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Nella partita delle nomine Ue l'Italia cerca di limitare i danni

Nella partita delle nomine Ue l’Italia cerca di limitare i danni

Dopo aver avuto il capo della Bce, l'Alto rappresentante e il presidente dell'Europarlamento, sempre più isolata a Bruxelles, Roma spera in un commissario economico di rilievo. Ma l'ombra della procedura d'infrazione non aiuta.

10 Giugno 2019 18.02

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Passare da avere Antonio Tajani, Mario Draghi e Federica Mogherini in tre posizioni apicali, a non avere più nessun italiano nei futuri ‘top job‘ europei: è l’incubo del governo gialloverde che è già al lavoro per uscire dall’isolamento in cui rischia di cacciarsi a Bruxelles, dove già da giorni fervono riunioni e si profilano intese. Già l’assenza dell’Italia alla cena informale del 4 giugno tra i capi di Stato e di governo dei tre partiti più rappresentanti nel Consiglio europeo non è stata un buon segnale. La sensazione diffusa è che Madrid stia prendendo il posto di Roma ai tavoli che contano. L’obiettivo, a questo punto, è limitare i danni e uscire dalla partita con almeno una posizione di peso.

L’IPOTESI LETTA ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO UE

Sui media l’8 giugno è emersa un’indiscrezione: che la maggioranza abbia posto il veto alla candidatura dell’ex premier, Enrico Letta, alla guida del Consiglio europeo. Un nome che sarebbe stato sostenuto da Francia e Germania. Ma su Facebook è arrivata la reazione piccata del capo politico dei Cinque Stelle, Luigi Di Maio: «Una curiosa e bizzarra fantasia». «Tutta la mia solidarietà, mai venuta meno, all’ex presidente del Consiglio Enrico Letta (e sapete a cosa mi riferisco…), ma nel ruolo di commissario Ue per l’Italia no, grazie», scrive Di Maio.

ROMA CERCA DI FAR VALERE IL PESO DELL’ITALIA

Archiviato lo scontro su Letta, ora la strategia di Palazzo Chigi è tentare di tessere una tela di rapporti in modo da far pesare, al di là delle differenze politiche, il ruolo che spetta a un Paese fondatore dell’Unione nei delicatissimi equilibri di Bruxelles. La prima occasione per far sentire la propria voce è stata offerta al premier Giuseppe Conte proprio lunedì, quando ha ricevuto a Palazzo Chigi il candidato popolare alla guida della Commissione, Manfred Weber, in tour per promuovere la sua causa.

LE POLTRONE A CUI PUNTANO M5S E LEGA

Il premier vorrebbe un tecnico in una poltrona di rilievo, mentre Salvini e Di Maio punterebbero piazzare un commissario “politico” in un posto di peso. Rifiutata la presidenza del Consiglio, l’esecutivo giallo-verde punterebbe a un commissario economico con un portafogli importante, come quello alla concorrenza, al commercio o all’industria. Ma l’attuale condizione italiana, con l’ombra della procedura d’infrazione per i conti pubblici, non aiuta a ottenere un ruolo di questo tipo. Tanto più che è stato tradizionalmente affidato a candidati molto “europeisti”, non esattamente quelli che presenterebbe il governo M5s-Lega. Più facile sarebbe ottenere l’agricoltura , oppure cedere e presentare un nome più “tecnico” pur di arrivare all’obiettivo desiderato. Ma può il governo del cambiamento candidare un “burocrate” a Bruxelles?

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