Peppino Caldarola

Zingaretti si svegli: al Pd e alla sinistra serve una rivoluzione

Zingaretti si svegli: al Pd e alla sinistra serve una rivoluzione

15 Aprile 2019 07.21
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Quella che un tempo chiamavamo la sinistra antagonista si è riunita in una lista per le elezioni europee che comprende quasi tutto ciò che c’è a sinistra del Pd tranne Potere al Popolo. La lista gauchiste non ha nomi che faranno mobilitare la pubblica opinione così come non ce li ha il Pd.

Tutte brave persone, per carità, ma il peso di vecchie facce è insopportabilmente evidente sia nella lista Pd sia in quella di sinistra. La cosa buffa è che queste elezioni le vincerà la lista ma i voti dovranno racimolarli i candidati, quindi sarebbe stato intelligente mettere persone che hanno un seguito di massa o che potenzialmente possano parlare oltre il proprio recinto. È andata così. Per quanto parli del superamento delle vecchie pratiche la sinistra nel suo complesso è assai lontana da quel rinnovamento pesante che ha fatto la sinistra rappresentata negli States dal partito democratico. Pazienza. In verità il rammarico maggiore è che non si sia riusciti a formare una lista unica, ovvero una lista di tanti che lasciasse fuori solo quelli che vogliono marcare l’identità e sono disinteressati allo svolgersi della battaglia politica generale.

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IL PD È STATO CONDIZIONATO DAL RENZISMO NOSTALGICO

Il Pd è stato condizionato da Carlo Calenda e da quel renzismo nostalgico e ideologico che teme ciò che sta a sinistra più di quanto tema Matteo Salvini. Nessuno di loro teorizza la scelta compiuta con gli argomenti di un tempo, «vogliamo prendere i voti del centro», anche perché l’estremismo è pieno di centristi, ma tutti sussurrano che vorrebbero prendere i voti di Silvio Berlusconi esattamente come tenta di fare Giorgia Meloni riempiendo le sue liste di tutti i maggiori camerieri del Cavaliere. Uno schieramento nettamente spostato a sinistra avrebbe più possibilità di sfondare elettoralmente. Uno schieramento senza sangue vivacchia. Lo hanno capito i leader di Articolo 1 che si sono sottratti a questa gara a sinistra e hanno accettato di accompagnare il Pd senza essere coinvolti. Renzi e i gauchiste devono capire che questa è la prima delle due battaglie campali. Qui si giocherà la gara non solo fra Luigi Di Maio e Salvini, non solo fra Meloni e Berlusconi, ma soprattutto quella per dimostrare che il fronte che si oppone è ben sopra quel 19% a cui ci hanno portato Matteo Renzi e Roberto Giachetti. Se il Pd non va molto oltre quella soglia, la battaglia per le Politiche successive sarà più difficile e il trionfo della destra sarà a quel punto inarrestabile.

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Nicola Zingaretti ha tutte le qualità per guidare questo sforzo di superare la soglia raggiunta dal suo predecessore ma deve (ha poco tempo!) fare una vera rivoluzione che dia l’idea di una contrapposizione totale e senza tregua a tutte le componenti della destra, compresi i grillini. È il momento della competenza in un quadro programmatico di radicalità da accompagnarsi alla scelta di esibire facce presentabili. Con tutto il rispetto, con Pina Picierno in tivù si perdono i voti e così come con altri maschietti "impresentabili". Leggo oggi su un quotidiano che sui social Zingaretti è buon ultimo rispetto agli altri leader. Ma è così difficile ingaggiare veri esperti? Fra i millenial ce ne sono tanti che potrebbero rovesciare il piatto e soprattutto sputtanare la “Bestia” di Salvini. Insomma Zingaretti, troppa timidezza, ragazzo mio. A quelli che ti criticano da sinistra con una lista in cui campeggiano le new entry Nicola Fratoianni e Paolo Ferrero dico solo che il loro slogan è da matti. Essere alternativi alle destre e al Pd è l’ultima follia del qualunquismo di sinistra. Salvini vi sarà grato.

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