Francesco cambia gli equilibri nel collegio cardinalizio

Ora c'è una maggioranza nominata da Bergoglio con diritto di voto in un eventuale conclave. L’impronta dell'attuale papa si farà sentire sempre di più nella vita della Chiesa universale.

02 Settembre 2019 16.10
Like me!

Le nuove nomine cardinalizie annunciate domenica 2 settembre da papa Francesco rispettano il criterio fin qui seguito dal pontefice di un progressivo allargamento al Sud del mondo del sacro collegio: meno eurocentrismo e più universalità.

L’Italia esce ancora una volta ridimensionata dalle scelte di Bergoglio, con una solo vistosa eccezione: prenderà infatti la berretta rossa nel concistoro del prossimo 5 ottobre, l’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi alla guida del capoluogo emiliano dal 2015.

CRESCE IL RUOLO DELLA COMUNITÀ DI SANT’EGIDIO

Matteo Zuppi fu chiamato dal papa a succedere al cardinale Carlo Caffarra (scomparso poi nel 2017) uno degli oppositori più tenaci dell’ala ultratradizionalista di Bergoglio, tanto da far parte del gruppo di quattro porporati che sollevarono i famosi dubia circa il magistero del pontefice argentino (gli altri erano: l’americano Raymond Leo Burke – tuttora uno dei più attivi avversari di Francesco – e i tedeschi Walter Brandmuller e Joachim Mesiner, morto anche lui nel 2017).

La nomina di Zuppi è una vittoria per la Comunità di Sant’Egidio

Zuppi, al contrario, è in grande sintonia con Francesco sui temi sociali e su diverse questioni ecclesiali, condivide un approccio pastorale che mette al centro le periferie; da rilevare, inoltre, che viene dalla Comunità di Sant’Egidio. E di certo la sua nomina rappresenta un piccolo grande successo per l’organizzazione fondata da Andrea Riccardi che in questi anni ha dimostrato di godere della fiducia del papa; fra l’altro, nel luglio scorso, un altro santegidino doc, Matteo Bruni, 43 anni, è stato nominato direttore della Sala stampa della Santa sede (ruolo che fu, per intendersi, di Joaquim Navarro Valls e di padre Federico Lombardi), luogo che resta strategico nella comunicazione vaticana.

Monsignor Matteo Zuppi.

Accanto a loro c’è poi un vescovo di lungo corso, monsignor Vincenzo Paglia, tra i fondatori della Comunità, che Francesco ha chiamato da tempo alla guida della Pontificia accademia per la vita: organismo divenuto celebre in passato per l’intransigenza e la durezza di toni con cui interveniva nel dibattito pubblico e politico relativo ai temi bioetici, e oggi decisamente più propenso ad accettare il terreno del confronto e del dialogo.

L’IMPRONTA DI BERGOGLIO SUL SACRO COLLEGIO

La nomina del solo Zuppi fra gli italiani, tuttavia, è anche l’ulteriore conferma che il papa non intende rispettare la ‘tradizione’ in fatto di sedi cardinalizie. La berretta rossa insomma non è una carica ereditaria, corrisponde invece a una rappresentazione articolata dell’universalità della Chiesa e a un preciso impegno pastorale. A ciò si aggiunga una certa passività dell’episcopato italiano che, pur con diverse eccezioni, in questi sei anni e mezzo non ha raccolto la sfida di costruire «una Chiesa in uscita» lanciata da Francesco preferendo rimanere più prudentemente negli uffici delle diocesi.

Dopo l’annuncio del pontefice il collegio cardinalizio vedrà una maggioranza di cardinali con diritto di voto in un eventuale conclave nominati da Francesco

Su un piano generale, dopo l’annuncio del pontefice – in ragione del quale il prossimo 5 ottobre ci saranno 10 nuovi porporati elettori e tre non elettori, cioè con più di 80 anni – il collegio cardinalizio vedrà una maggioranza di cardinali con diritto di voto in un eventuale conclave nominati da Francesco rispetto a tutti quelli scelti da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI sommati insieme. Siamo dunque al giro di boa, anche perché nei prossimi mesi diversi cardinali supereranno la fatidica soglia dell’ottantesimo compleanno e la forbice si allargherà ulteriormente. Insomma, l’impronta di Bergoglio d’ora in poi si farà sentire sempre di più nella vita della Chiesa universale.

GESUITI DI PESO E ARCIVESCOVI DI MEGALOPOLI

Fra i 10 elettori si annoverano due gesuiti che rivestono un ruolo chiave: si tratta di padre Michael Czerny, sottosegretario della sezione migranti del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale, e monsignor Jean-Claude Höllerich, arcivescovo di Lussemburgo e capo dei vescovi dell’Ue. Entrambi, su due temi chiave del magistero – le migrazioni e il rifiuto del nazionalismo e del razzismo in Europa – hanno avuto un peso specifico importante. Spicca poi il nome di Alvaro Ramazzini vescovo di Huehuetenamgo, in Guatemala, da molti anni impegnato nella difesa dei diritti dei migranti dei campesinos più poveri, degli indios, e per questo in passato minacciato di morte. Anche Cuba avrà un nuovo cardinale (Mons. Juan de la Caridad García Rodríguez, arcivescovo di San Cristóbal de la Habana).

Papa Francesco durante l’Angelus.

Le porpore poi voleranno verso due megalopoli fra Africa e Asia. A Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Congo, dove diventerà cardinale l’arcivescovo francescano Fridolin Ambongo Besungu, e a Giakarta, capitale dell’Indonesia – il più grande Paese musulmano del mondo – dove invece riceverà la porpora monsignor Ignatius Suharyo Hardjoatmodjo. A questa si devono aggiungere le nomine dell’arcivescovo di Rabat, capitale del Marocco, Cristóbal López Romero e – in Vaticano  – di monsignor Miguel Angel Ayuso Guixot, comboniano, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, il tutto a disegnare una serie di scelte proiettate nella promozione dell’incontro fra diverse fedi e culture a cominciare dall’islam. Infine, da rilevare, che fra i nuovi cardinali ci sarà anche mons. José Tolentino Medonça, portoghese, archivista e bibliotecario di Santa romana chiesa (incarico vaticano) considerato una delle maggiori figure intellettuali del suo Paese.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *