La partita delle nomine inaugura una nuova fase in Ue

Roma esce bene dalle trattative. Che mandano un messaggio chiaro a Parigi e Berlino: da oggi, le "minoranze di blocco" possono fare la differenza.

03 Luglio 2019 19.14
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L’Italia, checché ne dicano il Pd e i media progressisti, è uscita ottimamente dalla trattativa per i vertici europei. Grazie, va detto, al premier Giuseppe Conte, ma anche alla pressione di Matteo Salvini costretto però dalla eterogenesi dei fini, obtorto collo, a subire l’elezione di un dem alla presidenza dell’Europarlamento. I conti sono presto fatti: l’Italia entrava nella trattativa con la procedura di infrazione aperta e con l’unica possibilità di ottenere un commissario economico di rilievo. Esce dalla trattativa con la chiusura della procedura d’infrazione, con David Sassoli presidente dell’Europarlamento, con un commissario economico di rilievo e la vicepresidenza: filotto.

Poco importa che la Lega abbia votato contro Sassoli, importa invece che una figura apicale di rilievo in Europa, con notevoli poteri d’iniziativa politica e legislativa, sia ricoperta da un italiano. A questo risultato si è arrivati grazie alla bocciatura del “patto di Osaka determinata dalla scelta italiana di aggregarsi alla “minoranza di blocco” che ha cassato la presidenza Timmermans. Una rottura senza precedenti che ha fatto ben comprendere alle èlite europee che è sì vero che i sovranisti con le ultime elezioni non hanno ribaltato la leadership europea storica, ma che sono abbastanza forti da impedire loro di fare il bello e il cattivo tempo come hanno sempre fatto.

LE SCELTE ECONOMICHE CREANO REAZIONI ANCHE RADICALI

Insomma, si è aperta una nuova fase nella quale la maggioranza storica dei popolari e socialdemocratici (enormemente indeboliti) si è dovuta allargare a Verdi e Liberali, ma sarà costretta in futuro, come è stato per la definizione dei vertici, a fare i conti con possibili “minoranze di blocco” a geometria variabile. Una dinamica nuova che ricorderà alla maggioranza che col prossimo voto – tra cinque anni – per l’europarlamento il fronte sovranista potrebbe vincere e dettare legge. Un utile memento che si spera induca l’asse franco-tedesco ad abbandonare l’economicismo sin qui imperante e a considerare che le scelte economiche creano reazioni politiche nell’elettorato, anche radicali.

UN AVVERTIMENTO PER LA COMMISSIONE CHE VERRÀ

Quanto alla nomina di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione, di Christine Lagarde alla presidenza della Bce e di Sassoli alla guida del parlamento non si è consumata una “sconfitta del fronte sovranista”, come scrive Repubblica, ma il risultato scontato del voto per l’Eurocamera che ha formato la nuova maggioranza allargata appunto al Ppe (von Der Leyen), Pse (Sassoli) e liberali guidati da Emmanuel Macron (Lagarde). I numeri sono inflessibili. C’è solo da sperare che la nuova Commissione e i nuovi vertici Ue non mostrino la stessa cecità politica degli uscenti e si rendano conto che il sovranismo in Europa l’hanno creato loro. Con la miopia economicista e col rifiuto di affrontare il tema delle conseguenze dell’immigrazione di massa. Speranza forse vana.

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Commenti: 1

  1. Non concordo per niente. Lo vedremo con la scelta dei commissari … per ora queste nomine hanno di.ostrato che non è cambiato molto e che la rivoluzione che dimaio aveva “promesso” non c’è stata … ma si sa, quando parla dimaio non c’è da dargli ascolto … stessa cosa x salvini .. la prossima commissione sarà ancora più accigliata con i ns conti … la posizione di presidente del parlamento europeo poi non conta nulla, non ha alcun peso in ambito europeo … ma lo vedremo con i commissari che cosa raccogliremo veramente …

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