Nobel, l’ira della stampa cinese: «Una farsa»

Redazione
10/12/2010

La stampa cinese spara a zero contro il Comitato per il Nobel, che ha onorato il vincitore del premio 2010...

Nobel, l’ira della stampa cinese: «Una farsa»

La stampa cinese spara a zero contro il Comitato per il Nobel, che ha onorato il vincitore del premio 2010 per la Pace, il dissidente detenuto Liu Xiaobo, in una cerimonia a Oslo. Al posto di Liu, in Norvegia, una sedia vuota. Nelle stesse ore della storica premiazione, il presidente americano Barack Obama, premio Nobel per la Pace nel 2009, ha chiesto la liberazione del dissidente cinese, dicendo che rappresenta «valori universali».
Nella capitale norvegese si svolge, scrive il quotidiano Global Times, «una farsa per mettere sotto processo la Cina». «È inimmaginabile che questa farsa, del tipo che si vede più comunemente nelle sette religiose, venga rappresentata in un continente civilizzato come l’ Europa. La Cina», prosegue il giornale, «non verrà facilmente spostata dal suo cammino sia che questa decisone riscuota l’ approvazione o le critiche del resto del mondo».
L’autorevole South China Morning Post afferma, invece, in un editoriale critico della campagna lanciata contro Liu Xiaobo, che Pechino «può incolpare solo se stessa per il fiasco del Nobel». Dopo aver ricordato che le pressioni della Cina per impedire che il riconoscimento andasse a Liu, il giornale sottolinea che «la maggior parte delle Nazioni con rappresentanza diplomatica a Oslo ignoreranno l’invito al boicottaggio di Pechino. La pesante reazione (della Cina) è controproduttiva per la sua immagine e per il rispetto che chiede come superpotenza pacifica», aggiunge il giornale.

La morsa della polizia cinese è più stretta

E proprio in vista della giornata del 10 dicembre, nella quale il premio Nobel per la pace 2010 verrà simbolicamente consegnato al dissidente detenuto Liu Xiaobo, la polizia cinese ha rafforzato le misure di sicurezza volte a impedire che l’avvenimento venga celebrato dai suoi amici e sostenitori.
La sorveglianza è stretta intorno al complesso residenziale dove la moglie del premio Nobel, Liu Xia, è da due mesi agli arresti domiciliari, tagliata fuori dalle comunicazioni col resto del mondo. Secondo il gruppo Chinese Human Rights Defenders, l’attivista e amico del premio Nobel Zhang Zuhua, gli avvocati democratici Li Fangping e Teng Biao, il giornalista Gao Yu e altre decine di personaggi “pericolosi” sono stati costretti a lasciare la capitale e vengono sorvegliati a vista.
I siti web di alcuni mezzi di comunicazione internazionali, tra cui le reti televisive Cnn e Bbc, sono inaccessibili dal 9 dicembre. In un comunicato, la Bbc ha confermato che «tutti i suoi siti, non solo quelli d’informazione, sono bloccati in Cina». I siti del Comitato per il Nobel sono irraggiungibili da ottobre per i 420 milioni di internauti cinesi.
Numerose automobili della polizia sono parcheggiate davanti ai cancelli dell’Ambasciata della Norvegia a Pechino, che potrebbe essere oggetto di proteste da parte dei nazionalisti cinesi. In occasione della Giornata internazionale per i diritti umani, che si celebra sempre il 10 dicembre, il segretario di stato americano Hillary Clinton ha reso omaggio a Liu Xiaobo e ne ha chiesta «l’immediata liberazione». Il vincitore del Nobel sta scontando una condanna a 11 di prigione per i suoi scritti a favore della democrazia.