifiuti. Resoconto dell'operato di chi è chiamato a salvare i dem.

Zingaretti, bilancio e pagella dell’uomo che potrebbe risanare il Pd

Nicola Zingaretti non esclude una sua candidatura alla guida del Partito democratico. Trattando come sta facendo con Virginia Raggi, potrebbe fare da apripista nel disgelo tra dem e grillini. Ma come si è comportato il presidente della Regione Lazio in quella che è stata la sua principale esperienza politica? Lettera43.it ha stilato un bilancio dei suoi anni alla Pisana.

Pd, come cambiano gli equilibri nel partito dopo la direzione

Un’unità “oltre Renzi”. A una settimana dalle dimissioni del segretario, gli avversari interni hanno messo a verbale quello che hanno definito un “successo non scontato”: prendere atto della sconfitta con dimissioni “vere” del segretario e ottenere l’impegno di Maurizio Martina a una gestione collegiale della fase che si apre.

1. Sanità: scendono i debiti, ma anche la qualità dell'offerta

L'ultimo bilancio parla di un disavanzo sanitario di 58 milioni di euro, contro i 670 registrati nel 2013. È vero che in questi anni la quota di fondo sanitario per la regione è passata da 9,8 miliardi a 10,5 miliardi di euro, senza contare le maxi addizionali per i suoi residenti (in certi anni anche superiori all'88% rispetto alla media nazionali) e le anticipazioni da parte del Tesoro pari a 10 miliardi di euro per ripianare i vecchi debiti. Che ammontano ancora a 3,8 miliardi di euro da versare ai fornitori e che fanno di questo territorio il meno virtuoso in Italia. A dicembre 2017 il Lazio è uscito dal commissariamento.

IN 10 ANNI PERSI 12 MILA TRA MEDICI E ADDETTI. Detto questo, i risultati raggiunti si devono anche a un piano draconiano per tagliare gli sprechi e l'offerta: sono stati ridotti del 30% i posti letto e del 17% il personale sanitario, con il risultato che il sistema dal 2006 al 2016 ha perso circa 12 mila tra medici, infermieri e operatori addetti all'assistenza. Ma questo processo non è stato a costo zero.

REGIONE LAZIO SOTTO LA MEDIA NAZIONALE. Roberto Giordano, responsabile sanità e welfare della Cgil Lazio, ha dichiarato a Il Fatto Quotidiano: «C’è stato certamente uno sforzo sotto il profilo finanziario. Questo non ha però portato anche un miglioramento della qualità e della quantità dei servizi sanitari erogati». Nell'ultimo rapporto "Meridiano Sanità" la sanità regionale è sotto la media nazionale per quanto riguarda l'indice dello stato di salute (con 4,7 punti contro i 5,4) e per l'indice di mantenimento dello stato di salute (5,7 punti contro 6).

2. Cittadini più poveri: però l'impresa regge la crisi

Negli anni della crisi, dal 2008 al 2014, il Lazio ha perso il 12,8% del Pil, che in termini assoluti sono 4.467 euro di reddito pro capite. Non sono andate diversamente le cose durante gli anni del primo mandato dalla Giunta Zingaretti. Secondo un rapporto di Confcommercio il Pil pro capite della Regione tra il 2014 e il 2017 è sceso dello 0,7% contro una media nazionale pari al +0,6. Parallelamente la Lombardia ha segnato un +0,9.

UNA "RENDITA" LEGATA AI TANTI STATALI. Il tutto – in un territorio che gode di una "rendita" legata all'alta presenza di statali – ha avuto non poche ripercussioni sui consumi: sempre Confcommercio ha denunciato una crescita al limite della stagnazione (+0,2%), mentre a Milano la spesa saliva dell’1,2%. Forte l'attività delle imprese: nel 2017 le iscrizioni sono state 40.575 e le cessazioni 29.927, con la Regione prima in Italia per numero del numero delle imprese e per tasso di crescita in quell'anno. Grazie al rilancio con il marchio Alfa dello stabilimento Fca di Cassino e al ruolo della farmaceutica le esportazioni sono balzate del 17,2% nel 2017.

3. Poco dinamismo sugli investimenti e polemiche sul mancato taglio dei vitalizi

Nel 2014 il tasso disoccupazione era del 12,5%. A dicembre 2017 è scesa al 10,3%. Più repentino invece il miglioramento dei conti pubblici: grazie alle entrate garantite dalla stretta sanitaria il disavanzo consolidato è passato 12,3 miliardi del 2012 ai circa 3,4 miliardi del 2017. Meno dinamica la Regione sul versante degli investimenti: in totale oltre 4 miliardi di euro, dei quali 2,6 miliardi recuperati attraverso fondi europei.

RIDUZIONE MA SOLTANTO TEMPORANEA. Ha scatenato molte polemiche il mancato taglio ai vitalizi. Da neoeletto il governatore – anche dopo le "spese pazze" degli ex consiglieri – impose al Consiglio regionale «una riduzione temporanea per i vitalizi erogati agli ex consiglieri o titolari di reversibilità, calcolata in modo progressivo con quattro aliquote». Il taglio prevedeva una riduzione dell'8% fino ai 1.500 euro lordi, del 10 fino ai 3.500 euro, del 13 fino a 6 mila euro e del 17% oltre questa cifra. Aliquote maggiorate del 40% per chi sommava altri vitalizi. Peccato che la stessa maggioranza non abbia voluto confermare il provvedimento anche all'inizio dell'anno.

Pd: Zingaretti in campo, ma è scontro sui tempi delle primarie

Nicola Zingaretti, forte della vittoria nel Lazio con 300 mila voti in più del Pd, è pronto a scendere in campo per la guida del Pd post-Renzi. La nuova era partirà lunedì quando in direzione il vicesegretario Maurizio Martina ufficializzerà le dimissioni dell’ex premier e cercherà una tregua aprendo ad una gestione condivisa del partito nei prossimi passaggi, dall’elezione dei capigruppo alle consultazioni al Quirinale.

4. Ambiente: ritardi sul piano rifiuti

L'emergenza rifiuti accompagna da quasi un ventennio il territorio laziale. Soltanto riferendosi al periodo 2007-2014, quindi soprattutto alle Giunte Marrazzo e Polverini, si calcola un danno erariale pari a 21 miliardi per le discariche illegali mai bonificate. Attualmente sarebbero ancora sei. Non ha ereditato una situazione facile su questo versante Nicola Zingaretti. Eppure il governatore ha non poche responsabilità.

SPAZZATURA TRASFERITA FUORI DAL LAZIO. Soltanto alla fine del suo prima mandato ha aggiornato il piano rifiuto ereditato dalla precedente amministrazione. Un progetto che però non è stato approvato definitivamente perché il Comune di Roma – dove la differenziata non supera il 43% – non ha ancora indicato alla Pisana i luoghi dove installare i suoi impianti di trattamento dei rifiuti. Informazioni che dovevano arrivare «entro il 30 settembre 2017». Intanto, soltanto dalla Capitale, ogni anno quasi 190 mila tonnellate finiscono per essere trasferite fuori Regione.

PROBLEMI PURE NELLA GESTIONE IDRICA. Sempre dal punto di vista ambientale Legambiente, nell'ultimo rapporto Ecosistema Urbano, ha messo sotto accusa le gestione idrica laziale. Non a caso ha parlato di «acquedotti colabrodo». Tra il 2011 e il 2016 la dispersione nella rete a Roma è passata dal 27 al 44,4%, a Frosinone dal 39 al 75,4, a Rieti dal 45 al 53,8, a Latina dal 62 al 67%.

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