Nicole prima di Silvio

Elisabetta Grandi
03/02/2011

Quando la Minetti faceva l'hostess alle convention.

«Che sia una ragazza semplice e generosa lo si capisce subito dai tratti del suo viso. Che sia un mix di sangue caliente della Romagna (terra natia) e di self control britannico (luogo di origine della madre) lo si evince fin dalle prime battute, rapide e precise…».
Così viene presentata Nicole Minetti nel suo sito Internet, da un invisibile intervistatore che fa emergere tutte le qualità della consigliera regionale della Lombardia, attraverso una serie di domande che convergono sul crescendo finale:
«E Silvio Berlusconi? È l’unico punto di riferimento nello scenario politico. L’unico che dà spazio davvero ai giovani. La sfido a trovare un altro leader così aperto e di vedute così ampie…».
GALEOTTA FU LA STATUETTA. Niente «pezzo di merda» e «culo flaccido», insomma, ma solo «Papi», in una glorificazione del leader e di se stessa, mentre racconta la propria gavetta nella metropoli milanese, a pagarsi gli studi di igiene dentale facendo la hostess di fiere (guarda la galleria fotografica), la traduttrice dall’inglese, la ballerina in tivù. Fino al decisivo incontro con il Cavaliere all’ospedale San Raffaele, nel dicembre 2009, dopo l’attentato con la statuetta del Duomo.
L’INGRESSO IN POLITICA. Ed ecco che la sua vita cambia come per incanto. Addio fiere e traduzioni, comincia una nuova vita. Alle elezioni della primavera 2010 Nicole è già nel listino chiuso che garantisce la poltrona di consigliere regionale, tra l’attonimento generale e il finto understatement dei colleghi di partito, come il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, dimessosi da coordinatore regionale del Pdl anche (sembrerebbe) per non aver difeso in modo adeguato proprio la Minetti vagante.
LE INTERCETTAZIONI DEI PM. Il seguito della ambizioni di carriera di Nicole è ben raccontato nelle ultime intercettazioni della Procura di Milano, in cui la Consigliera regionale si mostra sicura di arrivare a Roma, in Parlamento, proprio come la Carfagna. Ben sapendo, come spiega lucidamente al telefono all’amica Barbara Guerra, che «a lui fa comodo mettere te e me in Parlamento», perché dice «Bene, me le sono levate dai coglioni e i cittadini gli pagano lo stipendio». I cittadini siamo noi, se per caso fosse sfuggito a qualcuno.