Nino, Napoli canta in nero

Enzo Ciaccio
20/08/2012

Il nuovo D'Angelo della musica melodica.

Nino, Napoli canta in nero

Canta imitando la voce di Nino D’Angelo, ripropone ironico le sue canzoni, ostenta i capelli a caschetto color biondo platino come li portava da ragazzo lo chansonnier napoletano. La differenza – che a quanto pare incuriosisce e affascina – sta tutta nel colore della pelle: la sua è nera, anzi olivastra, e fa da suggestivo contrasto all’impeccabile dialetto napoletano.
ACCLAMATO ONLINE E A CASA. Non è una storia da “tammurriata e figli della guerra”, la sua, ma neanche si offre avara di emozioni in chiaroscuro. Sul web (dove sta spopolando a suon di contatti ed euforici “mi piace”) e a Fuorigrotta, il quartiere dove tutti gli vogliono bene, lo chiamano ‘o Nino niro, cioè il Nino nero (nel senso di Nino D’Angelo, ma anche di bambino tradotto in lingua spagnola):
DAL BRASILE A FUORIGROTTA. Michael de Santos, il nuovo fenomeno le cui esibizioni canore furoreggiano online, è nato 29 anni fa in Brasile, a Salvador de Bahia, ed è il secondo di tre fratelli nati da una famiglia poverissima. Michael, in arte Reginaldo, è stato adottato da piccolo, col fratello minore, da una mamma e un papà napoletani che vivono nel quartiere di Pianura e a Fuorigrotta gestiscono un negozio di generi alimentari.
Lui vorrebbe tanto conoscere Nino D’Angelo: «Cantare le sue canzoni», ha raccontato a Lettera43.it, «mi ha aiutato a integrarmi e a vincere antiche paure». Ma, oltre alle canzoni, Michael coltiva una muta malinconia: «Vorrei notizie di mia sorella Regina, che non vedo da 25 anni. Ci separarono quando venni adottato in Italia, mi manca da morire».

DOMANDA. Da Facebook in poi, il popolo online sta apprezzando molto le sue imitazioni di Nino D’Angelo.
RISPOSTA.
Mi sono sempre piaciute quelle canzoni: sono poesie, che restano nel cuore.
D. Come ha iniziato a esibirsi?
R.
Faccio karaoke da 10 anni. Nei locali dove mi proponevo suscitava sorpresa il fatto che con la mia pelle nera sapessi cantare in dialetto napoletano.
D. Ha esordito nei locali di Napoli?
R.
Sì, ma presto sono andato a cantare anche nel Cilento. La mia ragazza è di lì e mi ha procurato utili contatti.
D. Come è finito sul web?
R.
Non per mia scelta: gli spettatori hanno iniziato a filmarmi col telefonino durante le esibizioni e poi mi hanno riversato online. Il resto è cresciuto in fretta, senza che quasi me ne rendessi conto.
D. La chiamano il Nino nero: Le fa piacere o no?
R.
Mi fa piacere, eccome. Devo molto alle canzoni di Nino D’Angelo.
D. Perché?
R.
Mi hanno aiutato a sentirmi meno straniero a Napoli.
D. Da piccolo, venendo dal Brasile, ha incontrato difficoltà ad ambientarsi?
R.
Sono arrivato in Italia che avevo solo quattro anni: non è stato facile.
D. È comprensibile.
R.
A scuola, la mia pelle nera faceva la differenza. Non capivo gli insulti, gli scherzi cattivi. Spesso non mi sentivo accettato.
D. Ha subìto atti di razzismo?
R.
No, di ignoranza. Ma non per questo mi facevano meno male.
D. Ha mai conosciuto Nino D’Angelo?
R.
No, però mi piacerebbe.
D. Che cosa intende dirgli?
R.
Che, senza saperlo, con le sue canzoni mi ha aiutato a crescere e a sentirmi più sereno.
D. Ha mai studiato canto?
R.
Non ne ho avuto la possibilità economica, sebbene abbia cantato fin da piccolissimo.
D. Che cosa cantava, oltre ai brani di D’Angelo?
R.
Le canzoni di Sergio Bruni, di Renato Carosone, anche quelle dei neomelodici.
D. Grandi artisti, ma del passato.
R.
Quei brani non hanno tempo: li porto sempre nel cuore.
D. Quali scuole ha frequentato?
R.
Ho conseguito il diploma dell’Istituto alberghiero.
D. Ha un manager?
R.
Per ora, no.
D. Web a parte, vede il suo futuro nelle canzoni?
R.
Spero di sì.
D. Ma mica intende imitare a vita Nino D’Angelo?
R.
No, sono consapevole che mi toccherà trovare una identità artistica.
D. A chi vorrebbe somigliare?
R.
A nessuno.
D. È vero che spesso aiuta i genitori in salumeria?
R.
Sì, di mattina. In negozio lavora anche il mio fratello più piccolo.
D. Infanzia difficile, un paese straniero, l’adozione: si sente a casa, finalmente?
R.
Sì, ma dentro di me coltivo una malinconia mai spenta.
D. Quale?
R.
Vorrei notizie di mia sorella Regina, che ora ha 32 anni: come sta? Mi pensa o mi ha dimenticato? Non la vedo da 25 anni: quando fui adottato, ci separarono bruscamente.
D. Ha tentato di rintracciarla?
R.
Ho provato tramite il programma tivù C’è posta per te, ma senza successo.
D. Perché?
R.
In Brasile i bambini poveri non vengono registrati alla nascita: ritrovarli dopo molti anni è difficilissimo.
D. Dove dovrebbe abitare Regina de Santos?
R.
A Salvador de Bahia.
D. Ricorda l’indirizzo?
R.
Ero piccolo, ma non l’ho dimenticato: la nostra casa era in via Quarachi-Bahia.