No a chi lavora nell’ombra

Giovanna Predoni
02/02/2011

Della Valle contro l'asse Geronzi-Bazoli.

«Ho reagito a tensioni alimentate da altri contro persone che non avevano fatto nulla». Così a caldo, dopo il consiglio d’amministrazione delle Generali, Diego Della Valle ha spiegato a Lettera43.it la sua formale richiesta che il consiglio d’amministrazione della compagnia si esprima sulla cessione della partecipazione in Rcs (leggi l’articolo).
Una quota di poco superiore al 3%, che fa storicamente parte del patto di sindacato che governa la casa editrice e che consente al presidente del gruppo assicurativo Cesare Geronzi di sedere nel consiglio d’amministrazione.
Uno dei tanti perni del capitalismo di relazione, contro cui ora si scaglia l’imprenditore marchigiano. Una sortita, la sua, che viene dopo aver esternato in tivù e sui giornali un certo malumore nei confronti di quelli che «pretendono di comandare usando il denaro degli altri».
Nel mirino del patron della Tod’s c’è l’asse Geronzi-Bazoli e l’accordo tra i due grandi banchieri che di fatto definisce la linea in via Solferino.
Pochi giorni fa, proprio in Rcs di cui è egli stesso socio, nell’ultima riunione del consiglio Della Valle si era astenuto nella votazione che ha deliberato il piano industriale della società che edita il Corriere della Sera.

DOMANDA. Della Valle, lei ha detto che la sua richiesta di uscire da Rcs è condivisa anche da altri azionisti delle Generali.
RISPOSTA. Mi sembra un dettaglio, alla fine ognuno parla per sé. Mi pare però di capire che c’è un clima generale che sta cambiando velocemente. In giro vedo sempre più gente che si vuole confrontare su quello che fa e che è, vuole lavorare limpidamente. Questa consapevolezza non può più piegare la testa con chi invece si fa forte a spese altrui.
D. Sì, ma lei non è da oggi nei consigli di Generali e Rcs. Ha percepito un cambiamento del vento nel capitalismo perché sta cambiando anche in politica?
R. Di politica non me ne occupo. Io parlo per quelli che sono in prima linea  nella produzione, emblema di un mondo considerato rappresentativo del Paese. Queste persone hanno l’imperativo morale di prendere posizione e sostenere tutto quello che ha a che fare con lo sviluppo delle aziende che producono. Io sto con chi lavora, non con chi parla e manovra nell’ombra.
D. Rompere quel mondo però non è una passeggiata. Si tratta di un collante che per anni ha tenuto insieme poteri industriali e  finanziari…
R. Nel mio mondo si ha gran voglia di pensare alle cose da fare, mentre nel loro prevalgono i bizantinismi di vecchia scuola. Non nego che in passato qualcuno di noi li abbia anche subìti, ma oggi nessuno più è disposto a tollerarli. Tranne quelli che ci mangiano sopra.
D. Geronzi ha rinviato la questione al prossimo consiglio.
R. Non so, vedremo. Sarà così. Io intanto ho posto il tema.
D. Ripercussioni? Generali non vuol dire solo Rcs, ma anche Mediobanca e Telecom.
R. No, non succede niente. In fondo ho chiesto a Generali di liberarsi di una piccola partecipazione. La strada è quella, non penso che ciò provocherà terremoti. Ma quel che conta è che la si faccia finita con certi metodi.