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Come l'asse franco-tedesco ha vinto la partita delle nomine Ue

Come l’asse franco-tedesco ha vinto la partita delle nomine Ue

Merkel e Macron hanno finto di accettare a malincuore l’abbandono del sistema degli spitzenkandidat per ottenere la presidenza della Commissione e della Bce.

03 Luglio 2019 09.01

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Angela Merkel subisce una sconfitta solo di facciata in Europa, sul sistema degli spitzenkandidat, e una vittoria di fatto: l’asse franco-tedesco resiste e incassa un risultato importante, con una fedelissima della cancelliera alla guida della Commissione europea e una candidata di Parigi a capo della Bce. Con buona pace di chi non digerisce l’alleanza tra le due sponde del Reno. Dopo quattro summit e tre giorni di estenuanti trattative per assegnare le poltrone dei top job europei, il bilancio politico del duro confronto svoltosi tra i leader seduti intorno al tavolo ha l’indubbio pregio di aver portato per la prima volta due donne a ricoprire le cariche apicali delle più importanti istituzioni Ue. Ma non per questo è privo di ombre.

MERKEL FINGE DI CEDERE (E OTTIENE QUELLO CHE VUOLE)

I 28 sono riusciti a riempire le caselle che nelle prossime settimane si renderanno disponibili e il parlamento europeo ha mantenuto la sua prerogativa, evitando che i capi di Stato e di governo arrivassero a indicare il nome di chi dovrà guidare l’assemblea di Strasburgo durante i cinque anni della nona legislatura apertasi ufficialmente oggi. Ma il prezzo da pagare non è stato trascurabile, anzi. Merkel (e Macron), davanti al fuoco di sbarramento dei leader popolari seduti intorno al tavolo – specie quelli di Visegrad, aiutati dalla sponda trovata nella posizione assunta dall’Italia – hanno fatto marcia indietro sulla proposta messa a punto per difendere il sistema dei candidati di punta indicati dal Ppe e dal Pse. E pretendendo una compensazione per un passo indietro che in realtà non è sofferto, Berlino e Parigi hanno individuato in una fedelissima della cancelliera tedesca (ma sconosciuta ai più), Ursula van der Leyen, la candidata da proporre per la successione a Jean-Claude Juncker.

LA FRANCIA COMPENSA CON LAGARDE

Una politica tedesca decisamente conservatrice, davanti alla quale le riserve dei Paesi dell’Est – di cui è amica – e dell’Italia sono cadute. E verso la quale pure la Francia ha deciso di convergere. Per il sostegno dato dal ministro della Difesa di Berlino alla costruzione di una politica di difesa europea comune e grazie alla sua conoscenza della lingua di Moliere. Nel rispetto della necessità di assicurare anche un equilibrio di genere nelle nomine, per la Bce è stata quindi scelta Christine Lagarde, una donna francese esperta di questioni finanziarie grazie alle esperienze maturate da ministro delle Finanze di Parigi prima e al Fondo monetario internazionale poi. Ma che interrompe quella tradizione tanto cara al’ortodossia dei signori della moneta che, fin dalla nascita dell’istituto basato a Francoforte, ha visto la Banca centrale guidata esclusivamente da ex governatori delle banche centrali nazionali.

IL CAV: «L’ITALIA FUORI DALLA PORTA»

«Non siamo soddisfatti» della scelta delle cariche al vertice dell’Ue che include David Sassoli al parlamento Ue: «È scaturita, come ha detto Macron, da un accordo tra Germania e Francia che ha dato vita a un pacchetto compromissorio», ha detto Silvio Berlusconi a margine della seduta dell’Europarlamento, spiegando che Fi comunque ha votato scheda bianca perché Sassoli è italiano. «Conte dice una grande bugia» quando parla di un suo ruolo nelle nomine: «L’Italia è assolutamente fuori dalla porta».

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