«No a manifestazione Pdl il 13 febbraio»

Redazione
30/01/2011

«Noi non vogliamo alzare i toni, noi li vorremmo abbassare ma bisognerebbe parlare con quel partito che è composto oltre...

«Noi non vogliamo alzare i toni, noi li vorremmo abbassare ma bisognerebbe parlare con quel partito che è composto oltre che dall’opposizione dal partito dei giornali, in testa Repubblica, al partito di quei giornalisti televisivi diventati militanti». Lo ha detto Daniela Santanchè, in visita sabato 29 gennaio al salone Macef a Fieramilano. Il prossimo 13 febbraio, quindi, non ci sarà nessuna manifestazione di piazza del Pdl, né a livello nazionale né locale. «Abbiamo deciso che in questo momento non facciamo manifestazioni, più avanti vedremo», ha detto spiegando che la decisione è stata presa in mattinata a Roma dai coordinatori nazionali. Una scelta, sostiene, che rappresenta la «sintesi» della discussione interna al partito, non è arrivata da un input del premier Berlusconi e che non è legata alle preoccupazioni del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sulle tensioni istituzionali di questi giorni. «L’unica notizia della giornata è che finalmente abbiamo scoperto che il Pd ha trovato due leader al Sud coperto da Saviano che ha commissariato le primarie e al Nord Santoro, che ha gettato la maschera», ha concluso la Santanchè.
Sebbene in casa Pdl tutti lo neghino, l’ipotesi di uno scioglimento delle Camere dettato dal Colle senza passare dalla formalizzazione della crisi ha fatto apportare alcune modifiche alle decisioni prese ad Arcore. Nelle prerogative del capo dello Stato ci potrebbe essere quella di sciogliere l’esecutivo ‘sentiti i presidenti delle Camere’ senza avere per forza sul tavolo le dimissioni del presidente del Consiglio o un voto parlamentare di sfiducia.
Ma la possibilità di una decisione così drastica è stata smentita dal Quirinale: per ora non è prevista nessuna convocazione per Fini e Schifani al Quirinale. Napolitano martedì  1 febbraio e mercoledì 2 sarà in Lombardia, a Milano e Bergamo. Nessuna variazione, quindi, dei programmi del presidente della Repubblica, ma secondo il capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini: «Il presidente sta registrando un clima assolutamente inedito nella storia repubblicana».
Per Italo Bocchino (Fli) uscire dalla crisi politica senza una crisi formale o senza le dimissioni di Berlusconi è impossibile: «Il problema esiste, non ci sono dubbi. Le istituzioni sono paralizzate, il corto circuito non è più gestibile. O il premier si rende conto della situazione e sceglie di lasciare a qualcun altro la guida del governo oppure è giusto, è sano andare subito al voto».
Secondo il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi (Pdl) «il presidente Napolitano è un punto di riferimento ed è giustamente preoccupato del clima che si sta creando», ma sulla possibiòità di urne anticipate dice: «Non tiro per la giacchetta il capo dello Stato. Prima dicevano che non voleva sciogliere le Camere, ora che ha cambiato idea. Non credo a nessuna delle due versioni. Oggi il governo ha la fiducia e lavora. Se la fiducia non ci sarà più, Napolitano troverà una soluzione».