Nigeria, la morsa di Shell

Vita Lo Russo
09/12/2010

Gas: I nuovi cable svelano gli accordi con il governo di Lagos.

Nigeria, la morsa di Shell

La Shell avrebbe piazzato alcuni suoi uomini all’interno del governo della Nigeria, al fine di presidiare le manovre politiche che riguardano il delta del Niger, l’area del Paese africano da dove si estrae il petrolio, da sempre teatro di violenze, giri di capitali, e ingiustizie. Lo ha rivelato l’ultimo dei cablogrammi di Wikileaks pubblicati il 9 dicembre dal Guardian.
Nessuna informazione così eclatante o inattesa. Ma una notizia che rafforza, come hanno fatto già altri leak precedenti, alcuni sospetti. E cioè che le multinazionali del petrolio, nella fattispecie Shell, hanno una rete di lobbisti là dove serve. In Nigeria, proprio nel cuore dell’amministrazione centrale.
I nuovi cablogrammi mostrano il volto di una multinazionale astuta, che ha condiviso informazioni preziose con la diplomazia statunitense sulle attività militari del Mend, il Movimento armato per l’emancipazione del Delta del Niger, e sul mercato. E mostrano anche come i giganti dell’energia litighino e agiscono per concessioni e appalti.
E dire che Ann Pickard, ex vicepresidente per l’Africa subsahariana di Shell,era stata spesso riluttante a fornire notizie dettagliate ai diplomatici. Sospettava da tempo che la comunicazione tra le ambasciate potesse avere dei “buchi”. E ci aveva visto giusto.

«La Shell ha occhi e orecchie dappertutto»

La Nigeria è il principale produttore di petrolio dell’Africa e l’ottavo più importante al mondo. E la Shell, multinazionale fiscalmente basata nei Paesi Bassi che ha come principale mercato di sbocco gli Stati Uniti, è l’estrattore più importante. Tanto da essere finito spesso nel mirino del Mend che ha colpito le sue piattaforme, sabotato le sue pipeline, e preso in ostaggio alcuni dei suoi dipendenti (leggi l’articolo sugli ultimi rapimenti firmati dal Mend).
Dal cablogramma che racconta l’incontro tra la Pickard e l’ambasciatore statunitense Robin Renee Sanders avvenuto ad Abuja il 20 ottobre del 2009, è emerso proprio come la compagnia avesse assoldato persone per conoscere «tutto ciò venisse fatto nei ministeri chiave del governo». A volte, ha aggiunto la donna, «l’amministrazione sembra dimenticare quanto profonde siano tali infiltrazioni e quando potere abbiano su alcune decisioni».
Uno scossone che il 9 dicembre è rimbazato da Lagos a Londra. «Shell e il governi sono due facce di una stessa medaglia», ha dichiarato Celestine Akpo Bari, della Ong Social action Nigeria confermando le accuse di WIkileaks. «La Shell è dappertutto. Ha occhi e orecchie in tutti i ministeri nigeriani, tra il personale di ogni comunità. È più potente del governo stesso». Dall’ufficio londinese della compagnia, Ben Amunwa ha replicato che Shell «non ha nulla a che fare con la politica nigeriana». Amunwa ha però confermato «che di consueto si lavora a stretto contatto con l’amministrazione e si sfruttano le conoscenze a proprio vantaggio».
Anche se la portavoce della controllata nigeriana di Shell, a muso duro ha tenuto a specificare che «la società non controlla le manovre del governo e non lo ho mai fatto», aggiungendo che «questo cablogramma è la mera interpretazione dei fatti di una persona. E nessuno perderà ore di sonno dietro a questa storia».

Gazprom e l’accordo da 2,5 miliardi di dollari

In un altro dispaccio partito dall’ambasciata Usa del Lagos il 19 settembre del 2008, i diplomatici hanno avvertito Washington che la Pickard era stata informata dal governo britannico sulle ambizioni estrattive del colosso Gazprom. I russi nel giugno dell’anno precedente avevano firmato un accordo da 2,5 miliardi di dollari con la compagnia di petrolio nigeriana per costruire raffinerie, pipeline e gassificatori.
Per questo la multinazionale ha chiesto alla diplomazia americana di tenere d’occhio Gazprom, destinata a diventare la principale rivale di Shell in terra d’Africa. Dai dati della Pickard infatti i russi avrebbero ricevuto delle “rassicurazioni” dal governo per qualcosa come 481 miliardi di metri cubi di gas naturale. Secondo la donna, una disponibilità di gas così ampia, pari al un decimo della risorsa complessiva del Paese, implicava lo spostamento di concessioni già precedentemente assegnate. La Pickard ha poi aggiunto che Shell sarebbe dovuta essere la prima destinataria di una concessione di tale importanza.
Il secondo cablogramma si è chiuso con una nota della donna che ha sottolineato che non ama conversare con ufficiali statunitensi. Sospettando proprio che il governo sia “leaky”, non sicuro appunto. E non sarebbe auspicabile che i piani della Shell in Nigeria venissero svelati.